27 dicembre 2003 – 3 gennaio 2004 – Questo viaggio è passato alla nostra storia come «The Barcelona Misdeed». Pensate che noi volevamo andare a Berlino… Il viaggio più stupido e faticoso che abbiamo mai fatto.

Belvedere da Parc Guell (Barcellona, 2003)
27 dicembre 2003 – Da Roma a Milano
F: Partiamo da Roma Fiumicino intorno alle 10.40 alla volta di Milano Malpensa. Faremo infatti tappa a Milano per un giorno. Facciamo una fatica incredibile a raggiungere il nostro albergo (Novotel Milano Nord, vicino al Niguarda). E poi di nuovo altra fatica – e tempo perso alle fermate del tram – per tornare in Centro. Facciamo in tempo a visitare il Castello Sforzesco, bellissimo, la Sala delle Sculture e la Pietà Rondanini. Quando usciamo è ormai buio. Ci incamminiamo lungo via Dante piena di bancarelle e luci colorate.
S: Dato il freddo ne approfitto per comprare subito una sciarpa a strisce colorate.
F: Poco prima del Duomo si aprono gli stand gastronomici: pasticceria siciliana, specialità umbre e toscane, cioccolaterie e delicatessen tirolesi. Un paio di volte non resistiamo. Facciamo un giro in galleria: Ricordi, Feltrinelli, dove acquistiamo qualcosa. Ceniamo in un bar vicino al Castello e rientriamo in albergo.

Un istante prima che si spegnessero le luci riusciamo a fotografare la fontana di fronte al Castello Sforzesco (Milano, 2003)
28 dicembre 2003 – Milano (ancora?!)
F: È piovuto per tutta la notte e quando ci muoviamo per andare in aeroporto, intorno alle 11, piove ancora. A mano a mano che ci avviciniamo a Malpensa il paesaggio si presenta imbiancato di neve.
S: E noi cominciamo a preoccuparci…
F: Quando arriviamo al terminal inizia a nevicare copiosamente. Dentro è il caos. File lunghissime ai check-in, nessuno a cui chiedere informazioni, tabelloni che annunciano cancellazioni e ritardi. Anche il nostro volo per Berlino delle 14:40 viene cancellato.
S: Del resto, con tre dico tre centimetri di neve c’è poco da combattere…
F: Dopo qualche momento di smarrimento decidiamo di tentare in biglietteria per qualche altra destinazione. Ma qui il caos è doppio con file enormi di passeggeri paganti nervosi che cercano riprotezioni su altri voli. Quando arriva il nostro turno ci viene detto che la situazione è disastrosa. I voli, i pochi che partono, sono strapieni. Non ci resta che disdire la prenotazione dell’albergo di Berlino, chiamare il nostro albergo di Milano e prenotare per stanotte. Torniamo a Milano con il pullman Malpensa Express intorno alle 17:30. Come se non bastasse perdiamo pure la Messa della sera: arriviamo alla parrocchia vicino all’albergo che l’albergo sta uscendo. Sono le 19. E piove ancora. Non ci resta che andare a cena in uno dei pochi ristoranti della zona, un ristorante indiano. Torniamo in albergo per un bel bagno caldo.
S: Unica consolazione in una triste, tristissima giornata.
29 dicembre 2003 – Barcellona (Barcellona?)
F: È piovuto ininterrottamente per tutta la notte. E ci svegliamo che ancora piove. Raggiungiamo Linate via taxi dalla Stazione Centrale, perché la navetta parte troppo tardi. A Linate non c’è la biglietteria staff per cui non ci resta che tornare a Roma con la coda tra le gambe. Ci sentiamo proprio presi in giro: abbiamo preso aerei, treni, autobus, tram, pullman, taxi per non andare da nessuna parte! Arriviamo a Fiumicino intorno all’ora di pranzo. Alla biglietteria staff ci dicono che c’è qualche possibilità con il volo per Barcellona delle 20.30. Prendiamo i biglietti e ci apprestiamo a passare un lungo pomeriggio in aeroporto. Verso le 17 facciamo il Check-in. Veniamo ovviamente messi in lista d’attesa ma riusciamo poi comunque a essere imbarcati. Il volo parte con un’ora circa di ritardo. Arriviamo a Barcellona che sono le 23. E noi non abbiamo un posto dove andare a dormire. Tutti gli uffici informazione e i desk per l’hotel accomodation sono ovviamente chiusi. Non ci resta che salire su un taxi e dire all’autista: “ci porti in un hotel”. Incredibilmente la cosa funziona. E troviamo posto (solo per le prime due notti) in un albergo vicino all’Avenida Diagonal.
S: Pure questa vacanza è parecchio diagonale: ci è andato tutto storto.
F: La nostra stanza è un buco, puzza di fumo e non riusciamo a dormire perché i vicini di stanza, italiani, chiacchierano e sbattono porte fino a tardi. Questo viaggio sta diventando sempre più allucinante.
30 dicembre 2003 – Barcellona
F: Ma, insomma, siamo a Barcellona, è una bella giornata di sole, cosa importa dei casini passati fino ad ora? Finalmente inizia la nostra vacanza! E invece no. Perché Serena si sveglia con una forte nausea, mal di stomaco e tutto quel che ne consegue. E così, al minimo segno di ripresa di Serena, le uniche cose che possiamo fare è cercare una farmacia e una sistemazione per le successive tre notti che dovremo passare a Barcellona. Sebbene la tentazione di saltare sul primo volo per Roma e chiudere qui questo stupido inutile viaggio sia sempre più forte. Arriviamo così a Piazza Catalunya, dove c’è il tourist point, ma lì ci dicono che tutti gli alberghi sono al completo. A questo punto la situazione è ufficialmente tragica: siamo in una città dove non avremmo dovuto essere, non abbiamo un posto dove andare a dormire e Serena si sorbisce l’antiemetico acquistato in una farmacia delle Ramblas. Decidiamo di tornare al nostro albergo per organizzare da lì una soluzione, quando ci imbattiamo in un’agenzia di viaggi nella quale decidiamo di entrare…
S: …grazie a una MIA felice ispirazione…
F: …e così troviamo posto in un albergo sicuramente più decente del nostro attuale a una tariffa tutto sommato vantaggiosa. Con tutti i soldi che abbiamo speso fino ad ora per alloggi e trasporti (e per non vedere nulla!) ci saremmo potuti pagare una crociera. Passiamo buona parte del pomeriggio in albergo in attesa che a Serena passi il mal di stomaco. E finalmente le passa. Solo che le viene un forte mal di testa. E allora esco di nuovo, vado alla farmacia vicino all’albergo per comprare qualcosa contro il mal di testa. Fortunatamente la medicina fa effetto…
S: …se no ci toccava prendere il primo treno per Lourdes…
F: …e così possiamo concederci una passeggiata lungo l’Avenida Diagonal visitando i grandi centri commerciali che si aprono su questa strada.

Parc Guell (Barcellona, 2003)

Federico nel parco delle statue (Fondazione Mirò, Barcellona, 2003)
31 dicembre 2003 – Barcellona
F: Ci svegliamo abbastanza presto, così possiamo sistemare con calma le valigie e trasferirci nel nuovo hotel che ci ospiterà per le prossime tre notti. Si trova in Calle Nicaragua, vicino alla Estaciò De Sants. Ci sistemiamo in camera (finalmente una stanza dove c’è spazio per girarsi) e poi usciamo subito per andare a visitare – finalmente – la città. La prima tappa è il Parco di Montjuic che si raggiunge con una strana teleferica su rotaie. Qui visitiamo la Fundaciò Joan Mirò e i Giardini di Laribal. Nel frattempo è uscito il sole. Sembra che finalmente le cose si stiano mettendo meglio. Ci spostiamo verso il Parc Guell per visitare la casa museo di Gaudì e tutta la zona circostante piena di statue e costruzioni del famoso architetto. Pranziamo in una tavola calda in zona e poi ci dirigiamo verso la Sagrada Familia. Io l’avevo già vista all’epoca del mio primo viaggio a Barcellona, dieci anni fa, ma è sempre un’emozione. Verso le 17 torniamo in albergo per riposarci. Usciamo che sono le 20 passate per andare a cena in un ristorante giapponese vicino al nostra albergo. Il sushi e gli altri piatti sono davvero ottimi qui.

Serena nei giardini di Laribal (Barcellona, 2003)

La Sagrada Familia (Barcellona, 2003)
S: Alle nostre spalle ci sono le stanze con il tatami per un’atmosfera ancora più giapponese.
F: I camerieri sono giapponesi che se la cavano un po’ con lo spagnolo, per quanto riguarda le altre lingue, a partire dall’inglese, niente. E questo crea un po’ di problemi a un tavolo di turisti americani accanto al nostro. Finita la cena ci spostiamo in Plaza Catalunya dove immaginiamo si concentrerà il maggior numero di persone. E infatti è così: già appena usciti dalla Metro si vede il fiume di gente che fa lo struscio sulle Ramblas. Arabi e coreani vendono ogni cento metri bottiglie di spumante, lattine di birra e sacchetti con acini d’uva portafortuna. Dopo aver fatto un po’ su e giù lungo le Ramblas ci dirigiamo definitivamente a Plaza Catalunya. Il grosso orologio che sovrasta la piazza da uno degli edifici ci avvisa che ormai manca un quarto d’ora a mezzanotte. La fauna intorno a noi è la più varia: orde di caciaroni.
S: italiani
F: comitive con cappellini colorati, breakdancers, coppie di anziani che ballano. Finalmente scocca la mezzanotte. Petardi, spruzzi di champagne dalle bottiglie e clamore generale. Io e Serena andiamo in un bar della piazza e ordiniamo “dos copitas de champagne” per brindare. Poi torniamo in albergo.
S: Calpestando i vetri delle bottiglie infrante.
01 gennaio 2004 – Barcellona
F: Il 2004 inizia ufficialmente con un’abbondante colazione a base di prosciutto iberico, formaggio e tortillas (io) e cornetti e pane integrale (Serena, che dopo il mal di stomaco dell’altro ieri non se la sente di strafare). Intorno alle 10:30 siamo nella Cattedrale di Barcellona, in tempo in tempo per la Messa. La funzione cui partecipiamo viene celebrata in catalano stretto e – di fatto – non capiamo quasi niente, ma ci rifacciamo con i bei canti che intona la schiera di sacerdoti e con la bellezza della cattedrale. Dopo la messa facciamo una bella passeggiata per il Barrio Gotico. Da lì ci spingiamo fino al porto.

Federico al porto di Barcellona
Dopo qualche difficoltà per bere un caffè (è incredibile quanto riescano ad essere lenti per servirti una cosa chiamata “espresso”), camminiamo lungo i moli costeggiando il grande edificio del centro commerciale Maremagnum e arrivando fino alla strada di Cristoforo Colombo. Qui ci fermiamo a mangiare in un ristorantino (zuppa di pesce e pesce spada alla griglia) e poi risaliamo verso il centro della città percorrendo il chilometro della Rambla. Il resto del pomeriggio lo passiamo a sonnecchiare e non usciamo neanche per la cena.

Casa Batllò (Barcellona, 2004)
02 gennaio 2004 – Barcellona
F: La prima parte della mattinata è dedicata ancora una volta a Gaudì: visitiamo infatti la stupenda Casa Batllò da lui progettata all’inizio del Novecento, ricca di forme marine e colori subacquei. Poi ci spostiamo lungo il Paseo De Gracìa fino alla Pedrera che però non visitiamo a causa della mostruosa fila di visitatori che costeggia il palazzo. Andiamo quindi a vedere la Fondazione Tapìes che custodisce una, purtroppo, piccolissima parte delle opere dell’artista spagnolo (le più belle restano quelle viste al Reina Sofia di Madrid). Nel seminterrato della fondazione c’è un’esibizione di un videoartista londinese, Steve McQueen, che lascia Serena piuttosto perplessa. Da qui in metro fino al Palazzo Reale nella zona della Città Universitaria Passeggiamo nel bel parco antistante pieno di fontane e pappagalli. Poi a piedi fino a Finca Guell, un altro edificio di Gaudì. Ci decidiamo a pranzare che sono ormai le tre. Facciamo un’ulteriore stupida cosa, in questo stupido viaggio: mangiare pasta! Io in realtà mi limito ad una pizza. A questo punto l’idea sarebbe quella di andare fino al collina del Tibidabo, ma quando arriviamo con il trenino alla stazione da cui parte il teleferico non abbiamo voglia di aspettare che arrivi il mezzo su rotaie e così riprendiamo il trenino e torniamo dalle parti del nostro albergo.

La Pedrera (Barcellona, 2004)
S: Oramai siamo nel pallone più totale.
F: Scendiamo però alla fermata di Tarragona per andare a vedere il parco Joan Mirò dove sorge una colossale scultura dell’artista. Da qui a piedi fino all’albergo fermandoci prima in un supermarket per comprare una spazzola per Serena e un pacchetto di mandorline salate per me.
03 gennaio 2004 – Da Barcellona a Roma
F: Torniamo a Roma.

L'ultimo giorno, passeggiando per Barcellona, abbiamo incrociato quest'insegna... "Cervezeria BERLIN"... Che beffa!
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