New York

12 – 17 novembre 2004 – La nostra prima volta a New York, la nostra prima volta negli Stati Uniti. Sostanzialmente, la nostra prima volta oltre l’Atlantico.

Manhattan vista dall'Hudson (New York, 2005)

Manhattan vista dall'Hudson (New York, 2004)

12 novembre 2004 – Da Roma  a Newark

F: Prendiamo, da Roma Fiumicino, il volo delle 9.45 per Newark. Dopo 10 ore di volo tutto sommato tranquille, arriviamo a Newark. Lasciamo le nostre impronte digitali ed una quantità di dichiarazioni di non colpevolezza e – attraversando una fila di bandiere a stelle e strisce – usciamo dall’aeroporto. Al Tourist Point prenotiamo l’albergo. La situazione migliore si rivelerà: la prima notte a Newark e le rimanenti 4 notti a Broadway. Così prendiamo lo shuttle bus fino al primo albergo. Ora sono circa le 15, ma per noi sono “fisiologicamente” le 21. Piove, siamo un po’ stanchi, ma mettersi a dormire adesso sballerebbe ancora di più il nostro jet-lag.

Nuvole su Newark (che non è che tutte le foto dei viaggi debbano essere per forza idilliache cartoline...)

Nuvole su Newark (che non è che tutte le foto dei viaggi debbano essere per forza idilliache cartoline...)

Allora, dopo una doccia, decidiamo di uscire. Andare a New York City adesso e con questo tempo non ci sembra una grande idea, così preferiamo vedere qualcosa qui vicino. Alla reception ci consigliano il Jersey Garden, un enorme centro commerciale…

S: (da queste parti si dice Mall)

F: …poco distante dall’aeroporto, dove arriviamo con due shuttle bus

S: (albergo-aeroporto; aeroporto-Mall).

F: Inizialmente entriamo un magazzino un po’ dimesso che vende soprattutto abbigliamento a prezzi scontati. Poi, superate le casse di questa prima zona (dove Serena è riuscita a comprare una confezione per preparare i biscotti per Hanukka), ci troviamo nel vero centro commerciale in un tripudio di precoci decorazioni natalizie e addobbi di qualunque tipo.

S: evviva!!!

F: Qui, girovagando per i vari negozi scopriamo che: 1) i famosi cioccolatini Kaluha sanno di gorgonzola; 2) le famose pretzel non sono croccanti, ma morbide (buone, comunque)

S: macchè buone, spettacolari!!!

F: 3) che nonostante sia venerdì pomeriggio il posto non è molto affollato. Serena compra il calendario dei gatti 2005. poi andiamo a “cenare” (sebbene siano solo le 18) in un fast food cajun dove mangiamo un buon pollo speziato con riso e patate dolci.

S: la sezione ristoro del Mall era particolarissima. In un grande spazio si sviluppavano, senza soluzione di continuità, i banconi tipo mensa che proponevano diversi tipi di cucina tanto che noi abbiamo pensato che dietro i banconi ci fosse in realtà una sola grande cucina da cui usciva la stessa “sbobba” che però veniva chiamata, a seconda del bancone, “pollo speziato con riso e patate dolci”, “cous cous di carne”, “bouilabbasse”, “zighinì” e così via.

F: Torniamo in albergo per dormire.

13 novembre 2004 – New York

F: Ci svegliamo praticamente all’una di notte. Facendoci forza riusciamo ad addormentarci fino alle tre del mattino. “Sarà – è il caso di dirlo – una lunga notte…”. In tv danno vecchi film porno degli anni ’70, brutti film porno degli anni ’80 e meravigliose televendite di attrezzi da cucina.

S: Oggetti meravigliosi che dimostrano quanto quello americano sia un popolo superiore a tutti gli altri.

F: Alle 7 del mattino siamo nella breakfast room dell’albergo che sembra un quadro iperrealista. Facciamo una “sana” colazione a base di uova al prosciutto, muffin, pankake e sciroppo d’acero.

S: Quanto ho sognato questo momento!

F: È una bella giornata, così non vediamo l’ora di arrivare a New York. Di nuovo lo shuttle bus fino al terminal dell’aeroporto e da qui con un nuovo shuttle bus fino all’albergo a Broadway. Lo skyline di Manhattan si profila davanti a noi facendoci una certa impressione. Poi ci infiliamo subito nel traffico e dopo qualche curva arriviamo al nostro albergo. Ovviamente la nostra stanza non sarà pronta prima delle 16.

S: Questo toglie un po’ di punti al popolo superiore, ma ormai quella di dare le camere ad orari assurdi che non tengono conto minimamente dell’ora di arrivo dell’ospite, si sta rivelando una pessima abitudine diffusa in tutto il mondo.

F: E così, dopo aver lasciato il nostro bagaglio nella luggage room, eccoci in strada, appena le 9.30 del mattino. L’idea è che NYC si debba ancora svegliare, molti negozi sono ancora chiusi, c’è poca gente che cammina per le strade. Visto che è una bella giornata decidiamo di andare a visitare oggi stesso Liberty Island e Ellis Island. Ci incamminiamo in direzione sud, poi, controllando la cartina, ci rendiamo cont che forse tutta a piedi è improponibile. E dunque sia: affrontiamo la metropolitana di New York. Oggi verrà ricordata come la giornata ufficiale del litigio con questa istituzione del trasporto pubblico newyorkese: prima non riusciamo trovare le stazioni della metro (solo dopo scopriremo che sono indicate da anonimi lampioncini verdi senza scritte che scompaiono nel mare di insegne della città), poi quando troviamo la stazione che ci serve, alcune entrate sono chiuse per allagamento la pioggia di ieri?). Finalmente entriamo. Chiedo due biglietti, la tipa me ne da uno. Io invece, conoscendomi, sono convinto che me ne abbia dati due e che uno me lo sia perso subito. Insomma, il risultato è che non riusciamo a superare i varchi. La tipa ci dà istruzioni da dentro il gabbiotto, senza microfono, parlando contemporaneamente al microfono e col rumore della metropolitana che la copre. Alla fine, non si sa come, ci ritroviamo dentro. Quando riusciamo a partire scopriamo che la metropolitana è quella giusta, ma del treno su cui ci troviamo noi, solo i primi cinque vagoni giungeranno alla nostra destinazione (nella fattispecie south ferry per l’imbarco verso liberty Island).

S: E noi ovviamente non siamo su nessuno di quelli!

F: E così, approfittando delle fermate intermedie, passiamo di vagone in vagone verso la testa del convoglio. Finalmente arriviamo.

S: Praticamente se la semo fatta tutta a piedi… direbbe Gigi Proietti.

Liberty Island vista dal ferry (New York, 2004)

Liberty Island vista dal ferry (New York, 2004)

F: Facciamo due biglietti per la circle line del ferry (Ny – Liberty Island – Ellys Island – NY). C’è da fare un’ora abbondante di fila (scopriremo poi che non si tratta della frequenza dei traghetti, ma del fatto che vengono tutti i passeggeri imbarcanti vengono perquisiti minuziosamente e passati al metal detector. L’attesa in fila è allietata da suonatori ambulanti e, venditori di pretzel caldi e piccioni e gabbiani che ti sfrecciano accanto. Ci imbarchiamo. Fa un freddo cane, ma la vista è spettacolare. Si fa fatica a credere che stavolta non stiamo vedendo queste immagini in un film, ma dal vivo. E fa anche effetto il costante spiegamento di forze (compresi elicotteri in girotondo di pattuglia) previste dalle nuove norme di sicurezza. Non si può entrare nella statua, ma vederla così da vicino è già qualcosa. L’isola è molto piccola, ma è considerata Parco Nazionale, così ci sono anche i ranger, piuttosto buffi. Riprendiamo il traghetto e arriviamo a Ellis Island, l’isola punto di approdo di decine di migliaia di emigranti da tutto il mondo. Da qualche anno l’isola è stata trasformata in un museo dell’emigrazione, realizzato molto bene. È una visita per certi versi anche commovente.

Ellis Island, l'atrio del museo dell'emigrazione (New York, 2004)

Ellis Island, l'atrio del museo dell'emigrazione (New York, 2004)

S: Sono riportate anche alcune storie di immigrati, per far meglio comprendere cosa succedeva. Una di queste mi ha molto colpito. All’arrivo tutti gli immigranti venivano visitati. Un interprete aiutava a far capire loro cosa succedeva. Una volta però capitò una ragazza italiana che proveniva da uno sperduto paesino delle alpi venete e che parlava solo il suo dialetto, neanche l’italiano e che quando vide che degli uomini, i medici, volevano toccarla, per visitarla ovviamente, cominciò a piangere disperata e neanche l’interprete italiano riusciva a farsi capire da lei. Pensare che cosa deve essere stato per lei affrontare un viaggio del genere e confrontarlo con il mio…

F: Torniamo a NY. Prendiamo la metro (non senza difficoltà anche stavolta per Ground Zero. Anche qui fa un certo effetto trovarsi in questo posto che negli ultimi tre anni abbiamo visto in innumerevoli riprese. Il cantiere è in attività. Sono esposti anche i progetti della nuova Freedom Tower. Facciamo un giro intorno al quadrilatero. Poi ci infiliamo di nuovo in metropolitana. Serena ha scoperto un ristorante che cucina solo patatine fritte e che dobbiamo assolutamente provare. Si trova, all’incirca, tra la 2nd ave. e la 10th st.. In realtà non è un ristorante, è una friggitoria molto rustica gestita da orientali. Prendiamo due enormi cartocci di patate appena fritte e poi scegliamo tre fra le 40 salse disponibili. Considerato che non abbiamo pranzato, va bene così. Torniamo in albergo. La nostra stanza è al 14° piano e più piccola delle nostre previsioni, però siamo in pieno centro e la finestra si affaccia su Broadway. Non ci possiamo lamentare.

14 novembre 2004 – New York

F: Anche stamattina, ovviamente, ci siamo svegliati alle 4. Poi “tiriamo” comunque fino alle 7, quando scendiamo per fare colazione. Dapprima cornetti e sciroppo d’acero, poi cediamo nuovamente alle uova col bacon. Il caffè, neanche adirlo, è acqua. Visto che è Domenica vorremmo vedere una celebrazione con canti gospel. La Harlem Spiritual Inc. di Times Square organizza tour guidati che durano troppo e costano troppo, così andiamo ad Harem per conto nostro. La prima chiesa che visitiamo, la St. John the Divine, è in realtà una chiesa episcopale che ospita anche alcune opere di arte sacra contemporanea.

S: E non fa celebrazioni con canti gospel, come rassegnatamente ci spiega una signora della chiesa, visto che tutti entrano lì e vogliono sentire i gospel.

F: Proseguiamo e incontriamo una chiesa ortodossa.

S: !

Autunno a Central Park (New York, 2004)

Autunno a Central Park (New York, 2004)

F: Incontriamo poche persone di colore, (ce ne sono più a Manhattan…). Costeggiamo Central Park ed entriamo per una breve passeggiata. Dentro è bellissimo. Ci sono molti scoiattoli e aceri dai colori eccezionali. Finalmente troviamo una chiesa “quasi” giusta. Non è battista, ma è comunque piena di fedeli (di colore) che cantano…

S: …ci accontentiamo…

Pattinando a Rockefeller Center (New York, 2004)

Pattinando a Rockefeller Center (New York, 2004)

F: …e c’è un servizio d’ordine organizzatissimo. Riprendiamo la metro (con la quale ormai abbiamo ufficialmente litigato e che ci prepara trabocchetti ad ogni fermata) e arriviamo al Rocfeller Center, pieno di gente e con i primi addobbi natalizi. Stanno iniziando a costruire l’albero vicino alla celebre pista di pattinaggio. Andiamo a Messa a mezzogiorno alla St. Patrick’s Cathedral. Alla fine della Messa ci dirigiamo a Chinatown e Little Italy.

Passeggiando per Chinatown (New York, 2004)

Passeggiando per Chinatown (New York, 2004)

Chinatown è proprio come uno se la immagina e cioè piena di cinesi e con un sacco di ristoranti cinesi e negozi cinesi. Noi però riusciamo a mangiare un sushi dignitoso in un ristorante giapponese. Poi facciamo una lunga passeggiata in cui incrociamo un tempio buddista ed una quantità di bancarelle dove compriamo qualche souvenir. Little Italy non riusciamo a vederla, ma decidiamo di andare a vedere il ponte di Brooklyn. Grazie alla “stupida metro” di New York, questa operazione si rivelerà complicatissima… Alla fine però ne varrà la pena. Ormai è buio e il ponte tutto illuminato è bellissimo (peccato che ogni foto sia venuta malissimo…). Ancora una volta sembra di passeggiare in un set cinematografico e non in una città vera. Vicino al ponte c’è un bel centro commerciale, il Pier 17, molto tranquillo e piacevole dove trascorriamo un po’ di tempo e compriamo alcune decorazioni natalizie. Anche se siamo stanchi decidiamo di fare un ultimo sforzo e di salire sull’Empire State Building. Anche in questo caso ne varrà la pena. Dopo una fila ragionevole ed una velocissima corsa di 88 piani in ascensore, la vista è davvero incredibile e probabilmente venire qui di notte è stata la scelta giusta. Di nuovo al piano terra, ceniamo in un fast food (Wendy’s) e poi torniamo in albergo.

Beh, più o meno è questo quello che vedeva King Kong appollaiato quassù (New York, 2004 - In cima all'Empire State Building, la foto è particolarmente mossa perché tremavamo dal freddo)

Beh, più o meno è questo quello che vedeva King Kong appollaiato quassù (New York, 2004 - In cima all'Empire State Building, la foto è particolarmente mossa perché tremavamo dal freddo)

15 novembre 2004 – New York

F: La giornata di oggi dovrebbe essere dedicata ai musei e tuttavia non sarà così semplice. Infatti il Metropolitan il lunedì è chiuso (ci andremo domani), il MOMA proprio in questa settimana sta facendo il trasloco dalla sede temporanea alla vecchia sede restaurata; il Guggenheim è aperto, ma le opere sono state spostate per far posto alla mostra sugli aztechi… che abbiamo visto a Roma! Comunque quel poco di Guggenheim che riusciamo a vedere ci piace molto.

L'inconfondibile profilo del Guggenheim (New York, 2004)

L'inconfondibile profilo del Guggenheim (New York, 2004)

 Per la cronaca: la mattina abbiamo fatto colazione in un frenetico bar di Manhattan davanti al quale sorgeva una “piccola” chiesetta francescana che abbiamo velocemente visitato.

S: Sembrava una chiesetta stile Nuovo Messico… che ci faceva a Manhattan?!

Il grande lago al centro di Central Park bagnato dalla luce del mattino (New York, 2004)

Il grande lago al centro di Central Park bagnato dalla luce del mattino (New York, 2004)

F: Usciti dal “mezzo” Guggenheim intraprendiamo una lunga passeggiata per Central Park, costeggiamo il lago e arriviamo fino al Belvedere Castle e al Turtle Pond. Gli scoiattoli non si contano.

S: Solo che sono molto più scorbutici di quelli di Hide Park!

Central Park (New York, 2004)

Central Park (New York, 2004)

F: Qui scriviamo le cartoline e pranziamo con un hot dog. A piedi raggiungiamo la Barnes & Nobles di Broadway, una delle più famose librerie americane. È molto bella e ci passiamo un po’ di tempo comprando diverse cosette. Io cercavo un libro di Beckett…

S: …e chi altri sennò?…

F: …che non hanno, però è disponibile alla B&N di Lexington Ave. che raggiungiamo con un autobus che attraversa Central Park. Breve sosta in un caffè per bere

Mentre su New York scendono le prime luci della sera... (Fifth Avenue, 2004)

Mentre su New York scendono le prime luci della sera... (Fifth Avenue, 2004)

un succo d’arancia, poi riprendiamo la metro (inutile dire che anche oggi ci abbiamo litigato). Fao Schwartz purtroppo è chiuso (riaprirà per il Thanksgiving), però riusciamo a vedere Bloomingdale’s (molto simile alla nostra Rinascente), Macy’s (dove c’è un tripudio di decorazioni natalizie che fa impazzire Serena) e Toy’s‘r’us a Times Square, così piena di luci da essere quasi inquietante. I grandi magazzini americani sono veramente grandi! Ceniamo in una gastronomia/tavola calda di Broadway e torniamo in albergo.

 
16 novembre 2004 – New York

No, non è Gotham City, è sempre New York, il Chrysler Building

No, non è Gotham City, è sempre New York, il Chrysler Building

F: La prima tappa della giornata è la visita alle Nazioni Unite. Ci arriviamo scendendo con la metro alla Grand Central Station. È molto elegante e caotica. All’uscita si vede il grattacielo della Chrysler che sembra uscito dai fumetti di Batman. In fondo alla via si intravede il famoso “palazzo di vetro”. Dopo una breve fila e i soliti controlli, entriamo. Non siamo più sul territorio degli Stati Uniti, ma su un terreno condiviso su cui hanno giurisdizione tutti gli stati membri. Il tour guidato è molto interessante e suggestivo. Vediamo le tre sale in cui si riuniscono le assemblee e la sala dell’assemblea principale, più molte opere d’arte donate dai vari stati.

Il palazzo delle Nazioni Unite (New York, 2004)

Il palazzo delle Nazioni Unite (New York, 2004)

S: E soprattutto il famosissimo Chagall.

F: Ci dirigiamo verso il Metropolitan. Mangiamo qualcosa in un fast food in una traversa di Park Avenue, poi entriamo nel museo. Sospettavamo che fosse enorme, ma non “così” enorme. Siamo oramai molto stanchi (sono tre giorni che facciamo su e giù ininterrottamente), eppure, nonostante questo, restiamo nel museo molte ore visitando: la collezione egizia, la bellissima galleria d’arte moderna, la sezione di arte orientale (c’è una mostra di statue cinesi molto interessante) e quella di arte contemporanea. Quando usciamo siamo cotti a puntino. Torniamo in albergo per riposaci un paio d’ore, poi andiamo a cena nella stessa gastronomia di ieri. E poi di nuovo in albergo a dormire.

 

17 novembre 2004 – Da New York a Roma

Serena aspetta la metro (Queens, New York, 2004)

Serena aspetta la metro (Queens, New York, 2004)

F: Oggi è il giorno del rientro a Roma. Ciò non ci impedisce di fare qualche altro giretto prima della partenza. Iniziamo con il Queens. Abbiamo letto che c’è un negozio che vende videocamere a prezzi bassissimi, così andiamo a dare un’occhiata. Le videocamere non ci convincono, così lasciamo perdere, ma almeno abbiamo visto un assaggio di questo quartiere “poco raccomandabile”.

Federico di fronte all'ingresso del mitico Village Vanguard (New York, 2004)

Federico di fronte all'ingresso del mitico Village Vanguard (New York, 2004)

Andiamo quindi al Greenwich Village che si rivela una zona bellissima. Librerie, pasticcerie, giardini.

S: Scopriamo una pasticceria favolosa: la Magnolia Bakery dove compriamo della cheese cake strepitose! Bisognerà tornarci!

Serena in un momento di pausa durante la lunga passeggiata sulle rive dell'Hudson (New York, 2004)

Serena in un momento di pausa durante la lunga passeggiata sulle rive dell'Hudson (New York, 2004)

F: Facciamo una bella passeggiata lungo l’Hudson…

S: …soprattutto per smaltire le cheese cake…

F: …arrivando fino a Tribeca. Poi prendiamo di nuovo la metro e arriviamo a Little Italy (che ormai non c’è più… assediata e rosicchiata da Chinatown). Qui mangiamo un enorme piatto di pasta in un ristorante italiano (gestito da spagnoli e cinesi…). È davvero ora di tornare, ripassiamo in albergo per riprendere le valigie, poi prendiamo la metro A per l’aeroporto JFK. Giunti al momento di pagare i biglietti per lo shuttle bus che ci porterà al terminal, ci accorgiamo che le carte di credito non funzionano (e ovviamente abbiamo finito tutti i contanti!). per fortuna incontriamo un signore di Milano che abita a Miami (beato lui!) e che ci “finanzierà” $ 10 per comprare i biglietti (prendiamo nota del suo indirizzo per rispedirgli i soldi da Roma). E così finalmente arriviamo al JFK e possiamo tornare a casa.

Categories: America, Autunno, Città | Lascia un commento

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