26 dicembre 2005 – 2 gennaio 2006 – Un capodanno insolito: più che un viaggio un pellegrinaggio, e per una volta tanto abbiamo abdicato ai nostri viaggi “fai-da-te” per unirci a un gruppo organizzato.

La più antica iscrizione rinvenuta di una Ave Maria (Nazareth, Museo dell'Annunciazione, 2005)
26 dicembre 2005 – Da Roma a Nazareth
S: Convinta e sobillata da una mia collega di scuola, convinco e sobillo Federico ad andare in Terra Santa. Alla mamma di Federico lo diciamo praticamente a ridosso della partenza perché, essendo molto apprensiva, non le farebbe sicuramente piacere saperci in una regione pericolosa. A mia madre, invece, poco importa. Facciamo alcuni incontri di preparazione. Stavolta non andiamo da soli ma con l’Opera Romana Pellegrinaggi e siamo inseriti in un gruppo di una parrocchia vicino alla mia scuola. Finalmente arriva il grande giorno.
F: Sveglia alle 5. Fuori è buio e pioviccica. Con la nostra auto raggiungiamo la chiesa di San Giulio a Monteverde. Il pullman è già lì. Ritrovo di tutti i partecipanti. Partiamo e arriviamo a Fiumicino intorno alle 7.30. Lunghissima fila per l’interrogatorio con gli addetti della El Al, prima del check-in (“Perché andate in Israele?”, “Conoscete qualcuno in Medio Oriente?”, “Chi ha fatto la vostra valigia?”, “Cosa c’è dentro?”, etc.). Partiamo con un po’ di ritardo. Volo LY386 su B777 della El Al. Tutto tranquillo. Arrivo a Tel Aviv alle 15 circa ora locale. Qualche casino per riuscire ad uscire dall’aeroporto (un gruppo è pur sempre un gruppo). Pullman con autista, Rafat, arabo e guida, Silvia, italiana, cattivissima ma precisa, partita con noi da Roma. Mentre percorriamo la strada costiera che da Tel Aviv sale verso nord, inizia a fare buio e così perdiamo buona parte del paesaggio. Prima sosta: Haifa, Monte Carmelo. Messa nella chiesa Stella Maris e Grotta di Elia
S: Grotta tipo quella usata dal profeta Elia. Quella vera se la sono fregata i militari israeliani per installarci una base, cacciando via convento, grotta e pellegrini.
F: Panorama sul mare. Scendiamo con il pullman. Haifa sembra bella, piena di locali. La zona del porto, i resti delle moschee in mezzo ai grattacieli e gli uffici della Microsoft e della Intel. Lasciamo la costa per entrare verso est. Arriviamo a Nazareth intorno alle 20. Hotel Maayann vicino alla fontana di Maria. Assegnazione delle stanze, cena a buffet.
S: Pollo.
F: Dopo cena, breve passeggiata con Maria Antonietta e il marito. Arriviamo alla fontana di Maria, la piccola chiesa ortodossa (già chiusa), qualche bar e ristorante aperto, solo giovani maschi tra i fumi del narghilè.
27 dicembre 2005 – Nazareth, Monte Tabor e Cana
F: Partenza faticosa a causa dei ritardatari, tra cui… noi. Visitiamo la chiesa della Sacra Famiglia dove celebriamo la messa. Sotto ci sono i resti, parzialmente visitabili, della casa dove ha abitato Gesù.
S: È una grotta e quelle scale salite e scese milioni di volte da Maria, da Gesù e da Giuseppe…
F: Mentre la nostra guida litiga con un altro gruppo di turisti visitiamo gli scavi archeologici e l’annesso museo. Ci sono molte iscrizioni interessanti, tra cui quella che è probabilmente la prima Ave Maria. Andiamo poi alla Basilica dell’Annunciazione. Molto belli i mosaici esterni, provenienti da tutto il mondo, che raffigurano la Madonna con Gesù bambino in moltissimi stili diversi. Dentro, la Grotta dell’Annunciazione si perde nel grande interno della basilica. Saliamo alla Basilica Superiore e da qui attraversiamo il suq per arrivare alla Sinagoga, edificio completamente ricostruito dai Crociati sulle fondamenta della vecchia Sinagoga di Nazareth.
S: “Oggi si è avverata questa scrittura che avete udito con i vostri orecchi”.
F: Vediamo la chiesa cattolica di rito greco accanto alla Sinagoga e attraversiamo nuovamente il suq per raggiungere la chiesa di Gabriele che avevamo visto da fuori ieri, durante la passeggiata dopo cena.
S: Dentro la chiesa c’è la fontana dove, secondo una tradizione, la Madonna avrebbe visto per la prima volta l’arcangelo Gabriele.
F: Oggi c’è il sole e non fa molto freddo. Pranzo in albergo.
S: Pollo.

Chiesa della Trasfigurazione (Monte Tabor, 2005)
S: Sul pavimento della chiesa si apre una botola per toccare la roccia.
F: Veduta panoramica, il vento muove i rami di ulivo. Da qui riscendiamo…
S: …scapicollandoci sui taxi…
F: …e ci spostiamo verso Cana. Arriviamo alla chiesa-santuario delle Nozze eretta sul luogo in cui è avvenuto il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino. Dopo una breve celebrazione, tutte le coppie presenti, tra cui noi, rinnovano le promesse sponsali con tanto di ri-benedizione degli anelli…
S: …e certificato di ri-promessa con tanto di bollo.
F: Ritorniamo in albergo che è già buio. Breve riunione di “autocoscienza” nella sala meeting dell’albergo: ognuno dice chi è, che lavoro fa, etc. E poi cena.
S: Pollo.
F: Dopo cena, birretta e chiacchierata con alcuni del gruppo.
S: Tra cui una coppia di giovani sposi la cui moglie conoscevo da anni e che ho ri-incontrato per caso in questo viaggio
28 dicembre 2005 – Lago di Tiberiade, Cafarnao e Tagba
F: Sveglia all’alba, piccola colazione. Alle 7 del mattino siamo già in pullman alla volta del lago di Tiberiade. Raggiungiamo l’omonima città costiera e qui ci imbarchiamo per la traversata del lago.

Federico solca le acque del lago di Tiberiade
Il breve tragitto è molto bello: intorno a noi le colline della Galilea, più in lontananza le alture del Golan. La giornata è bellissima, tira un po’ di vento, ma le acque non sono molto agitate. A metà del lago ci fermiamo e leggiamo il passo del Vangelo di Giovanni ambientato qui. Approdiamo nei pressi di Cafarnao che raggiungiamo per visitare gli scavi. Bella la Sinagoga (o quel che ne resta) e le rovine della casa di Pietro.

Cafarnao, la Sinagoga (2005)
S: Una delle prime comunità cristiane si è riunita qui. E Gesù ha abitato qui, probabilmente.
F: Visitiamo la chiesa della moltiplicazione dei pani e dei pesci, in un luogo detto “sette fonti” per la ricchezza delle acque. A causa della dolcezza del posto si dice che fosse uno dei preferiti di Gesù… come lo capiamo!!! Da qui saliamo in pullman verso la vetta del Monte delle Beatitudini. La vista sul lago è splendida. Il vento si alza a tratti. Celebriamo la Messa all’aperto davanti al lago.

Monte delle Beatitudini
Pranziamo nella casa di fronte alla chiesa, un centro di accoglienza gestito da suore (spaghetti, insalata e – ovviamente – pesce San Pietro). Di nuovo in pullman verso la vicina città di Tagba, luogo del Primato di Pietro. Anche questo posto è suggestivo: nella piccola Chiesa arriva il rumore delle onde del lago appena fuori. Sempre in pullman fino alle rive del Giordano, dove rinnoviamo le promesse battesimali, ma il posto è brutto, salmastro, insettoso e pieno di esaltati che si battezzano in vesti bianche.
S: Tenuto poi conto che NON è il luogo dove Gesù è stato battezzato… chi se ne importa.
F: Torniamo in albergo a Nazareth. Dopo esserci riposati un po’, usciamo di nuovo, verso le 18. Ho per la prima volta da quando sono qui la sensazione tangibile della convivenza delle tre religioni in un piccolo spazio: il muezzin tuona dagli altoparlanti della moschea in costruzione accanto alla Basilica dell’Annunciazione, noi che stiamo andando lì per un momento di preghiera e passiamo di fronte ai negozi gestiti da ebrei. Dentro la Basilica facciamo quasi un’ora di meditazione intensa; finalmente un po’ di silenzio, un po’ di tempo per la mente, dopo i ritmi serrati di questi giorni. Torniamo in albergo.
29 dicembre 2005 – Jericho, Qumran, Gerusalemme

Federico e Serena di fronte al sicomoro di Zaccheo (Gerico, 2005)
F: Giornata lunga e piena di cose. Lasciamo l’albergo di Nazareth molto presto e iniziamo la discesa lungo la valle del Giordano. Il paesaggio è inizialmente molto verde, poi si fa mano a mano più desertico con grandi dune pietrose e lunghi filari di palme da dattero. Superiamo il doppio check point israeliano-palestinese per entrare a Gerico. Qui, foto e riprese davanti al Sicomoro di Zaccheo e prima sosta shopping presso un negozietto di palestinesi amici della guida. Proseguiamo verso Qumran, luogo del ritrovamento dei famosi rotoli nonché antica sede degli Esseni. Il paesaggio è bellissimo, con le grandi montagne desertiche contro il cielo azzurro. Tappa al Mar Morto, salatissimo e untuoso. Alcuni fanno il bagno, Serena immerge i piedi, io niente. Torniamo a Gerico per il pranzo in un negozio-ristorante.
S: Pollo.
F: Poi attraversiamo il Deserto di Giuda, che è un deserto-deserto, con tanto di dune e accampamenti di beduini (solo che non hanno più le tende, ma capanne di lamiera come nei campi nomadi). Bellissima sosta in una valle da cui si vede un antichissimo monastero scavato in una parete rocciosa.

Il deserto di Qumran
S: È il luogo dove secondo la tradizione san Gioachino si è rifugiato dopo essere stato maltrattato dai sacerdoti del Tempio.
F: Proseguiamo fino a Gerusalemme. Fortissimo contrasto con Nazareth: qui c’è un traffico caotico, con lunghe file ai semafori. Le cupole d’oro della città brillano con l’ultima luce del giorno. Visita al Cenacolo.

Gerusalemme
S: Dove, per motivi pretestuosi, è impedito ai Cristiani di celebrare la Messa.
F: Poi Messa nel cosiddetto Cenacolino. Da qui finalmente ci trasferiamo all’albergo “Casa Nova” gestito dai Francescani, nel cuore della Città Vecchia. Delusione, l’albergo è un ex convento: stanze spartane e servizi minimi, ma in fondo questo è un pellegrinaggio.
S: E siamo a un minuto uno dal Santo Sepolcro!.
F: Dopo cena…
S: …pollo…
F: …andiamo a Betlemme per il secondo giro di shopping, in un altro negozio di amici della guida, stavolta arabo-cristiani. Betlemme di notte è inquietante: le strade sono deserte, solo raramente si vedono passare gruppetti di arabi, per lo più giovani. Superato il recente muro di cemento sembra che ci sia il coprifuoco, eppure un negozio su dieci è aperto, sebbene siano già le nove di sera: in attesa di quali clienti?

Betlemme, il muro (2005)
30 dicembre 2005 – Betlemme e Gerusalemme
F: Al mattino, dopo la colazione, torniamo a Betlemme. Abbiamo la fortuna di poter celebrare la Messa al Campo dei Pastori. È una chiesa-grotta. Non si tratta ovviamente della Grotta della Natività, ma lo scenario è molto suggestivo. Anche oggi il tempo è splendido. Ci spostiamo verso il centro di Betlemme per visitare la Basilica della Natività, che oggi è più strana che mai, tutta in subbuglio con argani, corde, lampade a petrolio posate a terra per essere pulite. Gli Ortodossi la stanno allestendo per il loro natale (6 gennaio). Scendiamo nella Grotta sotterranea, per osservare la Mangiatoia che non c’è (è a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore…) e il nero buco stellato che indica il punto dove è nato Gesù. La Grotta è piccolissima, lunga e stretta e affollata. Alcuni si sdraiano per terra e infilano la testa nel piccolo spazio circondato da lampade per baciare quel punto. La visita prosegue nella chiesa di Santa Caterina.
S: Dove celebriamo la Messa, infatti questa chiesa è tenuta dai cattolici.
F: La cosa più interessante qui è la Grotta (ora una cappella) in cui San Girolamo ha tradotto la Bibbia. Pranziamo alla sala banchetti Nissan di Betlemme, freddissima e tutta per noi. Solito giro di hummus, pollo e riso speziato.
S: Come ogni volta, alla vista dell’hummus, c’è qualcuno che chiede “che cos’è?”. Sono quattro giorni che spieghiamo che è crema di ceci…
F: Veniamo “assaliti” sempre più spesso da venditori ambulanti che con il passare del tempo vendono quantità di souvenir sempre più alte a prezzi sempre più bassi: 10 rosari 10 euro, 4 cappelli 10 euro, due borse 1 euro, etc. Nel primo pomeriggio visita ad Ain Karem, colle di Gerusalemme, zona piuttosto trendy, pub, giovani vestiti elegantemente. Qui c’è la chiesa della Visitazione. Molto bello il muro esterno con il Magnificat in tutte le lingue. Poi visitiamo la chiesa eretta sul luogo in cui è nato Giovanni Battista. Torniamo in albergo in pullman. Alle finestre si vedono le luci delle candele che le famiglie ebraiche accendono per l’inizio dello shabbat. Nel tardo pomeriggio incontriamo Padre Pizzaballa, padre francescano custode della Terra Santa. L’incontro con questo giovane frate è molto interessante. Ci racconta dei problemi dei Cristiani in queste terre. La sera dopo cena, bellissima passeggiata per i vicoli della Gerusalemme vecchia (da Porta Nuova alla Porta di Giaffa).
31 dicembre 2005 – Gerusalemme
F: Oggi visita della Città Vecchia. Molto caos. Arriviamo con il pullman sul Monte degli Ulivi. Visitiamo la Cappella dell’Ascensione…
S: …con impronte dei piedi di Gesù sulla roccia…
F: …la Grotta del Pater Noster (dove Gesù insegnò la preghiera ai suoi), il Dominus Flevit (dove Gesù pianse prevedendo la distruzione di Gerusalemme) e l’Orto del Getsemani con gli ulivi antichissimi testimoni dell’agonia di Gesù. Qui, in una cappella ricavata in una grotta, celebriamo la Messa. Intorno a noi c’è molta confusione, in tutti i posti visti i gruppi si incrociavano a flussi. Molto difficile trovare il tempo e lo spazio per concentrarsi. Torniamo in albergo per il pranzo. Ripartiamo subito per la Via Dolorosa, la Via Crucis compiuta nei luoghi della Passione. Si parte dal Litostroto di Pilato…
S: …con i giochi dei soldati romani incisi sulla roccia…
F: …si prosegue per la cappella della flagellazione e si va fino all’entrata del Santo Sepolcro. È veramente suggestivo passare pregando a voce alta nel cuore del suq, tra le grida dei commercianti e il chiasso del mercato. A differenza di stamattina, qui la confusione contribuisce a creare un’atmosfera emozionante.
S: Soprattutto perché immaginiamo che al tempo di Gesù la situazione fosse più o meno la stessa.
F: Ma l’impatto emotivo più grande c’è al momento della visita alla Basilica del Santo Sepolcro. La costruzione è spettacolare, disordinata e caotica come quasi tutte le chiese ortodosse, ma profondamente suggestiva. Angoli bui, scale abbandonate…
S: …ma che nessuno può toccare…
F: …lampade che pendono da ogni parte e soprattutto le continue processioni delle quattro confessioni che si “contendono” il luogo: cattolici romani, ortodossi, armeni e copti.
S: E pensare che una regola dello status quo è stata decisa dall’imperatore proprio in un momento in cui noi “possedevamo” pochissimo della Basilica del Santo Sepolcro, legge evidentemente fatta per favorire gli ortodossi!.
F: È un continuo muoversi di genti e candele che alzano lodi a Dio nelle lingue più strane e con i paramenti più diversi. Emozionante anche la visita alla Pietra del Sepolcro su cui ha riposato per tre giorni il corpo di Gesù, posta nella minuscola buia cappellina al centro della basilica, sotto l’immensa cupola disadorna. Il piccolo Golgota (molto più piccolo di come lo immaginavo io) è inglobato nella basilica. Dopo questa parentesi fortemente emotiva torniamo in albergo. Sarebbe la sera dell’ultimo dell’anno, ma siamo stanchi morti. Ci riuniamo in una saletta dell’albergo. Canti e barzellette. Brindiamo in anticipo, verso le 23 (22 ora italiana…) e poi a dormire.
01 gennaio 2006 – Gerusalemme
S: Mi sveglio all’alba e corro alla Basilica del Santo Sepolcro prestissimo per volere inaugurare bene l’anno nuovo.
F: È capodanno, ma sembra estate. Oggi la visita riguarda soprattutto le altre due religioni di questa città: l’Ebraismo e l’Islam. Iniziamo visitando il quartiere ebraico e arriviamo alla Spianata del Tempio. Dopo una serie di controlli, metal detector e perquisizioni accediamo alla grande area dove sorgono le moschee. Purtroppo…
S: …grazie alla lungaggine delle chiacchiere della nostra guida…
F: …non riusciamo ad entrare in nessuna delle due, ma la visione della moschea dalla cupola d’oro a distanza così ravvicinata è già appagante.
S: Parla per te!.

Serena sulla spianata della Moschea (Gerusalemme, 2006)
F: Scendiamo al Muro del Pianto, già affollato di ebrei che dondolano pregando. Uomini e donne, noi compresi, vengono separati all’entrata: ci sono due segmenti di muro ben distinti. C’è anche un bar-mitzvah con tanto di corni suonanti e addobbi per le feste.

Gerusalemme, il Muro del Pianto
S: E parenti ciarliere che additano il giovane schiamazzando dalle sedie su cui stanno in piedi.
F: Fa caldissimo, ci togliamo giubbotti e maglioni. Riprendiamo il pullman verso l’albergo. Pranzo.
S: Pollo.
F: Alle due siamo di nuovo fuori per andare a visitare lo Yad Vashem, il grande museo-memoriale dedicato alla shoah. Oltre ad essere molto bello architettonicamente, immerso nel verde di un bosco di circa 5.000.000 di alberi (ognuno di essi ricorda un ebreo morto nei campi di sterminio) è anche molto toccante. C’è un grande memoriale la cui struttura ricorda un po’ quella delle Fosse Ardeatine e il Children’s Memorial, un percorso al buio, pieno di candele, nel quale una voce registrata sussurra i nomi dei bambini uccisi dai nazisti. Torniamo poi al Santo Sepolcro passando per la Porta di Giaffa per celebrare la Messa. Poi a cena. Dopo, preparazione delle valigie. Domani si torna a Roma.
02 gennaio 2006 – Da Gerusalemme a Roma
F: Ultimo giorno del pellegrinaggio. Alle otto del mattino siamo ancora al Santo Sepolcro per la Messa. Oggi c’è meno confusione. Poi torniamo in albergo: dobbiamo lasciare le stanze. Portiamo le valigie giù e le lasciamo in una stanza al piano terra dell’albergo. Compiamo le ultime due visite previste dal programma: la Chiesa della Dormizione della Vergine e quella del Gallicantu, entrambe molto moderne e molto belle. Ancora uno sguardo al bel panorama di Gerusalemme che si gode da qui.
S: Scendiamo dal Gallicantu per una scalinata che è esattamente la stessa da duemila anni e che sicuramente Gesù ha percorso per andare al Getsemani.
F: Torniamo in albergo per il pranzo.
S: Pollo.
F: Abbiamo poi qualche ora di libertà.
S: Miracolo!
F: Ci dividiamo in piccoli gruppetti. Serena, io e qualche altro andiamo alla Porta di Giaffa in cerca di una libreria. C’è, ma è chiusa. Ci facciamo allora una passeggiata nel suq. Poi torniamo in albergo e ci apprestiamo ad andare in aeroporto. Solita lunghissima fila (forse peggio che all’andata) ai controlli e al check-in (con tanto di apertura valigie). Volo tranquillo. A mezzanotte e dieci siamo a Roma, salutiamo tutti e il nostro pellegrinaggio finisce qui.
Pingback: Terra Santa (2010) « Penumpang Penumpang