U.S.A. (New England)

10 – 19 agosto 2006 – Un’estate movimentata quella del 2006. Sembrava che non dovessimo andare da nessuna parte. Invece poi abbiamo fatto due viaggi on the road. Il primo, meraviglioso, in Scozia. Il secondo, meno avvincente, negli Stati del New England.

A spasso per Cape Cod (2006)

A spasso per Cape Cod (2006)


10 agosto 2006 – Da Roma al Connecticut

F: Partiamo da Fiumicino alle 12 (con molto ritardo) con il volo AZ644 per Newark. Il tempo più o meno passa, con film, musichette e cose da mangiare. Io e Serena, però, siamo seduti distanti.

S: Io all’inizio capito vicino a due moleste ragazzine. Una in particolare è la prima volta che fa un viaggio così lungo e comincia a starnazzare. Per fortuna scambiano posto con una coppia seduta dietro e così posso fare il resto del viaggio con due persone civili accanto.

F: Arriviamo alle 15 circa ora locale. Andiamo subito ad affittare la macchina alla Avis, dopo aver comprato scheda telefonica per rassicurare le mamme circa il nostro arrivo…

S: …anche perché appena atterrati abbiamo saputo dello sventato attentato a Londra, ma scopriamo che nessuna delle due mamme era preoccupata per noi. Non ci sono più le mamme di una volta…

F: L’auto che ci danno stavolta è meno bella di quella dell’anno scorso: una Ford bianca che non sembra appena uscita – come le altre – dall’autolavaggio. Cerco di riprendere subito dimestichezza con il cambio automatico e prima di poter dire qualsiasi cosa…

S: …tipo: “pollo con patate”…

F: …già siamo sulla I-95 diretti a Boston. Delirio per uscire dal traffico che circonda NY. Percorriamo una specie di grande raccordo anulare con camion tipo “Duel” da tutte le parti, attraversiamo il Washington Bridge ma la situazione non migliora. Il traffico si dirada solo quando ormai siamo nel Connecticut inoltrato. Ma siamo anche molto stanchi. Serena sonnecchia proprio. Io vorrei cercare subito un posto per dormire. Solo che è ancora molto presto (le sei del pomeriggio) e se dormiamo ora domani mattina siamo svegli all’alba. Allora ci fermiamo presso uno dei giganteschi outlet che sono numerosi da queste parti. Compriamo un paio di scarpe da ginnastica per me e uno per Serena più un altro paio di cosette che ci mancavano. Poi finalmente ci mettiamo in cerca di un posto per dormire. Ma la ricerca è meno facile del previsto. Alla fine troviamo un lodge bellissimo a Old Lyme. Solo che costa molto ($ 165), ma la tipa alla reception ci fa uno sconto notevole e così paghiamo solo ($ 100).
Come se non fossimo abbastanza stanchi riprendiamo la macchina e andiamo in un supermercato incrociato prima per comprare qualcosa da sgranocchiare. Il banco “deli” è chiuso. Ripieghiamo su un sushi da 10 pezzi e un pacchetto di patatine. Poi a dormire nel letto a baldacchino alto un metro e mezzo.

S: …E per stanotte è scongiurato il pericolo di dormire in un pulcio-motel.

11 agosto 2006 – Dal Connecticut a Cape Cod

F: Lasciamo l’inn di Old Lyme diretti verso Cape Cod. Vorremo visitare l’isola di Martha’s Vineyard, ma i prezzi del traghetto che parte da New Bedford sono proibitivi ($ 58 a persona). Decidiamo allora di dedicarci esclusivamente a Cape Cod e per certi versi facciamo bene perché sarà necessaria tutta la giornata. Il problema è che c’è un traffico incredibile: ci sono code a ogni semaforo e in certi punti si procede a passo d’uomo. Non ce l’aspettavamo ed è un po’ stressante. Superiamo il ponte di Bourne e finalmente entriamo nella penisola di Cape Cod. Dopo una veloce veduta panoramica del canale salmastro arriviamo al visitor center dove prendiamo un po’ di informazioni. Ci cimentiamo così in due percorsi naturalistici (piuttosto deludenti) e poi andiamo al mare, anzi… all’oceano. La spiaggia di Coastguard Beach, raggiungibile solo con uno shuttle bus guidato da ranger, è piuttosto affollata, ma soprattutto è piena di gabbiani e nell’acqua freddissima avvistiamo due foche (dopo lunghi appostamenti riusciamo a malapena a fotografare il muso che esce dall’acqua).

Uno dei fari di Cape Cod (2006)

Uno dei fari di Cape Cod (2006)

Ci spingiamo fino all’estremo nord della penisola, fino a Provincetown, dove in realtà c’è ben poco da vedere. Alla fine, dopo una breve passeggiata lungo una scogliera artificiale e la visita ad uno dei fari del luogo, decidiamo di tornare indietro e cercare un posto per dormire.
A Cape Cod i prezzi sono troppo alti. E comunque non c’è posto. Puntiamo verso Plymouth…

S: …lasciando così, definitivamente, un posto su cui avevo riposto tante speranze ma che alla fine si è rivelato deludente. Speriamo bene, perché ci sono molti posti da queste parti da cui mi aspetto molto…

F: …dove troviamo da dormire in un albergo inutilmente lussuoso.
Cena a base di lobster (ovvero astice, che qui è una pietanza tipica, anche se molti la confondono con l’aragosta) più fritto di pesce in quantità industriale.

S: Mai che impariamo a fare le ordinazioni, qua in America).


12 agosto 2006 – Da Cape Cod al Maine

F: La giornata inizia bene: colazione da Donkin’ Donuts e poi giro turistico per Plymouth, una cittadina davvero molto carina, con belle casette in riva al mare, viali e giardini e, soprattutto, i numerosi monumenti che ricordano l’arrivo dei Padri Pellegrini nel 1620.

Una delle nostre foto preferite (Plymouth, 2006)

Una delle nostre foto preferite (Plymouth, 2006)

S: Nonché delle Mamme Pellegrine.

Il Mayflower! (Beh, insomma, una ricostruzione...)

Il Mayflower! (Beh, insomma, una ricostruzione...)

F: In pratica i fondatori degli U.S.A. Visitiamo la ricostruzione del Mayflower, il vascello con il quale approdarono qui. È una bella giornata e questa prima parte della mattinata ci ripaga dalla mezza delusione di ieri. Poi però ricominciano i problemi: la I-95 è trafficatissima e nel Maine non ci si arriva mai. I paesaggi intorno a noi sono belli, ma forse un po’ monotoni e Serena non è per niente soddisfatta.

S: Qua…

F: Il piano è: raggiungere una città relativamente vicina all’Acadia National Park, pernottare due notti lì, cominciando le visite da domani. E così facciamo.

S: È incredibile quando i nostri piani funzionano.

F: Troviamo un hotel a Bangor (Serena dice che è una topaia, per me va benissimo.

S: È un pulcio-motel! Puzza!

F: Non è puzza, è l’odore del disinfettante. Prenotiamo due notti e poi ci facciamo un giro per il mall del paese. Compriamo due felpe (perché fa un po’ freschetto) e poi ceniamo in una “taverna” molto carina. Domani speriamo bene.

13 agosto 2006 – Maine, Acadia National Park

F: Ci svegliamo piuttosto presto e dopo la colazione un po’ miserella al motel riprendiamo l’auto e alle 07.30 siamo già sulla strada per l’Acadia National Park. Rientrare in un parco è molto bello, ci ricorda la vacanza dell’anno scorso sulla west coast. Prendiamo un po’ di informazioni al visitor center e ci dirigiamo verso la cittadina di Bar Harbor da cui partono le navi per il whale-watching. Prenotiamo il tour delle 09.30 e dopo essere andati a comprare una felpa extra per Serena (la tipa alla biglietteria ci ha detto che in mare aperto farà molto freddo) siamo pronti per partire. Il tour è emozionante. Ci spingiamo per diverse miglia nelle acque dell’Oceano Atlantico. Prima tappa, una minuscola isola con un faro sulle cui rive nidificano i puffins (animali rarissimi che quest’anno abbiamo visto già due volte! In Scozia e qui)

S: Per me sono sempre gli stessi che fanno avanti e indietro.

Whale watching al largo delle coste del Maine (2006)

Whale watching al largo delle coste del Maine (2006)

F: Ma la parte migliore arriva quando cominciamo a vedere le balene. La prima cosa che si avvista è il getto d’acqua che esce dal foro sulla schiena. Poi si vede il dorso e per ultima la coda che punta verso l’alto prima che tutto il cetaceo si rituffi in mare. Ne avvistiamo sicuramente più di quattro. Poi torniamo alla base.

Riattraccando a Bar Harbor (Maine, 2006)

Riattraccando a Bar Harbor (Maine, 2006)

S: Avevano ragione: faceva un freddo cane e tirava un vento terribile.

Serena in cima a Mount Cadillac (Acadia National Park, 2006)

Serena in cima a Mount Cadillac (Acadia National Park, 2006)

 F: Il resto della giornata lo passiamo visitando il Parco che ha degli angoli notevoli: il panorama spettacolare dal Monte Cadillac. Il bel laghetto di Jordan Pond intorno al quale gira una passeggiata di circa due chilometri che facciamo molto volentieri. Ceniamo nel parco in un ristorante proprio sulla riva del lago: ovviamente, lobster. Come sempre al ritorno ci perdiamo per tornare al motel e dobbiamo chiedere le indicazioni due volte prima di trovare la strada.

14 agosto 2006 – Dal Maine al Vermont

F: Oggi è stata un’altra giornata mezza fasulla. Ci svegliamo presto e dopo la colazione lasciamo il motel di Bangor diretti verso il Vermont. L’idea è quella di andare a visitare la fabbrica di sciroppo d’acero a Saint Johnsbury. Arriviamo fino ai confini tra il Maine e il New Hampshire e qui ci accorgiamo che c’è qualcos’altro da vedere. Ci fermiamo a prendere informazioni al visitor center vicino Gorham e facciamo una diversione verso la White Mountains National Forest. Da qui prendiamo una funivia che ci porta sulla sommità della Wildcat Mountain da cui si può godere di uno splendido panorama.

Federico e Serena a Wildcat Mountain (New Hampshire, 2006)

Federico e Serena a Wildcat Mountain (New Hampshire, 2006)

Scesi, riprendiamo la via per Saint Johnsbury. Raggiungiamo la fabbrica di sciroppo, ma è chiusa per pranzo. Qui avviene il contrattempo: decidiamo di provare a cercare una stanza al Comfort Inn della città, ma sbagliamo uscita e ci troviamo sulla I-91 senza possibilità immediate di tornare indietro. Quando raggiungiamo la prima uscita utile per invertire direzione sbagliamo di nuovo. La prossima uscita è a 45 miglia! Ormai siamo così lontani da Saint Johnsbury che non ha più senso tornare indietro.

S: A questo punto in macchina la tensione si taglia con il coltello.

F: Decidiamo allora di proseguire verso sud fino a White River Junction. L’unica cosa che ci consola un po’ è che i paesaggi intorno a noi sono bellissimi.

S: Snort…

F: A White River Junction troviamo posto in un altro Comfort Inn. Ne approfittiamo per fare il bucato. Ceniamo presto al cinese vicino all’hotel e poi a riposare.

15 agosto 2006 – Dal Vermont a Boston

F: Questo viaggio è molto stancante. Lasciamo White River Junction dopo una colazione a base di waffles e sciroppo d’acero. Ripercorriamo la I-91 verso nord fino a Saint Johnsbury dove finalmente riusciamo a visitare la fabbrica di sciroppo d’acero, sciroppo che degustiamo alla fine del tour. Compriamo qualche souvenir.

Serena corona uno dei sogni della sua vita: visitare una fabbrica di sciroppo d'acero (St. Johnsbury, Vermont, 2006)

Serena corona uno dei sogni della sua vita: visitare una fabbrica di sciroppo d'acero (St. Johnsbury, Vermont, 2006)

Da qui tutta una tirata fino a Salem…

S: …la città del famoso processo alle streghe…

F: …solo che… è la Salem sbagliata! Siamo finiti a Salem (New Hampshire) e non nella più celebre Salem (Massachussets). Per fortuna sono vicine. Arrivati nella Salem giusta lasciamo la macchina in un parcheggio a pagamento e poi visitiamo il Museo delle Streghe, dopo aver visto la Casa dei Sette Abbaini dove è nato e vissuto Nathaniel Hawthorne.

Federico davanti alla statua di Nathaniel Hawthorne (Salem, 2006)

Federico davanti alla statua di Nathaniel Hawthorne (Salem, 2006)

Tutta la cittadina ruota intorno al business delle streghe, in un trionfo di souvenir e attrazioni a tema. A me fa un po’ impressione che tutto questo nasca perché nel seicento alcune poveracce sono state giustiziate senza motivo. Un po’ come se tra qualche secolo qualcuno facesse un parco dei divertimenti ispirato alle Fosse Ardeatine! Finiamo la visita di Salem verso le cinque del pomeriggio e ci vorranno tre ore prima di trovare il motel di Cambridge dove abbiamo deciso di dormire. Tutto questo perché c’è un traffico bestiale dovuto anche a massicci lavori stradali nel centro di Boston. Insomma, arriviamo stremati al motel. Andiamo a cena nel locale accanto e questo risolleva un po’ la serata. Ci diverte la tipica “americanità” del posto: bowling su due livelli, megaschermo che trasmette una partita di baseball (Boston Red Socks contro Detroit Tigers), hamburger e patatine a volontà.

 

16 agosto 2006 – Boston

F: Lunga giornata dedicata alla visita della capitale del Massachussets. Lo shuttle bus del motel ci porta fino ad Alewife Station (linea rossa della metro). Qui compriamo i biglietti giornalieri e iniziamo il nostro tour che, inevitabilmente, parte dal Common dove inizia il Freedom Trail, il sentiero in mattoncini rossi…

S: …realizzato dalla pro-loco, e non certo di epoca rivoluzionaria…

F: …che collega i principali edifici storici della città.

Bunker Hill, ultima tappa del Freedom Trail (Boston, 2006)

Bunker Hill, ultima tappa del Freedom Trail (Boston, 2006)

Dalla State House fino a Bunker Hill, il sentiero ci conduce per diverse miglia a nord. Visitiamo anche la U.S. Constitution, la prima nave da guerra della marina americana. Nel percorso ci fermiamo anche da Borders: un bellissimo negozio di CD e libri al quale lasciamo un bel po’ di dollari. Mentre siamo in metro per andare a vedere il luogo del Boston Tea Party ci accorgiamo che il tour della birreria Samuel Adams (che abbiamo scoperto l’altro ieri e che è diventata la birra ufficiale del nostro viaggio) c’è solo alle 14. Allora facciamo un rapido cambio di programma e ci dirigiamo alla fabbrica di birra che si trova in periferia, a Stony Brooke. Il tour è piuttosto deludente, tanto che fuggiamo prima della fine. A questo punto andiamo finalmente a vedere il luogo del Boston Tea Party. Poi facciamo un bel giro per il M.I.T. e Harvard, due luoghi di cui abbiamo sempre sentito parlare e che ci fa impressione vedere dal vivo.

Serena al M.I.T. (Boston, 2006)

Serena al M.I.T. (Boston, 2006)

Ormai abbiamo i piedi cotti. È da stamattina che camminiamo. Torniamo ad Alewife Station e qui da un telefono pubblico chiamiamo la navetta del motel che ci viene a riprendere. Torniamo a cena nello stesso posto di ieri e andiamo a dormire belli stanchi.

17 agosto 2006 – Da Boston a New York

F: Rifacciamo le valigie. I due trolley sono ormai stragonfi. Oggi è il giorno in cui dobbiamo restituire la macchina all’autonoleggio del JFK. Ci mettiamo così in strada dalla periferia alla volta di New York e nel giro di tre ore circa…

S: …incredibile, riusciamo a non perderci e non significa nulla il fatto che avessimo una mappa dettagliatissima, perché noi in genere ci perdiamo comunque…

F: …siamo all’aeroporto e riconsegniamo la nostra Ford bianca.
Stiamo già pregustando un albergo a Manhattan, quando al chiosco dell’hotel reservation ci dicono che tutti gli alberghi downtown sono occupati.

S: Quest’ultima zampata del destino è stata fatale.

F: Sarà vero? In ogni caso siamo costretti a ripiegare sul costoso Holiday Inn del JFK che è soprattutto mooooolto lontano dal centro e questo ci butta un po’ giù.

S: Non “un po’”. “Definitivamente”.

Waiting for the bus... (New York, 2006)

Waiting for the bus... (New York, 2006)

F: Ci sistemiamo in stanza. Poi con l’autobus Q40 attraversiamo il “malfamato” quartiere di Jamaica (secondo me non è peggiore di quello in cui abitiamo a Roma, ma quando sei fuori casa la percezione è distorta) e arriviamo alla linea E della metropolitana che dopo la corsa di una mezz’oretta ci porta nel cuore di Manhattan sulla Fifth Avenue. Rivedere NY e i grattacieli ci tira su di morale. Passiamo un’ora e mezza al MOMA (bellissimo) che nel nostro precedente viaggio a NY non avevamo visto.

S: Certo, l’abbiamo visto di corsa, ma siamo arrivati tardi e il museo stava per chiudere, quindi pur essendoci stati dentro un’ora e mezza non abbiamo potuto che sfiorare molte sale.

F: Sempre sulla Fifth Avenue visitiamo FAO Schwartz (anche questo era chiuso l’altra volta) e il nuovo Apple Center. Passeggiata fino al Rockefeller Center.

S: Che buffo vederlo adesso con i tavolini e la gente sbracciata, mentre l’altra volta c’era la pista col ghiaccio.

F: Cena veloce da Pizza Hut poi altra passeggiata a Times Square (che fa sempre impressione). Decidiamo di riprendere la strada di casa.

S: E dire che questa volta ci volevamo anche vedere un musical, ma come fai avendo l’albergo dall’altra parte del mondo? Che pizza.

F: Sono appena le 21.30 quando torniamo a Jamaica, ma stavolta l’atmosfera è davvero poco rassicurante. Ciò non ci impedisce di comprare patatine e birra (ma non hanno la Samuel Adams) in uno store della zona per un veloce spuntino prima di andare a dormire.


18 agosto 2006 – New York

F: Rifacciamo il lungo tragitto che dall’Holiday Inn JFK ci porta a NYC. Stavolta arriviamo fino al Greenwich Village (un quartiere che più lo vedo e più mi piace) dove torniamo alla mitica Magnolia Bakery, la pasticceria che avevamo scoperto per caso la prima volta che eravamo arrivati a New York e che è già diventata una tradizione per via delle sue buonissime cheesecake. Serena ne ordina ben quattro e questo fa sì che ce ne andiamo a spasso per un bel po’ con la scatola piena di avanzi di cheesecake. Bighelloniamo per l’ottava avenue senza una meta precisa. Alla Pennsylvania Station prendiamo una metro che ci avvicina un po’ a Central Park. Vediamo Columbus Circle e passeggiamo un altro po’ (quel tanto che basta per farci tornare l’appetito e finire il resto delle cheesecake). Per dir la verità non sappiamo bene cosa fare. Quasi per scommessa entriamo al Natural History Museum lì vicino, e la cosa ci cambia il pomeriggio: restiamo nel museo per ben cinque ore (che ci sono volate), partendo dallo spettacolare Planetarium e poi guardando tutti i diorama con gli animali di ogni parte del globo. E poi la sezione etnografica e l’ala dedicata ai dinosauri. Usciamo stanchi e affamati.

S: Ma soddisfatti e piacevolmente colpiti.

F: Andiamo a cenare da un cinese sull’ottava avenue e poi torniamo in albergo.

Taxi! (New York, 2006)

Taxi! (New York, 2006)

19 agosto 2006 – Da New York a Roma

F: Oggi è il giorno del ritorno (come sempre speriamo che ci sia un posto sul volo per FCO). Facciamo una colazione salata (nel senso del prezzo, non del gusto) al bistrot dell’albergo, poi andiamo a farci un altro giretto per NY. Sgranocchiamo qualcosa in un McDonald’s lì vicino, facciamo un giretto per Barnes & Nobles, ma soprattutto compriamo un’altra valigia. Ogni volta che torniamo da NY abbiamo bisogno di una valigia aggiuntiva…

S: Evviva!

F: Alle 16 siamo di ritorno in albergo dove recuperiamo le altre valigie. Alle 18 siamo al terminal 1 di JFK in stand-by per il volo di ritorno. Riusciamo a prenderlo e torniamo felicemente a Roma.

S: Tutto questo viaggio, nel complesso, pur con i suoi bei momenti, non mi è piaciuto.

Categories: America, Città, Estate, Natura, On the road | Lascia un commento

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