U.S.A. (West)

25 giugno – 6 luglio 2005 - Stati Uniti, dalle foreste di Yosemite al Grand Canyon passando per la Death Valley e altre meraviglie. Un classico dei classici. Uno dei viaggi più belli che abbiamo fatto.

Gran Canyon, North Rim (2005)

Gran Canyon, North Rim (2005)

25 giugno 2005 – Da Roma a San Francisco

F: Al risveglio (ore 05.30) una nebbia fitta avvolge Roma. Fa un caldo umido pesantissimo. Sembra di essere contemporaneamente a Milano e in Vietnam. Arriviamo a Fiumicino in perfetto orario per tentare la sorte sul primo volo, anche se, con i nostri 14 biglietti è difficile dire dove andremo a finire. Il primo tentativo sull’AZ644 per Newark fallisce. Il volo è in overbooking, 11 paganti a terra e ovviamente nessuna speranza per noi.
Il secondo tentativo sull’AZ650 per Toronto va bene.

S: L’idea geniale di provare a passare per Toronto è mia.

F: Ma anche questo volo è pieno e così ci dobbiamo arrangiare sugli strapuntini.

S: Ma stavolta, memori della fesseria che abbiamo fatto l’anno scorso quando abbiamo rinunciato a un viaggio a New York perché non ci andava di farci la traversata in strapuntino e dopo ci siamo mangiati i gomiti per due giorni, accettiamo gli strapuntini zitti e buoni…

F: Una parte del viaggio la facciamo nei posti (più comodi del previsto) degli assistenti di volo, i quali ad un certo punto ci fanno “accomodare” sugli strapuntini veri e propri…

S: …che sono drammaticamente davanti ai bagni: è un continuo via-vai.

F: In ogni caso siamo in volo verso Toronto. Siamo ufficialmente nel piano B. Adesso vedremo se diventerà B1 (Parchi Americani) o B2 (Tour del Canada). Arriviamo a Toronto dopo 9 ore di volo, tutto sommato passabili. Il tempo è leggermente nuvoloso e fa molto caldo. In Canada ci stiamo pochissimo: giusto il tempo di fare un nuovo check-in sul volo AC755 da Toronto per San Francisco, di compilare una quantità incredibile di moduli doganali, di farci un giretto per il duty free shop (con Serena che “lumaca” delle confezioni regalo di sciroppo d’acero), di fare uno spuntino in una “taverna” al gate e di decollare di nuovo. Volo di cinque ore. Noi, ormai scombussolati a puntino, che non capiamo più se è giorno o notte, continuiamo ad accumulare bibite e pasti di bordo.

S: Caffè?

F: Finalmente alle 19 ora locale (ma quante ore sono passate da quando siamo partiti da Roma?) atterriamo a San Francisco. Il cielo è sempre nuvoloso, come a Roma e a Toronto, ma qui fa freschino. L’aeroporto di San Francisco è brutto, vecchio e male organizzato. Però ce la caviamo. Prenotiamo l’hotel con un’infernale pulsantiera telefonica pubblicitaria che avevamo sempre temuto…

S: …e a buon motivo…

F: …di usare. Stavolta una signora che passa di lì ci dice “provate l’Hampton Inn. È buono”. E così io prenoto telefonicamente la stanza e l’albergo si rivela davvero più che buono. Ma adesso finalmente possiamo dormire.

26 giugno 2005 – San Francisco

F: Tutta la giornata davanti per visitare la città (facciamo i bravi: dormiamo dalle 21 alle 5 ora locale). Però io mi sveglio con la nausea e un fortissimo mal di testa. Senza perderci troppo d’animo compriamo una medicina al gift shop dell’albergo. La pasticca fa il suo dovere e nel giro di un’ora sto già molto meglio. Dall’albergo all’aeroporto con lo shuttle bus dell’hotel e da qui a San Francisco con la linea ferroviaria BART. Arriviamo a Powell Street mentre sta per partire il gay pride che si terrà proprio oggi. Capiamo subito che il clima è freddo e quindi entriamo in un supermarket dove compriamo due giubbetti impermeabili.

S: ce n’era uno bianco carinissimo, ma purtroppo aveva la zip rotta e quindi ho dovuto rinunciare, ma per un momento ho pensato di comprarlo lo stesso.

Serena su una delle tipiche "cable car" che scorrazzano per i saliscendi di San Francisco (2005)

Serena su una delle tipiche "cable car" che scorrazzano per i saliscendi di San Francisco (2005)

F: Lunghissima camminata da Union Square fino a Fisherman’s Wharf passando per Chinatown (le Chinatown si somigliano tutte) e il quartiere italiano (un po’ anonimo). Questa volta siamo attrezzatissimi, con tanto di videocamera e fotocamera digitale nuove. La zona del porto è bella e ricca di vita. Pranziamo in una crab house mangiando un granchio gigantesco e buonissimo (i camerieri ci devono spiegare due volte come si usano tutti gli strumenti per l’operazione granchio). Poi visitiamo l’acquario…

S: …io mi sento un po’ in colpa con tutti quei pesci nello stomaco a guardare i pesci di là del vetro…

F: …con il bellissimo tunnel sottomarino. Dunque nuova lunghissima camminata fino al Golden Gate (che ci accontentiamo di guardare da lontano). Autobus 28 fino al Golden Gate Park dove vediamo il bellissimo giardino giapponese. Poi lunga passeggiata attraverso il parco, quindi autobus 71 per tornare a Union Square. Qui prenotiamo la macchina per domani mattina (noleggio Avis) e compriamo qualcosa da mangiare in un supermercato, da cucinare nella stanza dell’albergo, fornita di microonde.

S: Prima felice scoperta di questo viaggio: posso finalmente assaggiare i pop corn fatti al microonde.

F: L’idea che ho avuto di San Francisco in una giornata è che si tratta di una città molto movimentata (come tutte le grandi città) ma senza l’isteria di New York, ad esempio. Sembra quasi che i vecchi hippy degli anni Sessanta abbiano lasciato una specie di svagatezza nell’aria.

S: Io invece cercavo la casa delle Halliwell, del serial “Streghe”, ma non sapendo esattamente dove fosse ho sperato di imbattermici per caso e ovviamente non l’ho trovata.


27 giugno 2005 – Da San Francisco a Yosemite

F: La questione “auto” si rivela meno drammatica del previsto.

S: Ma stai scherzando? Io sono ancora terrorizzata!

F: All’autonoleggio Avis di Post Street (Union Square) ci consegnano una Chevrolet (che per noi è una macchinona, mentre per loro è la macchina più scomoda). Dopo qualche titubanza per il cambio automatico, nel giro di due traverse ho preso dimestichezza col mezzo.

S: Io mi sono rifiutata di guidare dentro una città così lontana da Roma.

F: E senza sbagliare strada neanche una volta siamo sulla highway 80 per Yosemite. Dopo un’oretta circa di guida siamo finalmente fuori dalle nuvole e sotto il sole della California. Nel giro di tre ore arriviamo ai confini dello Yosemite Park. Ma qui cominciano i problemi, perché non si riesce a trovare un posto per dormire o se si trovano sono molto cari. Dopo aver fatto avanti e indietro un paio di volte tra Groveland e gli ultimi lodge prima dell’entrata del parco…

Yosemite Falls (2005)

Yosemite Falls (2005)

S: …con Federico che diventava sempre più isterico e se la prendeva con me…

F: …troviamo finalmente posto in una casa di campagna in stile edoardiano, una sorta di agriturismo “vecchia America”.

S: Un posto meraviglioso! Fiabesco! Immerso nel verde! … Carissimo.

F: Così riprendiamo la macchina ed eccoci finalmente nello Yosemite Park. Alcuni punti sono davvero spettacolari: la valley, le due cascate, le grandi pareti di granito dei picchi montuosi. Passeggiamo un po’ dopo avere attraversato il parco in macchina fino al suo centro. Poi torniamo in “albergo”.

28 giugno 2005 – Da Yosemite a Fresno

F: Stamattina, dopo aver fatto una sana colazione americana nella veranda (uova col bacon, pancake con sciroppo d’acero) serviti dai nostri gentilissimi ospiti ripartiamo alla volta dello Yosemite. Stavolta è Serena alla guida.

S: Ho preso confidenza col luogo, ho preso confidenza col mezzo, ma soprattutto non mi fido di come guida Federico.

Serena, Federico e, alle spalle, il panorama mozzafiato che si gode da Glacier Point (Yosemite Park, 2005)

Serena, Federico e, alle spalle, il panorama mozzafiato che si gode da Glacier Point (Yosemite Park, 2005)

 F: Arriviamo fino alla cascata Bridal Veil e poi ci inerpichiamo fino al Glacier Point. La vista qui è letteralmente spettacolare. Da qui prendiamo l’uscita sud del parco e imbocchiamo la highway 41 in direzione di Fresno. Questa cittadina, infatti, è una perfetta stazione di posta tra Yosemite e Sequoia Park. Troviamo posto in un Best Western lungo la Black Stone. Decidiamo di fermarci due notti. Oggi ci riposeremo un po’: è inutile correre. Pranzo da Danny’s (porzioni esagerate di chicken salad e nachos)

Le falls viste da Glacier Point (Yosemite, 2005)

Le falls viste da Glacier Point (Yosemite, 2005)

S: A lungo, ogni volta che ordineremo, ci dimenticheremo la quantità di cibo che usano portare qui e ci arriverà il doppio di quello che riusciamo a mangiare…

F: Poi riposino pomeridiano che si estende fino alle 20… Giro al supermarket Target…

S: …ma quanto saranno meravigliosi i supermercati in America? Sono immensi e ci sono file e file di scaffali per ogni prodotto, che in Italia ce li sogniamo…

F: …per comprare acqua e lamette da barba. Poi a letto senza cena (il nachos è ancora “lì”).

 

 

 

 

Il General Sherman, uno degli alberi più alti (84,8 m.) e più vecchi (2500 anni ca.) del mondo. Ci sono voluti tre scatti per fotografarlo tutto (Sequoia National Park, 2005)

Il General Sherman, uno degli alberi più alti (84,8 m.) e più vecchi (2500 anni ca.) del mondo. Ci sono voluti tre scatti per fotografarlo tutto (Sequoia National Park, 2005)

29 giugno 2005 – Da Fresno al Sequoia Park

 

 

 F: Partenza da Fresno di buon mattino. Qualche difficoltà per trovare la highway 180 per il King’s e Sequoia Park, poi tutto ok. Dopo un’ora circa di strada entriamo nel parco, il King’s Canyon Park per la precisione. Inizialmente non ha nulla di spettacolare, ma il discorso cambia quando arriviamo al primo gruppo di sequoie (Grant Grove). Qui c’è il Generale Grant, il terzo albero più alto del mondo, e il Fallen Monarch un gigantesco tronco di sequoia caduto a terra, cavo, che noi attraversiamo. Le sequoie sono così grandi che è un problema fotografarle tutte intere.

S: I primi coloni con una sequoia ricavavano quaranta casette.

F: Proseguiamo poi lungo il King’s Canyon dove appunto scorre il fiume King. Anche qui i paesaggi sono bellissimi. All’entrata della Boyden Cavern vendono geodi da spaccare con un marchingegno disponibile in loco per rivelarne i cristalli racchiusi. Serena non si lascia sfuggire l’occasione.

S: E adesso infatti ho un bellissimo geode a casa con un cristallo intero dentro. Prrrrr!

F: Proseguiamo fino a Cedar Grove dove pranziamo con dei panini in riva al fiume, mentre due o tre picchi ci saltellano intorno. Prima, al Grant Grove, avevamo visto un cerbiatto. Di orsi neanche l’ombra. Risaliamo fino a Hume Lake dove c’è un campo scuola cristiano (“We like sheep” è il motto sulle magliette) che anima il lago. Poi arriviamo finalmente alla Giant Forest. Qui vediamo il General Sherman, l’albero più alto e più antico del mondo.

S: C’erano scritte cose tipo “quando veniva fondata Roma il Generale Sherman era alto così” etc…

F: Poi ci inoltriamo per una parte del percorso di circa due ore che si inoltra nella foresta delle sequoie e contempliamo i tronchi impressionanti.
Ritorno a Fresno. Cena in albergo con un deludente take away cinese.

S: Un desiderio che ancora non sono riuscita ad esaudire è mangiare dalle meravigliose scatoline cinesi che, nonostante si vedano in tutti i film e telefilm, io non sono ancora riuscita a trovare, perché nei take away americani dove sono stata non danno il cibo in quelle scatoline ma in enormi contenitori di polistirolo. Uffa.

30 giugno 2005 – Dal Sequoia Park alla Death Valley

F: Partiamo presto per arrivare alla Death Valley, passando per Bakersfield e per Olancha e poi prendendo la 190 che si inoltra appunto nella Valle della Morte. Sulla strada per Bakersfield primo contrattempo: si accende una spia misteriosa sul cruscotto “check gages”. Panico. Ci fermiamo ad un concessionario Volvo dove ci consentono di fare una telefonata alla Avis. Tutto ok: in realtà stiamo solo per finire la benzina, che facciamo subito (certo che se anziché la scritta “check gages” si fosse accesa una spia a forma di distributore di benzina o la scritta “low fuel” magari ci saremmo arrivati da soli). Arrivati ad Olancha scopriamo che non si tratta di una cittadina, ma solo di un chiosco che vende pistacchi, un distributore e una tavola calda. Qui mangiamo qualcosa per pranzo.

S: Federico compra pistacchi al jalapeno.

La Death Valley (la foto non rende giustizia alla bellezza del luogo)

La Death Valley (la foto non rende giustizia alla bellezza del luogo)

F: Poi ci inoltriamo. La Valle della Morte mette effettivamente un po’ paura. Pochissime le auto che incrociamo (forse anche perché sono le tre del pomeriggio…) e una temperatura davvero infernale. Un cartello ci dice di spegnere l’aria condizionata per evitare il surriscaldamento del motore. Lo facciamo e cominciamo la sauna in macchina. Da quel momento la lancetta del termostato comincia comunque a salire. Panico. Se ci si fonde il motore qui, che facciamo? Fortunatamente…

S: …evidentemente gli americani hanno previsto tutto…

F: …dopo qualche chilometro tutto torna normale. Ci fermiamo nel piccolo centro di Stovepipe Wells. Serena compra una maglietta ricordo. Fuori fa così caldo che a malapena si riesce a stare per più di qualche secondo sotto il sole. Dopo 25 miglia arriviamo a Furnace Creek, il centro della valle, dove c’è il Visitor Center, il market, dove il termometro segna più di 50°.

S: Qui alcuni pazzi giocano tranquillamente sotto il sole a pallacanestro e altre persone passeggiano tranquillamente. Io e Federico siamo rallentati dalla massa di caldo che ci avvolge.

F: Facciamo rifornimento di acqua e ripartiamo. Intorno a noi si svolge un paesaggio lunare, incredibile, forse il più impressionante tra quelli visti fino ad ora.

S: Per non sprecare questa forse unica occasione decidiamo di fare un’escursione a piedi.

F: Facciamo qualche centinaio di metri inoltrandoci a piedi nel Golden Canyon. Poi riprendiamo la macchina e arriviamo a Badwater, una delle zone depresse della Terra, dove inizia una sterminata distesa di cristalli di sale. Usciamo dal parco al tramonto con i colori delle rocce che si ravvivano. Pernottiamo in un motel di Shoshone, subito usciti dalla valle.


01 luglio 2005 – Da Shoshone a Saint George

F: Al mattino Shoshone si rivela per quello che è: un paesino attraversato da un’unica strada con tre o quattro case e il minimo indispensabile (ufficio postale, un piccolo store con dentro addirittura un minuscolo museo). Facciamo una poderosa colazione nell’unico bar del paese. Sembra impossibile evitare le porzioni giganti.

S: Ma soprattutto sembra impossibile evitare bacon e uova fritte in un posto dove fanno 50°!

F: Poi di nuovo in cammino: passiamo il confine con il Nevada, attraversiamo Las Vegas (dove torneremo tra qualche giorno), facciamo un brevissimo tratto in Arizona e poi arriviamo nello Utah, dove ci fermiamo a Saint George che useremo come base “semi-strategica” per visitare i parchi di Bryce Canyon, Zion e Grand Canyon. Ma oggi è un giorno di riposo e di assestamento. Così facciamo il bucato, andiamo a fare la spesa (la stanza del Best Western è dotata di frigorifero e forno a microonde) e ci concediamo un’ora in piscina. C’è anche una piscina più piccola con idromassaggio. La sera a letto presto.

02 luglio 2005 – Bryce Canyon e Zion Park

F: Siamo partiti alla volta del Bryce Canyon, ma prima di arrivare abbiamo visto il Red Canyon e una parte di Zion Park perché abbiamo scelto la strada panoramica che lo attraversa.

S: ho deciso che lo Utah è bellissimo!

F: Arrivati a Bryce Canyon abbiamo lasciato la macchina al Visitor Center e abbiamo preso il free bus che ci ha portato all’inizio di uno dei molti sentieri per le escursioni. Abbiamo scelto di costeggiare il bordo del canyon (percorso facile), ma prima abbiamo fatto un tratto del percorso verso la parta bassa (percorso difficile). Molta stanchezza ma viste meravigliose. Ci siamo pure mezzi scottati. Ci siamo arresi alla prima tappa del percorso facile…

S: Federico si è arreso…

Federico e Serena (Bryce Canyon, 2005)

Federico e Serena (Bryce Canyon, 2005)

F: …e siamo risaliti sul free bus. Totale animali selvatici avvistati: due scoiattoli (molto piccoli), tre cervi, un uccello nero. Condor? Aquila? Corvo?

S: Batman?

F: E una coccinella. Siamo ripartiti alla volta di Zion. Anche qui abbiamo lasciato la macchina per prendere il bus, abbiamo fatto il brevissimo percorso per vedere le Weeping Rocks (molto zen). Animali selvatici visti: una tacchinella…

S: …alla fermata del bus…

F: …uno scoiattolo (molto molto piccolo), mamma cerva con cerbiatto…

S: …dal pullman di corsa, impossibile fare foto.

Zion Park (2005)

Zion Park (2005)

F: Siamo tornati stanchi morti ma con un tramonto rosso bellissimo che ci ha riaccompagnati a Saint George. I due parchi visti oggi non facevano parte dell’itinerario che avevamo immaginato all’inizio, ma non sfiguravano affatto accanto agli altri.


03 luglio 2005 – Grand Canyon

F: La nostra giornata inizia con la Messa delle 9 nella chiesa cattolica di Saint George.

S: Dedicata a San Giorgio e sotto l’amministrazione del vescovo… George.

F: Celebra un sacerdote dell’est europa che è appena arrivato. Parla inglese così così e si cimenta in un’omelia per apneisti. Lo staff della chiesa è ovviamente organizzatissimo, come accade sempre qui

S: Quindi non vale solo per i protestanti. Hai capito!?.

F: Tristi paragoni con le parrocchie di Roma… Sono le 10.30 quando partiamo per il Grand Canyon, a circa 140 miglia da qui. Ci fermiamo al Jacob Lake per bere un caffè (…) e comprare qualche souvenir, poi arriviamo – finalmente – al canyon. Ci troviamo nel North Rim, il più vicino al punto in cui alloggiamo. L’altro, il South Rim, pare sia più bello, ma è a circa 350 km. da qui.

S: Il Grand Canyon è lungo lungo e non ha ponti che lo attraversano, quindi se vuoi passare dall’altra parte devi fare tutto il giro.

F: Ci siamo fermati per mangiare un mostro-panino imbottito con sette centimetri di tacchino arrosto che ci ha stomacati e mal disposti per il resto della giornata. In effetti all’inizio l’impressione è un po’ deludente. Ci affacciamo a Bright Angel Point. Ci sono molti più alberi di quelli che ci aspettavamo, anzi tutto il rim è ornato da una foresta. Prendiamo la macchina e ci spostiamo verso Cape Royal, dove c’è Angel Window, una finestra che il vento ha scavato in un costone di roccia.

Angel's Window (Grand Canyon, 2005)

Angel's Window (Grand Canyon, 2005)

Qui la vista è davvero meritevole, ma siamo stanchissimi dopo dieci giorni di parchi. Sarà forse per questo che – per la prima volta da quando siamo arrivati in America – ci perdiamo proprio a poche miglia da Saint George e dobbiamo fare giri assurdi…

S: …e chiedere indicazioni a due tipi loschi che nonostante fossero di Los Angeles hanno saputo spiegarci come tornare alla base…

F: …per tornare al nostro albergo.

 

04 luglio 2005 – Las Vegas

F: Con tutta calma lasciamo il Best Western di Saint George e prendiamo la 15 South verso Las Vegas. È mezzogiorno passato quando arriviamo in questa città luna park in mezzo al deserto. Gli alberghi sono giganteschi, arrivano ad avere fino a 5000 stanze e sono quasi tutti a tema. Dopo aver percorso attentamente lo Strip ed averli esaminati accuratamente tutti ci installiamo al Mirage che ha un’ambientazione da isola tropicale con tanto di foresta di palme dentro una cupola di vetro al centro della hall, vere tigri bianche in gabbia e delfini nella piscina. Ed è proprio in piscina…

S: …quella per umani, non quella per delfini…

F: …che trascorriamo le ore più calde del pomeriggio. Pranziamo tardi da McDonald, poi riposo in stanza e verso le 18 giochiamo d’azzardo.

S: Investiamo 20 dollari in questa operazione: li giochiamo nelle slot machine, li perdiamo tutti subito e così la pratica “gioco d’azzardo” è sbrigata e possiamo dedicarci ad altre attività.

F: Inizia la nostra passeggiata per Las Vegas. Visitiamo i vari alberghi nello Strip: il Treasure Island con tanto di vascelli pirata

S: a grandezza naturale

F: con tanto di spettacolo a ore fisse, l’incredibile Venetian con una ricostruzione fedelissima di un calle veneziano che sbuca in Piazza San Marco.

S: Con tanto di gondole e gondolieri in carne e ossa.

Fuochi d'artificio per il 4 di luglio (Las Vegas, 2005)

Fuochi d'artificio per il 4 di luglio (Las Vegas, 2005)

F: Infine il Caesar Palace. Poi prendiamo la monorotaia fino all’Hilton per assistere da una collinetta di fronte all’entrata allo spettacolo pirotecnico per il 4 di luglio. Torniamo indietro e vediamo le fontane coreografiche del Bellagio (come nel film “Ocean’s Eleven”). Poi visitiamo l’Aladdin…

S: il più deludente perché scialbo

F: e il Paris…

S: …all’interno del quale è incassata una Torre Eiffel non grande quanto l’originale ma comunque bella grossa.

F: È ormai mezzanotte quando rientriamo al Mirage, in tempo per vedere l’eruzione del vulcano del nostro albergo. Prima di andare a letto, cocktail in uno dei bar interni.

S: bevuto ascoltando un gruppo live francamente dimenticabile).


05 luglio 2005 – Da Las Vegas a New York

F: Appena svegli prendiamo il tram interno che collega il nostro Mirage con il vicino Treasure Isand per andare a fare colazione da Starbucks. Poi sosta in farmacia per un collirio per l’occhio destro di Serena che lacrima da ieri.

S: Ecco!

F: Passiamo la seconda parte della mattinata in piscina, tra il lettino, una nuotata e lessature nella whirlpool bollente. Alle 13 siamo fuori dal Mirage. Riprendiamo possesso della nostra Chevrolet…

S: …che ci era stata sequestrata all’arrivo da un solerte valletto, ancora prima che prenotassimo una stanza…

F: …e ci spingiamo fino agli hotel Luxor, New York ed Excalibur, che vediamo solo da fuori. Dopo un paio di giri a vuoto pranziamo in un ristorante caraibico in una piazzetta piuttosto isolata dalle parti dell’hotel Sahara. Vani tentativi di Serena di trovare un bikini a stelle e strisce. Visitiamo un paio di inquietanti wedding chapels, poi decidiamo che la nostra vacanza finisce qui. Ripercorriamo il trafficatissimo Strip alla fine del quale giriamo per l’aeroporto di McCarran. Lasciamo la Chevy che ci ha accompagnato per tutta questa vacanza all’Avis dell’aeroporto, poi con lo shuttle bus arriviamo fino al terminal 1. Ci imbarchiamo sul volo American West 58 e dopo 4 ore e mezza arriviamo a JFK. Qui sono le 6.45 del mattino.

06 luglio 2005 – Da New York a Roma

F: Decidiamo di trascorrere le ore che ci separano dalla partenza del volo per Roma in un albergo dell’aeroporto. Troviamo posto in un Hampton Inn, la stessa catena che ci aveva ospitato all’arrivo a San Francisco. Dormiamo fino all’ora di pranzo, poi ci facciamo una doccia e andiamo a mangiare qualcosa in uno dei ristoranti dell’albergo. Secondo riposino e poi di nuovo all’aeroporto. Il primo volo disponibile è l’AZ611 delle 21.15 che riusciamo a prendere e col quale torniamo a Roma.

Categories: America, Città, Estate, Natura, On the road | Lascia un commento

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