Grecia (Atene e Tessaglia)

30 giugno – 9 luglio 2001 – Viaggio in Grecia insieme al nostro amico Claudio.

Il Partenone (Atene, 2001)

Il Partenone (Atene, 2001)

F: Questa vacanza risale al nostro periodo preistorico, quello cioè in cui ancora non avevo preso l’abitudine di tenere regolarmente un diario di viaggio. Dobbiamo pertanto ricostruire l’accaduto sulla base di alcune foto pazientemente scannerizzate (il periodo preistorico è infatti caratterizzato dall’uso di strumentazioni primitive quali macchinette fotografiche con rullino o addirittura “usa e getta”). In questo viaggio in Grecia ci accompagna Claudio, nostro amico di lungo corso. La prima parte (Atene, Delphi, Capo Sunion) la compiano insieme. Poi ci dividiamo: Claudio sceglie un tour delle isole.

S: Mica scemo!

F: Mentre noi decidiamo di visitare la Tessaglia e più in particolare la regione delle Meteore, con monasteri costruiti su pinnacoli di roccia e piccole grotte scavate nelle pareti delle montagne che gli eremiti usavano come rifugio. La prima parte, ad Atene, è molto divertente. Pur essendo una città simile alle metropoli occidentali – e al di là delle spettacolari vestigia che da sole meritano il viaggio – Atene ha il caos tipico delle città orientali. In alcuni tratti sembra di camminare in un enorme bazar. Ci ricordiamo vicoletti in cui tutti i negozi vendevano la stessa identica cosa (e solo quella!): una strada di negozi che vendevano solo corde, una strada di negozi che vendevano solo cipolle, una strada di negozi che vendevano solo pentole di rame, e così via. E come al solito abbiamo fatto onore alla cucina locale: sotto al nostro albergo (Hotel Evripidus, un posto quasi dignitoso, con bella vista sul Partenone, ma con una colazione incomprensibile: cioè, latte liofilizzato! In Grecia! Con tutte quelle pecore e quelle capre! Mah…), insomma, sotto al nostro albergo c’era uno “zozzetto” meraviglioso dal quale siamo andati spesso per insalate greche, tsatsiki e soprattutto grandi grigliate di maiale. Per non parlare della moussaka, delle kaseropita vendute dagli ambulanti e dei kebab mangiucchiati qua e là, non appena sentivamo l’odorino raggiungerci e vedevamo il gyros in azione…

S: Abbiamo anche assaggiato la baklava, un dolce fatto di miele, ripieno di miele, fritto nel miele e l’avrei pure apprezzata se non mi fossi pelata la lingua per quanto era bollente!

F: Insomma, dopo i classici giri turistici (Partenone, Tempio di Efesto, Stoà di Attalo, Stadio di Dioniso, il Museo Archeologico, etc.), abbiamo fatto un paio di escursioni. La prima, bellissima, a Delphi.

Le meravigliose rovine di Delphi

Le meravigliose rovine di Delphi

Claudio, Serena e Federico di fronte alla Tholos (Delphi, 2001)

Claudio, Serena e Federico di fronte alla Tholos (Delphi, 2001)

S: Suggerita e consigliata da me! E speravo che fosse una brutta giornata, non perché sono matta, ma perché Delphi sotto il cielo nuvoloso e di una bellezza mozzafiato. E infatti i miei compagni di viaggio mi hanno ringraziato tantissimo.

F: L’aura spirituale che si respira qui è fortissima, tanto che questo luogo è un sito di culto antichissimo, antecedente al culto di Apollo Pitio

S: Che ci si è insediato senza troppi complimenti, strangolando il povero Pitone che divinava qui, prima di lui, da secoli.

F: Abbiamo visto i vari templi, lo stadio per i giochi delfici, il thesaurus ateniese e la tholos. La tradizione dice che Delfi è il centro del mondo e per simboleggiare ciò è stata posta questa pietra (l’omphalos) che rappresenta l’ombelico della Terra. Il secondo giro è stato a Capo Sunion.

S: Sempre su mio consiglio perché c’ero già stata e sapevo che era un posto bellissimo).

F: Il tempio a picco sul mare merita senz’altro una visita.

Federico e Serena stile Titanic (Capo Sunion, 2001)

Federico e Serena stile Titanic (Capo Sunion, 2001)

S: Era l’ultima cosa che vedevano i marinai quando partivano da Atene e la prima che rivedevano quando tornavano, quindi per loro la vista del Tempio di Capo Sunion significava “Siamo a casa!”.

F: Ci fermiamo per vedere il bellissimo tramonto e cenare nel ristorantino lì accanto. A questo punto le strade si dividono: Claudio va al mare, noi per i monti. Arrivare in Tessaglia non è stato semplicissimo. Appena fuori da Atene nessuno parla più inglese. Questo, aggiunto al fatto che non c’è un treno diretto per Kalambaka (la città base per le escursioni nelle Meteore) e che bisogna prendere una complicata serie di pullman in coincidenza, non ha facilitato la cosa. Ma alla fine siamo arrivati. I pullman sono degli “scassoni”. In certi tratti l’autista toglieva l’aria condizionata se no lo scassone non riusciva a superare le salite…

S: E noi, in fondo al pullman, andavamo in apnea…

Kastraki (Tessaglia, 2001)

Kastraki (Tessaglia, 2001)

F: Abbiamo passato il passo delle Termopili, un luogo storico che però abbiamo visto in corsa (si fa per dire) dal pullman. In Tessaglia lo scenario cambia radicalmente. Sembra di essere sugli appennini più aspri. Nella pianura si ergono questi incredibili pinnacoli di roccia, scavati dal vento nel corso dei millenni, ma la cosa più incredibile è che su alcuni di essi hanno costruiti dei monasteri. Sembra di vedere le illustrazioni di un libro fantasy, col castello dello stregone sullo sperone di roccia. I monaci – costruendo i loro eremi lassù – speravano di guadagnarsi la quiete. Invece sono invasi dai turisti che arrivano a vagonate. Anche noi ci uniamo. La cosa divertente è che il nostro primo monastero lo raggiungiamo a piedi (!) convinti che sia l’unico modo. E’ una sfacchinata incredibile, per certi tratti procediamo quasi a quattro zampe tanto è ripida la salita. Quando arriviamo su con la lingua felpata e zuppi di sudore vediamo… una strada asfaltata e un parcheggio pullman! Dunque c’era un modo molto più comodo per arrivare qui. E vabbe’, avremo smaltito un po’ di kebab. Il primo monastero che vediamo è il Gran Meteoron.

Il monastero di Barlaam, sul cucuzzolo della montagna (Tessaglia, 2001)

Il monastero di Barlaam, sul cucuzzolo della montagna (Tessaglia, 2001)

S: Ad aggravare la mia situazione personale c’era il fatto che io, sapendo che i monaci orientali sono molto severi, mi ero messa una maglietta con le maniche e i pantaloni lunghi, ma arrivata lì, zuppa di sudore data la faticaccia e i vestiti esagerati per la stagione, guardando con compassione le turiste tedesche mezze nude, ho scoperto che la loro severità era maggiore della mia perché i monaci erano attrezzati con gonnellone che arrivavano fino ai piedi che facevano indossare alle turiste. Quindi sarei potuta arrivare fresca e mezza nuda, tanto mi avrebbero intabarrato loro.

F: Dopo la visita al monastero di Barlaam e di Aghia Rossani…

S: …raggiunti tramite comode strade asfaltate e in discesa…

F: …ci concediamo anche alcune passeggiate e osserviamo così i buchi nelle pareti di roccia che gli eremiti usavano come rifugi

S: Probabilmente per scappare da pellegrini e turisti.

Il paesaggio delle Meteore

Il paesaggio delle Meteore

F: Si vedevano ancora i segni delle corde che loro calavano perché i fratelli dal monastero mettessero generi di conforto nei cesti legati alle funi. Facciamo ritorno ad Atene, vediamo il cambio della guardia a Piazza Syntagma. Qualche giro di shopping e dopo una notte di riposo ci imbarchiamo sul primo volo per tornare a Roma.

Categories: Città, Estate, Europa | Lascia un commento

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