Seychelles

07-13 maggio 2002 – Dopo aver vagliato almeno dodici mete diverse per il nostro viaggio di nozze alla fine puntiamo sulle classiche Seychelles. Non ce ne pentiamo.

Curieuse Island (Seychelles, 2002)

Curieuse Island (Seychelles, 2002)


07 maggio 2002 – Da Roma a Mahè

F: Siamo atterrati all’aeroporto di Mahè intorno alle 6:30 di stamattina dopo un volo di circa 8 ore. Né io né Serena siamo riusciti a chiudere occhio. Non siamo mai stati così lontani da casa, non siamo stati mai oltre l’Equatore. La cosa non era stata decisa consapevolmente, ma ripensarci ora ci sembra quanto ma giusto che in un viaggio di nozze si facciano delle cose mai fatte prima. Appena scesi dall’aereo c’è l’impatto con l’umidità del clima. Serena dice che sembra di entrare dentro una saponetta.

S: Intendo dentro una bottiglietta di sapone liquido, o meglio dentro un bignè alla crema.

F: Prendiamo un taxi fino all’albergo. Attraversiamo Mahè dalla costa orientale (dove c’è l’aeroporto) a quella occidentale e abbiamo così l’occasione di fare per la prima volta conoscenza con la meravigliosa natura di queste isole. È tutto molto più selvaggio di quanto pensassi e, sebbene lungo la costa facciamo capolino molti profili di grandi alberghi, il tutto è molto meno turistico del previsto. Sono le 7 del mattino mentre il taxi procede lungo una infinita serpentina che si addentra in un’esplosione di palme, cespugli, arbusti, massi giganteschi, pareti di terra rossa. Piccoli autobus ci incrociano portando i ragazzi a scuola, al lavoro. Pochissime macchine, forse una o due lungo tutto il tragitto. L’arrivo all’albergo ci fa capire che abbiamo compiuto la scelta giusta: la nostra stanza si affaccia – come tutte, del resto – sulla piscina e soprattutto sull’incantevole, minuscola, baia che culmina in un’isoletta rocciosa ed è circondata da una corona di palme altissime. Dopo aver prenotato l’albergo a Praslin presso la reception.

Il parco interno del Berjaya Mahé Resort (Seychelles, 2002)

Il parco interno del Berjaya Mahé Resort (Seychelles, 2002)

S: I due alberghi fanno parte nella stessa catena e ci hanno consigliato di soggiornare nell’altra isola dicendoci che è più bella.

F: Ci dirigiamo subito in spiaggia. Peccato che durante il primo bagno Serena si tagli con un corallo o con un sasso appuntito.

S: Oppure, peggio ancora, con una bestia acquatica velenosissima… ancora non l’ho capito bene…

F: …e questo contrattempo, unito al fatto che alla reception non hanno né cerotti né garze, le impedisce, almeno per oggi, di fare altri bagni… Il resto della giornata offre poco da raccontare: assoluto riposo, sdraiati sui lettini della spiaggetta semideserta, brevi passeggiate nel bellissimo parco dell’albergo che circonda la baia, letture pacifiche e qualche pisolino. Rientriamo in camera per cambiarci per la cena nel ristorante dell’albergo, non prima di aver peso un cocktail presso il bar a bordo-piscina.

S: Nota a margine: un tramonto mozzafiato e romanticissimo… evviva!!!!

F: Prime impressioni: ci si sente isolati. Ogni albergo è una sorta di città-stato autosufficiente. Se si vuole andare a mangiare da qualche altra parte o se non ci si vuole servire allo shop interno all’albergo bisogna per forza prendere un taxi e quindi alla fine si rinuncia e si cede ai servizi dell’hotel. È tutto molto esclusivo, ma non c’è nulla di volgarmente lussuoso. Sia nell’atteggiamento del personale che nelle strutture c’è una tranquilla essenzialità che mette a proprio agio.

08 maggio 2002 – Praslin

F: Si rischia la retorica in posti così. Il risveglio stamattina è superbo: è una giornata di sole splendido e appena tiriamo le tende della finestra il panorama già conosciuto di ieri ci riappare improvvisamente magnifico. L’acqua turchese del mare, le palme, le isolette in lontananza… Facciamo colazione a bordo piscina con frutta esotica fresca e altre dolcezze. Stavolta andiamo in spiaggia di buon’ora. Purtroppo capita a me quello che ieri è successo a Serena: durante un bagno, un piccolo taglietto sotto il piede destro. Non è un dramma, ma complica un po’ le cose. Passiamo l’intera mattinata in spiaggia. Poi, verso le due,lasciamo l’albergo. Via taxi raggiungiamo il porto di Victoria. Come ieri, dal finestrino del taxi osserviamo la vita quotidiana alle Seychelles: piccole case inghiottite dalle palme, giovani e anziani in perenne attesa dell’autobus; vediamo anche la periferia di Victoria, i piccoli edifici dei ministeri, qualche chiesa. Mangiamo qualcosa in un chiosco vicino al porto. Poi ci imbarchiamo sul fast ferry che ci porterà a Praslin. Dopo pochi minuti di navigazione decidiamo di abbandonare i comodi sedili del ponte interno per uscire in coperta: è bellissimo! Siamo seduti a prua e sembra di volare sulle onde. I gabbiani ci inseguono e ci superano facendo quasi a gara con noi. Dopo circa un’oretta approdiamo in una suggestiva baia, dove sbarchiamo. Un taxi ci porta fino al’albergo. Il Berjaya Beach Resort di Praslin ha una struttura che ho già visto da altre parti. Ogni stanza è in realtà una piccola villetta con entrata indipendente. Quella che ci viene assegnata è piuttosto grande: ha addirittura due bagni.

S: Oltre al salotto.

F: Il posto è incantevole, come immaginavamo (anche di più…). Una minuscola piscina circolare è il centro del resort e io e Serena ne approfittiamo subito. Siamo gli unici nell’acqua mentre attorno a noi scende la sera.

S: In cielo volano uccelli enormi… ops, sono pipistrelli enormi!

F: Il tutto è davvero molto romantico. Ora che ci siamo riconosciamo che non potevamo fare scelta migliore per il nostro viaggio di nozze.

S: Dopo aver girato il globo innumerevoli volte in cerca del viaggio giusto ed aver rinunciato ad altre mete esotiche causa monsoni e ad aver scartato il fly & drive nei parchi americani. Quest’ultima possibilità eliminata soprattutto perché sapevo che sarebbe stata molto stancante e infatti, nonostante il nostro sobrio matrimonio, siamo arrivati al 4 maggio cotti… no no, la vacanza super riposo è stata la scelta migliore!

F: Cena nel ristorante a buffet e poi passeggiata notturna in riva al mare. Le poche luci intorno a noi ci permettono di vedere tutte le stelle del cielo. Riusciamo anche a contare quattro o cinque stelle cadenti.

 

 

 

La riserva Naturale di Vallée De Mai (Seychelles, 2002)

La riserva Naturale di Vallée De Mai (Seychelles, 2002)

09 maggio 2002 – Vallée De Mai

 

 

 

F: La prima tappa di oggi è il parco naturale di Vallée de Mai, al centro dell’isola di Praslin. Per arrivarci dobbiamo prendere uno degli scassatissimi autobus dell’isola. Il parco di Vallée de Mai è, neanche a dirlo, stupendo. Ci si inoltra tra palme alte come case con foglie larghe come tetti. Vediamo il famoso coco de mer che cresce solo qui.

S: Ed i cui frutti, enormi e durissimi tanto da poter frantumare il guscio delle enormi tartarughe di terra che vivono qui, assomigliano in modo imbarazzante ad un bacino femminile – davanti e dietro. Notare che gli esemplari maschili della palma hanno i frutti che somigliano alle corrispondenti parti maschili degli uomini!!! Il disegno del frutto femminile stilizzato è usato come timbro di entrata per i passaporti. Immagino la faccia dei poliziotti di Roma o degli altri paesi quando, sfogliando il nostro passaporto, vedranno cotanto timbro!!!

F: Vediamo anche i giganteschi nidi delle termiti, gechi dagli occhi di bronzo, ragni e ragnatele giganti, il tutto in una scenografia che, una volta tanto, non è ricostruita, ma incredibilmente reale, naturale. Dal parco di Vallée de Mai ci spostiamo, sempre via autobus, verso la spiaggia di Anse Lazio.

S: Non abbiamo indagato sull’origine del nome.

F: Anse Lazio pare essere la più bella dell’isola. Raggiungibile solo dopo una scarpinata in salita di un chilometro dal capolinea dell’autobus, Anse Lazio è effettivamente una baia molto suggestiva. Con gli enormi scogli di granito, la sabbia finissima e bianca, la cornice di palme e vegetazione lussureggiante, le piccole calette nascoste di acqua limpidissima, forse non sarà, come dicono certi depliant, a spiaggia più bella delle Seychelles, ma certamente merita la fatica di raggiungerla. Se non fosse che io, con una sventatezza che non avevo neanche a 18 anni, mi tuffo in mare con tutto il portafogli – mettendo a repentaglio, fortunatamente senza nessun esito irreversibile, banconote, carte di credito, bancomat e documenti vari – la giornata sarebbe stata meravigliosa senza nessuna ombra.

10 maggio 2002 – Cousin Island e Curieuse Island

F: La giornata di oggi è dedicata ad un tour delle piccole isole intorno a Praslin. Con una barchetta da pesca raggiungiamo una piccola motonave.

S: È molto presto e sulla spiaggia insieme a noi ci sono i pescatori che tornano dal loro lavoro notturno.

Federico a Cousin Island (Seychelles, 2002)

Federico a Cousin Island (Seychelles, 2002)

F: Oltre a me e a Serena ci saranno una quindicina di turisti, per lo più francesi.
La prima tappa è Cousin Island, una delle riserve naturali più belle del mondo. Si approda su questa magnifica spiaggia bianca fatta di corallo e circondata da palme verdissime. Sullo sfondo l’azzurro saturo del cielo e la corona turchese del mare. Bastano questi quattro colori, bianco, verde, azzurro e turchese, per dipingere un paesaggio seychellese. Ci addentriamo nella foresta insieme ad una giovane guida…

S: …che, con mio grande stupore ed ammirazione, cammina a piedi nudi tra le rocce e, molto più incredibile, in mezzo al guano lasciato dai numerosissimi uccelli di cui questa isola è il paradiso… gulp.

F: Lo spettacolo è meraviglioso, al punto che la visita a Vallée de Mai fatta ieri, perde quasi di fascino. Ci sono uccelli ovunque (tra cui il bellissimo uccello tropicale bianco con la coda lunga…

S: E che è il simbolo delle Seychelles e che è monogamo al punto che quando trova una compagna, la coppia rimane insieme per tutta la vita. Che romanticoooooo.

F: E la cosa incredibile è che non hanno paura dei turisti, ma anzi volano vicino a noi e si lasciano fotografare.

S: I nidi li fanno a terra pechè non hanno predatori naturali sull’isola e quindi fotografare un nodo con pulcino dentro è facilissimo, solo che i poveri pulciotti hanno un’aria veramente traumatizzata.

F: Finalmente vediamo anche le testuggini giganti che si lasciano accarezzare da noi.

Federico accarezza la testuggine gigante (Seychelles, 2002)

Federico accarezza la testuggine gigante (Seychelles, 2002)

S: Anche perché… dove scappano???

Anche Serena accarezza la testuggine gigante (Seychelles, 2002)

Anche Serena accarezza la testuggine gigante (Seychelles, 2002)

F: La loro pelle è dura come il legno. Sono docilissime e molto simpatiche.
Ci imbarchiamo nuovamente per raggiungere Curieuse Island. Il tour prevede che a questo punto ci sia un barbecue sulla spiaggia a base di pesce, pollo e verdure varie. Dopo il pranzo (fatto sulla riva di una spiaggia bellissima) inizia la visita dell’isola che, se possibile, è ancora più bella della precedente. Curieuse, in passato era usata come lebbrosario e lungo la costa sono ancora visibili le rovine degli alloggi per i malati e della casa del medico. Ma la cosa più bella è la foresta di mangrovie che sorge presso una delle spiagge dell’isola. Ci incamminiamo in questo intricarsi di rami e radici che fa venire in mente i film di Indiana Jones e i romanzi di Salgari. Percorriamo il camminamento di pietra, strettissimo e lunghissimo, che congiunge due lembi di spiaggia.

Camminamento tra le mangrovie (Seychelles, 2002)

Camminamento tra le mangrovie (Seychelles, 2002)

S: Così non si cammina in mezzo alle mangrovie, con reciproco vantaggio.

F: Si sbuca in una spiaggia ricca di macigni di granito di ogni colore. Purtroppo le parole non bastano a descrivere la magnificenza di questi scenari. Oltre la baia con i massi si trova il parco delle testuggini dove una numerosa tribù di tartarughe giganti pascola in assoluta libertà tra l’ammirazione dei turisti. La terza ed ultima tappa del tour di oggi prevede un’oretta di snorkeling vicino alla minuscola isoletta di St. Peter.
Il luogo è stupendo e dopo tutte le scarpinate di oggi un tuffo in quest’acqua cristallina è proprio quello che ci vuole. Peccato che i fondali non siano niente di particolare (rispetto a quelli di Sharm El Sheik, ad esempio), ma nuotare in mezzo all’Oceano Indiano con lo sfondo di questa isoletta granitica su cui spuntano ciuffi di palma, è veramente un’esperienza memorabile. Torniamo in albergo stanchissimi, ma con gli occhi sazi.

11 maggio 2002 – Praslin

F: Con i soliti bus “scalcagnati” dell’azienda di trasporti SPTC…

S: …nomen omen…

F: …(sui quali, tra l’altro non esiste il campanello per prenotare la fermata. Quando si vuole scendere bisogna lanciare un urlo inconsulto all’indirizzo dell’autista…) raggiungiamo un’altra bella spiaggia di Praslin, Anse Boudin. Anche qui sembra di stare in una cartolina. La cosa meravigliosa è che sulla spiaggia non c’è nessuno: siamo gli unici turisti! Dopo un po’ di bagni e un p’ di sole decidiamo di dare anche un’occhiata alla spiaggia di fronte all’albergo (che avevamo sempre snobbato perché ci sembrava più che altro un attracco per i pescatori che una spiaggia per prendere il sole). In realtà anche questa è una spiaggia da sogno con le tipiche palme sul cui tronco quasi orizzontale, proteso verso l’acqua, ci si può sdraiare. Altri bagni ed altre passeggiate…

Serena sotto la palma (Seychelles, 2002)

Serena sotto la palma (Seychelles, 2002)

Federico sopra la palma (Seychelles, 2002)

Federico sopra la palma (Seychelles, 2002)

S: …salvo scoprire che in nostra assenza la marea è salita e ci ha portato a spasso asciugamani e ciabatte che recuperiamo fortunosamente e tentiamo di mettere ad asciugare. Ma perché le nostre avventure acquistano sempre il sapore della comica?

F: Sono quasi le 5 del pomeriggio quando decidiamo di concludere la giornata a bordo piscina, dando fondo alle nostre letture. Cena alla pizzeria dell’albergo, in riva al mare, e rientro in camera mentre a bordo piscina un gruppo esegue classici per il saturday party.

12 maggio 2002 – Praslin e Mahè

F: Passiamo la prima parte della mattinata alla spiaggia dell’albergo. Oggi c’è la bassa marea e per riuscire a fare il bagno bisogna inoltrarsi per diverse decine di metri. La seconda parte della mattinata la passiamo, invece, in piscina. Per pranzo ci rechiamo in una tavola calda vicina all’albergo dove per, relativamente, poche rupie mangiamo dell’ottimo pesce fritto accompagnato con riso e frutta tropicale. Verso le 2 ci rechiamo al porto per prendere il fast ferry che ci riporterà a Mahè.

Serena al porto di Praslin, aspettando la motonave che ci riporterà a Mahè (Seychelles, 2002)

Serena al porto di Praslin, aspettando la motonave che ci riporterà a Mahè (Seychelles, 2002)

Ritorno al Berjaya Mahè Beach Resort dove avevamo pernottato all’inizio del nostro viaggio. Trascorriamo la serata in piscina. È tutto molto romantico: il tramonto, le nuvole che si tingono di rosa, il rumore del mare… ceniamo al ristorante dell’Hotel. Stasera il menu prevede un trionfo di pesce ed io mi faccio onore.

13 maggio 2002 – Da Mahè a Roma

F: E si torna a Roma. Ecco alcune cose che mi sono rimaste impresse (non necessariamente in ordine di importanza):
LA NATURA: le Seychelles sono davvero meravigliose e non solo per le celeberrime spiagge da sogno. Durante i molti tragitti compiuti in taxi restavo sempre soggiogato dal procedere all’interno della giungla: i massicci granitici, le palme ovunque, le piante dalle foglie grandissime in cui la strada a serpentina si snodava quasi con timidezza. E tutto questo non solo nei magnifici parchi naturali che abbiamo visitato durante il soggiorno, ma ovunque, anche nei tratti di strada più insignificanti.
LE STRADE: ho visto pochissime strade “grandi”. L’unica a tre corsie mi pare quella vicina all’aeroporto. Per il resto solo strettissime serpentine che tagliano le isole da costa a costa.
LA TRANQUILLITÀ: certo, le spiagge erano memorabili, con la loro bianca e finissima sabbia di corallo, le palme orizzontali sull’acqua turchese, ma, credo, la cosa davvero notevole è che su queste spiagge sei praticamente da solo.
LA GENTE: non sono riuscito a capire che tipi sono i seichellesi. Hanno questo mare splendido, l’estate tutto l’anno: di cosa dovrebbero preoccuparsi. Non c’è in loro nessuna ostentazione del lusso né alcuna ricerca del benessere come lo intendiamo noi. Mi sono sembrate persone tranquille e soprattutto ignare di quello che c’è nel resto del mondo.
IL PRESIDENTE: inquietante. La sua foto è ovunque. Negli hotel, nelle sale d’attesa, nei negozi. Ovunque. Va bene, è il presidente, ma noi mica abbiamo la foto di Ciampi appesa nei bar…
I TAXI: pochi e disorganizzati. Il tassametro questo sconosciuto. Il prezzo te lo dice lì per lì il tassista, ma alla fine non sono più cari di quelli di Roma.
GLI AUTOBUS: ne ho già parlato, sono degli scassoni ignobili, che i confronto quelli della Grecia sembrano pullman granturismo. Almeno per quanto riguarda la linea che abbiamo sempre preso noi, la SPTC. Infatti ce n’era anche un’altra, la TSS, che però non capivamo dove prendere (forse però era privata e costava molto di più). Il biglietto era di 3 rupie (poco meno di 1 euro) indifferentemente dal punto di partenza e di arrivo. Le fermate sono a volte segnate da scritte sull’asfalto, altre volte si deve andare ad intuito. Non ci sono campanelli per prenotare la fermata. Bisogna urlare all’autista. Imbarazzante.
I SOLDI: la valuta locale è la rupia seicellese, ma alcune cose si possono pagare solo in dollari o con carta di credito.

Categories: Africa, Mare, Natura, Primavera, Viaggio di nozze | Lascia un commento

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