28 giugno – 4 luglio 2006 – Un’estate movimentata quella del 2006. Sembrava che non dovessimo andare da nessuna parte. Invece poi abbiamo fatto due viaggi on the road. Il primo, meraviglioso, in Scozia.

Eilean Donnan (Scozia, 2006)
28 giugno 2006 – Da Roma a Londra
F: Partiamo dalla polla di afa e umidità in cui galleggia la capitale…
S: …come al solito sembra di stare dentro un bignè…
F: …verso le 21.30 con il volo AZ210 per Londra Heathrow. Arriviamo alle 23 ora locale. Dobbiamo raggiungere il nostro alberghetto, scelto strategicamente vicino all’aeroporto perché domani mattina dobbiamo cercare di partire il prima possibile per Edimburgo. Peccato che il tassista ci applichi la tariffa piena come se dovessimo arrivare al centro di Londra chiedendoci la somma esorbitante di 55 sterline per fare cinque minuti cinque di strada. L’alberghetto è molto pittoresco: una casa vittoriana adibita ad hotel nel piccolo centro di Stanwell a pochi chilometri dal Terminal 4 di Heathrow. Il tizio alla reception è molto gentile e sussulta scandalizzato quando gli diciamo quanto abbiamo pagato per venire fino lì. Domani ci assicura un taxi molto più economico (e così sara: 12 sterline). La stanza è carina, ha il tipico “odore di Londra” che è una miscela di cose magiche. E invece Serena dice che è “puzza di fritto”…
S: Lo dico sì, lo dico!
F: C’è anche una teiera e una vasetto con i biscotti di pasta frolla (cosa molto gradita) e tutto l’occorrente per fare caffè e the
S: Ah, la civiltà degli inglesi.
F: Di notte dormiamo (anche perché siamo piuttosto stanchi) sebbene il fantasma della stanza passi tutto il tempo a fare rumori strani (gocciolii, scricchiolii, etc.).
29 giugno 2006 – Da Londra a Edimburgo
F: Risveglio inglese. Colazione nella bella sala al piano terra. La tipa si stupisce perché mangiamo solo frutta e cereali e non vogliamo toast, uova in padella e pancetta fritta.
S: Ma noi siamo a dieta da un po’ e mangiamo solo cose sane e naturali.
F: Tra le salsine sul tavolo ce n’è anche una che si chiama “Marmitte Extract” che mi incuriosisce molto ma che non apro. Prima delle 8 siamo di nuovo a Heathrow in stand-by per il primo volo utile per Edimburgo. Sembra che il volo che fa comodo a noi (quello delle 9:10 che arriva per l’orario in cui ho prenotato l’auto alla Avis) sia tutto pieno. Invece, all’ultimo minuto, riusciamo a partire. A bordo le hostess ci servono bacon, uova e salsicce mozzafiato. Saranno i mesi di dieta prolungata, ma all’arrivo, Serena ed io (che eravamo seduti distanti), concordiamo sulla bontà del breakfast.
S: E a quel paese la dieta!
F: Noleggio auto. Serena è terrorizzata.
S: Io non voglio guidare al contrario: è pericoloso, andremo a sbattere sicuramente, sia che guido io, sia che guidi Federico.
F: Ci danno una Ford Focus rossa. L’uscita dal parcheggio dell’aeroporto è già drammatica.
S: Ecco! Siamo ancora in tempo per tornare indietro. Finiamola con questa follia!
F: Ma alla fine, per sbaglio o per miracolo, arriviamo a Edimburgo. Il tragico è che non sappiamo bene cosa fare: parcheggiare e farsi un giro? Cercare prima di tutto un albergo? Alla fine facciamo un po’ tutte e due le cose. Lasciamo la macchina in un parcheggio vicino Lothian Road, dove un parcheggiatore dall’accento troppo scozzese perché noi lo si capisca ci dà delle dritte su parcheggio e albergo. Poi a piedi andiamo alla ricerca di un posto per dormire. I primi due alberghi hanno prezzi improponibili, alla fine troviamo alloggio in un dignitoso Ibis al centro per una cifra ragionevole (£ 76). Finalmente possiamo iniziare il nostro viaggio! Attacchiamo il Royal Mile da circa metà e andiamo giù verso Holyrood Palace (che purtroppo è chiuso perché ci sono i reali in visita!), allora risaliamo guardando i negozietti. Arriviamo fino al Castello che visitiamo a lungo.

Il castello di Edimburgo
S: La guida, un giovane scozzese, sembrava essere molto competente e anche molto spiritoso a giudicare dalle risate delle altre persone del gruppo, ma noi continuiamo a non capire l’accento scozzese e quindi ci siamo persi i tre quarti della spiegazione. Una cosa che ho capito è che vi si tiene un festival in cui partecipano i clan scozzesi che deve essere molto bello da vedere.
F: Torniamo a prendere l’auto e – di nuovo con grandi difficoltà (non tanto per la guida a sinistra quanto perché sbagliamo ripetutamente strada) – la lasciamo al parcheggio convenzionato con l’albergo. Di nuovo in giro per una cena veloce: fish & chips.
S: Evviva!
F: Lunga passeggiata (come se non fossimo abbastanza stanchi…) fino al Grayfriars Cemetery.
S: Dove alcuni giovani siedono e leggono e parlano e fanno pic-nic tra le lapidi come se fosse una cosa normale.
F: Poi birra e in albergo a dormire.
30 giugno 2006 – Da Edimburgo a Loch Ness
F: Ci risvegliamo in una Edimburgo molto piovosa. Poi andiamo a ritirare la nostra Ford al garage. Uscire da Edimburgo si rivelerà difficilissimo. Siamo costretti a fermarci e a chiedere la strada passo passo all’omino della reception di un B&B che incontriamo mentre ci siamo…
S: …ripetutamente…
F: …persi per le vie della città. Finalmente raggiungiamo il grande Forth Bridge che collega la parte di Scozia in cui si trova Edimburgo con la parte superiore dell’isola.
S: Federico mi spiega che questo è il Firth of Forth, qualunque cosa significhi.
F: Ha iniziato a piovere fortissimo, il che non facilita, ma guidare lungo le autostrade è più facile che in mezzo al traffico. Arriviamo all’altezza di Perth, poi giriamo verso Stirling e finalmente cominciamo a vedere qualcosa di bello: i primi loch nel tratto che porta fino a Fort Williams. Da qui risaliamo fino a Invergarry e facciamo tappa a Fort Augustus dove fissiamo una stanza per stanotte al Caledonian Hotel. Fort Augustus è sulle rive del Loch Ness e qui facciamo una mini-traversata di un’ora in battello. Del mostro, ovviamente, nessuna traccia. Riprendiamo la macchina e facciamo tutta la A87 da Invergarry a Kyle Of Lochalsh attraversando scenari molto verdi e molto belli. Spesso ci fermiamo per fare foto e riprese. Arriviamo al castello di Eilean Donnan che sorge su un isolotto collegato alla terraferma con un ponte. L’orario delle visite è appena terminato, ma secondo me il castello è più bello da fuori che da dentro.
S: Consolati con l’aglietto…
F: Torniamo senza fare più tappe a Fort Augustus, dove ceniamo in una birreria (ottimo haddock fritto e salmone arrosto. Porzioni “troppo abbondanti”). Vediamo dalla tv della camera in albergo (o meglio: Serena vede, io dormo) la partita Italia-Ukraina che finisce tre a zero per l’Italia.
S: Alè-oh-oh alè-oh-oh!
01 luglio 2006 – Da Loch Ness a Tongue
F: Giornata piena. Dopo una buona colazione all’inglese…
S: …oramai non abbiamo più freni…
F: …lasciamo l’hotel sul lago di Ness e dirigiamo l’auto verso nord. La prima tappa è il bellissimo castello di Urquhart, di cui ormai restano solo le suggestive rovine a picco sul lago. Serena dice giustamente che il massimo sarebbe vederlo con le onde che si infrangono sotto gli scogli nel bel mezzo di una tempesta. Invece la giornata di oggi è splendida e piena di sole. Dopo Urquhart facciamo una tappa non prevista che si rivelerà invece opportuna: il castello di Dunrobin, che è come quelli delle favole. Con le torri ricoperte da tetti conici e colorati. Lo visitiamo anche all’interno. Fuori ci sono giardini alla Lewis Carroll e un falconiere che fa un breve spettacolino con falconi, aquile e allocchi ammaestrati.

Spettacolo di falconeria nel parco del castello di Dunrobin (Scozia, 2006)
Poi tutta una tirata fino a Wick, anche se ogni tanto ci fermiamo per fotografare il panorama. Qui visitiamo la torre in rovina dell’antica fortezza di Wick. Per arrivarci costeggiamo una scogliera bellissima…

Le scogliere di Wick (Scozia, 2006)
S: …alla fine di una lunga passeggiata…
F: …piena di nidi di gabbiani. La scogliera è abitata da un numero impressionante di conigli selvatici che scappano nelle tane non appena compariamo all’orizzonte. Siamo gli unici visitatori, qui. Di nuovo in macchina fino a John O’Groats, una delle punte estreme del nord della Scozia, poi da qui raggiungiamo a piedi…
S: …con un freddo e un vento che ti tagliano le orecchie…
F: …Duncansby Head, la punta estrema in assoluto. Il paesaggio qui è davvero incredibile: due faraglioni sorgono dal mare di fronte alla scogliera, immersi nella nebbia. Intorno campi enormi dove le pecore pascolano liberamente.

L'indimenticabile veduta di Duncansby Head (Scozia, 2006)
S: Qui il prato arriva praticamente fino al mare e le pecore brucano a strapiombo. Fa impressione, è molto bello.
F: È quasi ora di andare a cercare un posto per dormire e per cenare. Prendiamo la A836 e costeggiamo buona parte del margine settentrionale arrivando fino a Tongue (anche qui con qualche tappa intermedia per immortalare il paesaggio). Troviamo posto in una guesthouse e andiamo a mangiare in un albergo accanto. Finalmente assaggio l’haggis che è più buono (e “mangiabile”) di quel che credevo.
02 luglio 2006 – Da Tongue a Stonehaven
F: Domenica mattina a Tongue: siamo le uniche due anime in giro per le strade del paesino. Dopo la robusta colazione scozzese andiamo in escursione a piedi (per smaltire le salsicce) verso le rovine della torre di Warwick. La nebbia si sta alzando dal lago sottostante e scopre pian piano le cime dei monti. Poi riprendiamo la macchina e ripartiamo, direzione sud, verso il castello di Cawdor. Sarà la nebbiolina scozzese, ma i paesaggi che incontriamo lungo questo tratto di strada sono forse i più belli visti fino ad ora. A Lairg ci fermiamo per fare il pieno, poi proseguiamo dritti fino a Cawdor, lo scenario del Macbeth. Visitiamo il Castello e ci perdiamo per i giardini che lo circondano.

Federico e Serena di fronte all'ingresso di Cawdor (Scozia, 2006)
S: Ora, dopo questo continuo altalenarsi di brutto tempo e bel tempo, capisco perché gli inglesi amano così tanto i giardini e i fiori.
F: Di nuovo in macchina alla volta di Wine Tower, dove la leggenda vuole che ci sia un fantasma che nelle notti di tempesta suona la cornamusa. Mentre siamo in strada comincia a piovere forte (quindi magari c’è qualche probabilità di vedere il fantasma). Arriviamo a Fraserburgh che piove a dirotto. A piedi dal parcheggio del museo dei fari scozzesi fino a Wine Tower. Del fantasma nessuna traccia.
S: Niente mostro di Loch Ness, niente fantasma, ma qua…
F: Di qui fino a Stonehaven passando per la trafficatissima Aberdeen. Stonehaven è “molto pittoresca”: un villaggio, neanche troppo piccolo, di pescatori. Troviamo posto in una bella locanda al porto. Ceniamo lì.
S: Io non mangio nulla perché mi sono sbafata poco fa un’enorme scatola di fish&chips.
F: Poi – dopo una breve passeggiata tra moli e gabbiani – andiamo a dormire.
03 luglio 2006 – Da Stonehaven a Edimburgo
F: Anche questa giornata inizia con un’escursione non programmata, ma bellissima. Dopo aver lasciato lo Ship Inn dove abbiamo dormito stanotte e prima di riprendere l’auto…
S: …e dopo la solita quantità spropositata di salsicce e uova…
F: …ci incamminiamo lungo il sentiero che porta a Dunnottar Castle. Ancora una volta lo scenario sembra irreale: scogliere piene di gabbiani (e del loro verso continuo) e conigli, prati sconfinati, dove pascolano mucche e pochi metri dai precipizi delle scogliere, rovine di castelli all’orizzonte immerse nella nebbia.

No, non è una copertina inedita dei Pink Floyd... Siamo nei dintorni di Stonehaven (Scozia, 2006)
Entriamo tra le mura cadenti di Dunnottar e, sorpassate le rovine dell’antica cappella, riusciamo a vedere sugli scogli sotto di noi alcuni esemplari di puffins che da noi si chiamano, credo, “pulcinelle di mare”.
S: All’ingresso la giovane bigliettaia ci aveva detto tutta contenta che oggi alcuni puffins si erano radunati sulla scogliera sotto le rovine della cattedrale e che dunque era possibile vederli, come se noi fossimo venuti lì per i puffins invece che per le rovine, quindi abbiamo capito che era una cosa rara, allora ci siamo affannati per andarli a vedere. E infatti sono carinissimi.

Dalla nebbia emergono le rovine di Dunnottar (Scozia, 2006)
F: L’escursione a Dunnottar ci porta via più tempo del previsto. L’idea di ripartire oggi per Londra, come era nei nostri piani all’inizio, si fa sempre meno probabile. Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso il castello di Glamis (imperdibile, stando a quanto dice la nostra guida).

I giardini di Glamis (Scozia, 2006)
In effetti vale la pena, non fosse altro perché riusciamo a vedere un altro animale “tipico”: la mucca delle highlands con il ciuffo folto sulla testa. Poi visitiamo il castello, facciamo un giro per i giardini circostanti e ci prendiamo un the con i dolcetti…
S: …perché ne avevamo proprio bisogno…
F: …al Victorian Restaurant. Sono ormai le 16 quando lasciamo Glamis. L’idea è: raggiungere l’aeroporto di Edimburgo, riconsegnare l’auto, dormire in un hotel lì vicino e partire presto l’indomani. La prima parte è facile. Il problema è che gli hotel dell’aeroporto sono tutti pieni e solo dopo un bel po’ di fatica riusciamo – grazie al tourist point dentro lo scalo – a trovare alloggio in un B&B a tre miglia dall’aeroporto. Smolliamo le valigie, stanchi, e andiamo a cenare. Anche questo non sarà facile: i pub hanno già chiuso le cucine, ripieghiamo su McDonald e al pub ci andiamo solo per prendere una birra prima di andare a dormire.
04 luglio 2006 – Da Edimburgo a Roma
F: Rientro a casa senza problemi. Volo BA1489 EDI-LHR OK. Volo AZ205 LHR-FCO OK. Alle 17 circa siamo a casa.
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