Puglia

 

19 luglio – 01 agosto 2003 - Puglia on the road nell’estate del 2003. Più andavamo verso sud più il mare diventava bello. Una bella vacanza italiana dopo tanto estero.

Promontorio pugliese (2003)

Promontorio pugliese (2003)


19 luglio 2003 – Da Roma a San Giovanni Rotondo

F: Partiti da Roma alle 8.30 con la nuova Palio con aria condizionata, stereo, pila di CD preparati apposta per il viaggio…

S: …tra cui la sigla ufficiale del viaggio: “Let’s make the water turn black” di Frank Zappa…

F: …e snack vari. 40 minuti di coda all’altezza di Vicovaro/Castel Madama, resto del viaggio senza problemi. Prima tappa: lago di Lesina.

Si parte!

Si parte!

S: Uh, il più grande lago salmastro d’Italia, interessante!

F: Puzzolentissimo. Mettiamo il naso fuori dalla macchina, lo rimettiamo in macchina e fuggiamo verso S. Marco in Lamis. Visita al convento. Prima, lungo la strada, abbiamo visto la grande zona di pietraie e cave di marmo che si estende intorno ad Apricena. Arrivo a S. Giovanni Rotondo. Dopo “qualche difficoltà” topografica, riusciamo ad arrivare dalle Suore Cappuccine del Sacro Cuore che ci sistemano in una grande, moderna e confortevole stanza per un prezzo quasi irrisorio.

S: Appena parcheggio graffio la macchina su un paletto. Per me è la vendetta del Santo perché lo chiamo Padre Paio, eppure sono stata battezzata il suo giorno, dovrebbe avere un occhio di riguardo per me;-) ).

F: Visita al Santuario (S. Maria delle Grazie + Convento) di Padre Pio. (Il nuovo Santuario non è ancora stato inaugurato/consacrato, siamo arrivati troppo presto). Un paese qualunque trasformato in un cantiere perenne di alberghi, centri di accoglienza, ristoranti, bar, negozietti. L’indescrivibile gadgetteria, il cartello “zona sacra” all’interno del negozio di gadget. Il cartello “vietato fermarsi” davanti al coro dei frati. L’apposito desk per farsi benedire la gadgetteria. Intorno al Santuario altoparlanti che diffondono musichette con arrangiamenti sanremesi “…tu, Padre Pio, uomo del nostro tempo…”. La sera partecipiamo alla fiaccolata. Vediamo finalmente la S. Giovanni Rotondo più religiosa e meno commerciale.
 

 

Federico aggiorna il diario di viaggio

Federico aggiorna il diario di viaggio

20 luglio 2003 – San Giovanni Rotondo

 

F: Visita della parte antica di S. Giovanni Rotondo – la vecchia chiesa, ormai in disuso che dà il nome al paese – la chiesa di S. Orsola e quella di S. Onofrio (davanti al convento in cui dormiamo) – la torre campanaria. Ore 10 S. Messa al Santuario. Visita alla Via Crucis monumentale che si snoda attraverso il bel parco alberato oltre il Santuario. Ci spostiamo verso Monte S. Angelo attraversando vasti paesaggi aperti, capi di grano (purtroppo già raccolto), grandi distese di zolle e ulivi. Pochissime auto. Ieri, arrivando a S. Giovanni Rotondo avevamo visto la vecchia stazione ferroviaria di S. Marco in Lamis, ormai praticamente abbandonata, sperduta nel nulla. Un unico treno arrugginito o incendiato riposava sull’unico binario. Arrivo a Monte S. Angelo. Visita alla fortezza (bella) e della Basilica che sorge dentro la grotta dove più volte è apparso l’Arcangelo Michele. Visita alla vecchia chiesa abbandonata ritenuta, erroneamente, la tomba di Rotari Paese caratteristico, case bianche, violetti. Un’offerta di negozi di souvenir/prodotti tipici forse superiore alla domanda dei turisti. I ristoratori ti vengono a cercare fin dentro al parcheggio per convincerti ad entrare nel loro ristorante. Mangiamo in un piccolo bar in una tranquilla piazzetta. Piatto misto a base di prodotti del luogo (formaggi, sottoli, olive, affettati). Il gestore, un ragazzo che ascolta Bob Marley a tutto volume, ci offre un ottimo amaro a base di foglie d’olivo, arance e limoni. Riprendiamo al macchina e ci inoltriamo nella Foresta Umbra.

S: “Umbra” perché fa ombra, non c’entra niente con la regione di S. Francesco.

F: Escursione a piedi in una faggeta dove avvistiamo, dopo averlo udito a lungo, un falco. Riprendiamo la macchina e attraversiamo la foresta fino a sbucare a Vico, vicino al lago di Varano. Poi riattraversiamo il Parco Nazionale verso sud per tornare a S. Giovanni Rotondo, incontrando nell’ordine: un gregge di pecore, uno di caprette e varie mucche sparse.
 

21 luglio 2003 – Gargano

F: Esplorazione della costa del Gargano. Passiamo la mattinata a… Mattinata. Ci fermiamo sotto l’ombrellone fino all’ora di pranzo fra bagni e abbronzature varie. Riprendiamo la macchina e risaliamo fino a Vieste che visitiamo (belvedere, isola con faro). Il Gargano è veramente bello: scogliere a picco sul mare e immediatamente alle spalle strade a serpentina che tagliano distese di ulivi a perdita d’occhio. Facciamo una seconda sosta balneare a Manaccora, Vieste e Peschici. Ci fermiamo fino alle 17.30, poi ritorniamo a S. Giovanni Rotondo tagliando verso sud il Parco Nazionale. La sera andiamo a cena in una trattoria tipica dove mangiamo un’ottima bistecca di bufala e – a nostra insaputa (anche se noi avevamo capito che quando avessimo saputo che cosa era quella cosa a forma di fungo tagliato longitudinalmente avremmo sbiancato) – della lingua (che, tuttavia era molto buona).
 

22 luglio 2003 – Castel Del Monte e Alberobello

F: Lasciamo l’Istituto delle Suore (il conto si rivela più salato del previsto) e partiamo alla volta delle saline di Margherita di Savoia.

S: Speravamo di vedere i fenicotteri rosa, invece ci perdiamo e non vediamo né saline né fenicotteri.

F: Vorremmo andare alle terme, ma è troppo complicato.

S: e poi sembrano troppo sanatori.

Barletta, 2003

Barletta, 2003

F: Facciamo una tappa non prevista a Barletta. Visitiamo la bella chiesa del S. Sepolcro, il Duomo, il Castello (con una ricca collezione di quadri di De Nittis nella pinacoteca) e la cantina dove venne decisa la famosa disfida. I nomi dei cavalieri ora sono più che altro nomi di ristoranti. E poi mi chiedo che senso abbia tutta questa celebrazione di maschia sbruffoneria. Passando per Andria guidiamo fino a Castel del Monte.

Castel Del Monte, 2003

Castel Del Monte, 2003

La sagoma del castello appare all’orizzonte sopra la collina. Ci avviciniamo fino a valle, dove lasciamo la macchina nel parcheggio. C’è una navetta che porta su. Il castello è veramente bellissimo e non delude le aspettative. Da Castel del Monte raggiungiamo Alberobello. Dopo diversi chilometri dallo svincolo della superstrada si cominciano a vedere i primi trulli. Ci fermiamo in un albergo vicono al quartiere antico…

S: …non nell’albergo bello bello a forma di trullo con le stanze a forma di trullo, ma in quello affianco, normale, tenuto dai salesiani, ma uffa! In compenso il tipo alla reception sgrana gli occhi quando scopre che a Roma abitiamo a via del… trullo…

F: …e poi iniziamo l’esplorazione. Esistono in realtà due quartieri di trulli. Colpisce la presenza di tanti negozietti. Le vie principali sono tutte commerciali e solo andando per quelle laterali si scoprono le vie più caratteristiche. Il turismo giapponese è fortissimo. Pare addirittura che ingegneri nipponici si siano stabiliti qui da anni per scoprire le proprietà antisismiche dei trulli

S: …o quelle sazianti delle orecchiette…

Serena e Federico tra i trulli (Alberobello, 2003)

Serena e Federico tra i trulli (Alberobello, 2003)

F: Una signora ci invita ad entrare nella sua casa trullo. Scopriamo così che è molto carina, ma anche molto piccola e non deve essere facile abitarci. Tra l’altro, dov’è il bagno? La signora ci fa capire che sarebbe gradita una piccola mancia e io le allungo, con un po’ di imbarazzo 5 euro. Molti negozianti ti invitano ad entrare nel loro trullo-negozio. In un’enoteca quasi ci ubriacano facendoci assaggiare cinque specialità diverse di liquore. Ci sono molti micini, per la gioia di Serena. 

Nelle grotte

Nelle grotte

23 luglio 2003 – Grotte di Castellana

F: Oggi visitiamo le grotte di Castellana, a poco più di 10 km da Alberobello. Sono state scoperte nel 1938 e si estendono per circa 2 chilometri e mezzo sotto terra. Sono davvero spettacolari. Enormi grotte che si aprono lungo i cunicoli, piene di stalattiti e stalagmiti. L’itinerario dura circa due ore e culmina nella splendida grotta bianca, un capolavoro che si è costruito naturalmente nel corso di millenni. Torniamo in albergo verso l’ora di pranzo dopo aver mangiato i “panzerotti” in un bar vicino alle grotte. Scriviamo qualche cartolina. Nel pomeriggio continuiamo a visitare Alberobello: la Basilica dei Santi Cosma e Damiano e il Trullo Sovrano…

S: …da noi subito ribattezzato Trullo Definitivo…

F: …l’unico trullo a due piani del paese. Acquistiamo qualche ricordino. Serena vorrebbe una vecchia chiave portafortuna, ma sembra che i negozi di souvenir ne siano sprovvisti, così decidiamo di rivolgerci ad un… ferramenta. Dopo qualche esitazione per la nostra richiesta il negoziante estrae da una pila di scatole dimenticate una vecchia, enorme, chiave da un chilo. Sicuramente è il souvenir comprato nel posto meno turistico del paese! Poi ci fermiamo in un negozio che vende solo fischietti…

S: …prodotto tipico della regione.

F: La gara di fischietti è una delle caratteristiche di molti paesi della Puglia. Un tempo c’erano molti artigiani che si impegnavano nella costruzione di complicatissimi fischietti di terracotta. Oggi, come è facile immaginare, quasi nessuno si dedica a quest’arte.
 

24 luglio 2003 – Ostuni e Lecce

F: Lasciamo Alberobello per dirigerci verso Lecce. Nel frattempo però facciamo tappa a Costa Merlata vicino ad Ostuni per andare a trovare un’amica di Serena che sta trascorrendo qui le sue vacanze insieme ad una collega.

Ostuni, 2003

Ostuni, 2003

Barocco leccese

Barocco leccese

Il posto è molto bello: ci sono molte insenature con acqua limpida. Nel loro residence c’è anche una piscina di acqua marina con un trampolino in cui facciamo qualche tuffo. Riprendiamo la strada per Lecce. Arriviamo verso le due del pomeriggio. La città è praticamente deserta. Gli uffici informazione sono chiusi, nessuno a cui chiedere. Alla fine, passando con la macchina davanti alla Questura, decidiamo di domandare ai poliziotti i quali ci consigliano l’albergo in cui alloggiano anche loro. Peccato sia un quattro stelle con prezzi fuori dal nostro budget (a proposito: chi paga gli alloggi a quattro stelle della polizia?). Alla fine troviamo un cartello che indica la Casa Pastor Bonus, un’altra casa per ferie di matrice religiosa che applica prezzi modici. Dopo esserci sistemati in camera iniziamo finalmente il nostro giro per Lecce. La città deve ancora risvegliarsi dal riposo pomeridiano. Negozi e musei non apriranno che alle cinque e mezzo. Riusciamo infine a visitare la chiesa del Rosario, il Duomo e la bellissima Basilica di S. Croce. A mano a mano che si avvicina il tramonto il centro storico di Lecce si colora di oro. Visitiamo il Castello fatto costruire da Carlo V che ora ospita mostre fotografiche. Ci fermiamo in un internet point dove controlliamo le nostre caselle di posta elettronica. Poi andiamo a cenare da McDonald’s. Ci fermeremo solo stanotte a Lecce (pensavamo che ci sarebbe voluto più tempo per visitare la città) e domani partiremo per Otranto

 

25 luglio 2003 – Otranto e Santa Cesarea Terme

F: Arriviamo a Otranto verso le 9 del mattino, proprio mentre sta aprendo il Tourist Information. Ci fermeremo solo la mattina, oggi, ma probabilmente torneremo a pernottare qui il 30 quando verremo a vedere il concerto di Battiato. Iniziamo la visita di Otranto. Prima a Basilica, con il magnifico pavimento a mosaico che rappresenta un albero della vita pieno di animali e persone e la cappella in cui sono conservati i resti in bella vista…

S: …e ci mancherebbe pure!

F: …degli ottocento martiri che hanno rifiutato la conversione all’Islam nel 1480 e per questo sono stati decapitati. Visitiamo poi il castello che, come quello di Lecce, ospita mostre fotografiche. Nei pressi del castello compriamo i biglietti per il concerto di Battiato.

S: Un salasso…

F: Visitiamo poi la piccola e suggestiva chiesa bizantina di S. Pietro con gli affreschi ormai quasidel tutto rovinati. Otranto è molto affascinante e piena di suggestioni orientali, anche se si abbandona troppo ad atmosfere new-age nelle offerte dei negozi e nelle insegne dei ristoranti. Lasciamo Otranto per dirigerci verso S. Cesarea Terme passando attraverso paesaggi ricchi di fascino con torri di avvistamento diroccate sul mare e vecchie masserie perse nella pianura. Finiamo poi in un albergo triste come un sanatorio croato che fa ancora più effetto de paragonato alla bellezza dei luoghi intorno. Comunque i prezzi sono buoni per il trattamento di mezza pensione. La stanza che ci viene assegnata è la più triste i questo triste albergo, vicina agli sgabuzzini ed alle cucine. Puzza di detersivo e di fritto e dà sul parcheggio. Il morale si risolleva durante il pomeriggio al mare.

Santa Cesarea, 2003

Santa Cesarea, 2003

La costa di S. Cesarea è meravigliosa. Lo stabilimento è distribuito su varie terrazze costruite sulle rocce a picco sul mare. Tra due faraglioni si apre una piscina naturale. L’acqua è limpidissima e i fondali sono pieni di rocce, conchiglie e pesci. Facciamo molte foto con la macchinetta subacquea. La sera a cena veniamo, ovviamente, posizionati nel’angolo più triste della triste sala decadente.

S: Siamo circondati da persone anziane che alle sette e mezza cominciavano ad avviarsi, strusciando sulle ciabatte, verso la sala da pranzo per arrivare alle otto puntuali al proprio tavolo.

F: Alla fine del pasto andiamo a fare una passeggiata per le vie del paese che si rivela deserto.

S: Gli abitanti staranno ciabattando verso il salotto per vedere un po’ di tv.

F: Pochissimi negozietti, qualche bancarella e intorno vecchi palazzi dallo stile arabeggiante. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, negli anni ’50.

F: Il triste albergo di S. Cesarea Terme è veramente troppo triste. Decidiamo di lasciarlo prima del previsto. Partiamo oggi stesso lasciando, con un senso di liberazione, quella triste stanza. Facciamo una tirata fino a S. Maria di Leuca dove visitiamo il santuario sul promontorio.

Federico (Marina di Andrano, 2003)

Federico (Marina di Andrano, 2003)

26 luglio 2003 – Marina di Andrano

S: Finalmente vedo la fine dell’Italia. Era uno dei posti simbolici che volevo visitare da sempre. Ci hanno detto che si può vedere l’incontro dei due mari, ma onestamente non vediamo proprio nulla.

F: Cerchiamo posto per dormire, ma gli hotel o sono pieni o sono poco invitanti. Così rimandiamo la soluzione del problema dell’alloggio e ci inoltriamo fino ad Alessano per andare a visitare il luogo in cui è sepolto don Tonino Bello. Arriviamo proprio mentre c’è un gruppo di scout o simili radunati intorno alla tomba che pregano e cantano. Ora però bisogna trovare un posto dove dormire stanotte. Proseguiamo lungo la costa ionica spingendoci fino a Torre San Giovanni e ci rendiamo conto che da questo lato della Puglia gli alberghi costano il doppio. E comunque il problema del costo non si pone: tutto esaurito. Cominciamo a preoccuparci. A questo punto la cosa migliore è quella di risalire lungo la costa adriatica, cercando una sistemazione in qualche località minore. Finalmente troviamo posto in un hotel di Marina di Andrano, un piccolo centro vicino Castro. La nostra stanza ha la vista sul mare. Dopo un breve riposo andiamo subito in spiaggia, anche se non di spiaggia si tratta, bensì di una scogliera bellissima e selvaggia, ma anche molto scomoda e soprattutto per noi “delicati” entrare a piedi scalzi in mare è piuttosto arduo. L’unica soluzione è quella di andare fino ad Andrano paese e comprare un paio ciascuno di sandaletti da nuoto, cosa che in effetti facciamo grazie a una coppia di pittoreschi scarpivendoli del luogo. Finalmente possiamo tuffarci e la cosa ci ripaga delle fatiche della giornata: il mare è splendido, i fondali sono tutti da guardare: pieni di pesci e di rocce. Ci spingiamo fin dentro una grotta marina: la Grotta Verde.

S: C’è voluta una gran fatica per convincere Federico ad entrare nella grotta, perché notoriamente non è un cuor di leone e non ama le cose potenzialmente pericolose, ma poi pericolose di che?.

F: Questa bella nuotata ci tira su di morale e la sera andiamo a festeggiare a base di pesce fresco in un ristorante vicino al nostro albergo.
 

27 luglio 2003 – Marina di Andrano

F: Passiamo la mattinata nello stesso punto della costa dove siamo stati ieri. Oggi è domenica ed è molto affollato. Sembra un luogo frequentato soprattutto da gente del posto. Ci sono più che altro tantissime famiglie con bebè al seguito (in un posto che non ci sembra adattissimo per la prima infanzia) e tanti vecchietti che ci fanno vergognare tuffandosi a piedi nudi mentre noi procediamo cauti con le nostre scarpettine da nuoto. Oggi i fondali sono ancora più belli, illuminati dal sole del mattino. Io e Serena siamo attrezzatissimi con tanto di pinne e materassino. A pranzo mangiamo un panino in uno dei bar lungo la costa e poi torniamo in stanza a riposarci un bel po’. Nel pomeriggio andiamo a fare il bagno in un altro punto della costa dove il fondale è tappezzato di ricci di mare. Verso le sei torniamo in stanza per cambiarci e andare a Messa, che viene celebrata all’aperto in una piazzetta in riva al mare.
   

Pallottole su Andrano

Pallottole su Andrano

28 luglio 2003 – Castro

S: Andiamo via da Andrano e notiamo sul cartello con il nome della città i segni inquietanti di fori di pallottola…

F: Da Andrano ci spostiamo verso Castro. Il mare è meno bello, in compenso l’albergo in cui ci fermeremo per un paio di notti è bellissimo. La nostra stanza, ben arredata, silenziosa e comoda, dà su un giardino interno dove volano tantissime farfalle. Passiamo la mattinata al mare. Il pomeriggio invece decidiamo di dedicarlo ad una visita al paese vecchio. Visitiamo la chiesa dell’Annunziata, la Cripta Bizantina, il belvedere ed un bellissimo presepio artigianale. In serata giro per i negozietti del lungomare e passeggiata sul molo.
 

29 luglio 2003 – Castro e La Zinzulusa

F: Questa mattina andiamo al mare in uno stabilimento tra Castro e S. Cesarea Terme. Purtroppo oggi il mare è piuttosto mosso e fare il bagno non sarà divertente come le altre volte. Nel corso della giornata lo scirocco aumenta di forza, tanto che viene annullata la gita in barca alle grotte che avevamo prenotato per oggi alle 15. Decidiamo così, nel pomeriggio, di compiere via terra la visita alla Grotta Zinzulusa…

S: …cioè “stracciolosa”, perché alcune formazioni rocciose sembrano stracci appesi.

F: Molto più piccola delle Grotte di Castellana, ma in certi punti forse più bella, la grotta culmina in una bellissima cavità calcarea, casa di famiglie di pipistrelli che non vediamo, ma di cui ascoltiamo il sinistro squittìo al nostro passaggio.

S: …brrrr…
 

30 luglio 2003 – Otranto

F: Dopo un’ottima colazione, lasciamo il bell’albergo di Castro per andare a Otranto. È una giornata ventosa e nuvolosa. Speriamo che il tempo regga perché stasera c’è il concerto di Battiato nell’Arena di Otranto. Arriviamo e troviamo alloggio in un albergo che è bello meno della metà di quello che abbiamo lasciato e che costa molto di più, ma quest’anno Otranto va di moda e gli albergatori ce la fanno pagare. Esploriamo palmo a palmo tutto il Golfo di Otranto per cercare il punto in cui l’acqua è più trasparente. Quando lo troviamo ci tuffiamo e ci concediamo l’ultimo bagno di questa vacanza. Il pomeriggio, infatti, dormiamo come sassi fino alle sei e quando ci svegliamo andiamo a ritirare le foto che abbiamo scattato con la macchinetta subacquea, alcune delle quali sono venute molto bene.

Serena sub

Serena sub

S: In occasione del concerto ci siamo anche regalati un vezzosissimo binocolo da teatro perché i nostri posti al concerto erano molto lontani dal palco.

"...e per un istante ritorna la voglia di vivere a un'altra velocità..."

"...e per un istante ritorna la voglia di vivere a un'altra velocità..."

F: Ceniamo velocemente in una tavola calda e finalmente prendiamo posto nell’Arena del Mediterraneo per il concerto. La nostra vicina di posto doveva avere la “taranta” perché ha dondolato per tutto il tempo, facendoci venire il mal di mare. Battiato ha cantato molte canzoni tra cui “I treni di Tozeur” che ci ha accompagnato in autoradio per tutta la vacanza. Il concerto si è animato davvero solo alla fine, quando la gente ha avuto il coraggio dalle sedie e mettersi a ballare.
 

31 luglio 2003 – Matera

F: Sarà stata l’eccitazione del concerto e l’ora in cui è finito (mezzanotte e mezza), ma stanotte abbiamo dormito poco e male. Quel che è peggio è che oggi ci aspettano i numerosi chilometri che separano Otranto da Matera, ultima tappa di questo viaggio. Come se non bastasse, la segnaletica da Lecce in poi fa di tutto per farci sbagliare strada e così arriviamo a Matera stanchi e più tardi del previsto.

Matera, 2003

Matera, 2003

L’albergo in compenso è bellissimo: è distribuito su un’unica parete di roccia su cui si affacciano le varie stanze. Ogni stanza è un “sasso” a sé. Le stanze sono collegate le une alle altre da balconate e scale labirintiche. Il quartiere dei Sassi è molto suggestivo anche se faticoso da percorrere. Visitiamo molte chiese rupestri arrampicandoci come capre e scattiamo molte foto dal belvedere che si apre sulla gravina, un canyon prospiciente i Sassi. Sul più bello inizia a piovere. Fortunatamente stiamo per visitare i due musei centrali di Matera e ci risparmiamo così la violenta grandinata. Serena ha apprezzato particolarmente le ceramiche messapiche e alcuni dipinti medievali. Ceniamo in una tipica trattoria, un po’ in anticipo sull’ora di cena, ma siamo bagnati, abbiamo freddo e fame e sta ancora piovendo! Al termine della cena veniamo invitati a esprimere un giudizio su apposito questionario su quello che abbiamo mangiato.

 

01 agosto 2003 – Da Matera a Roma

F: Ritorno a Roma passando anche per la famigerata Salerno-Reggio Calabria.

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