Shanghai

28 dicembre 2006 – 3 gennaio 2007 – Dopo Tokyo, un altro grande Capodanno Orientale: stavolta andiamo in Cina, a Shanghai.

Pudong visto dal Bund (Shanghai, 2007)

Pudong visto dal Bund (Shanghai, 2007)


28 dicembre 2006 – Da Roma a Parigi

F: Partiamo con ritardo da FCO alla volta di Parigi (volo AZ318). Dopo un’ora e quaranta di volo arriviamo a CDG. Teoricamente dovremmo fermarci una notte a Parigi e proseguire domani per Shanghai, ma visto che il tempo è brutto e che è relativamente presto (siamo atterrati alle 12:05) decidiamo di tentare subito la via per la Cina. Il volo AF114 sta imbarcando mentre noi arriviamo al Terminal giusto, riusciamo però a metterci in lista d’attesa per il volo AF112 delle 15:55. Purtroppo però questo volo è pieno e così salta il nostro piano di guadagnare un giorno a Shanghai rinunciando a una notte a Parigi. Dunque, tutto come da copione: navetta da CDG agli Champs Elysees (13 euro a testa!), arrivo in albergo (il Mercure Champs Elysees) e passeggiata ormai tardopomeridiana in una Parigi freddissima e sovraffollata.

S: Di italiani, soprattutto.

F: Arriviamo fino alla Torre Eiffel che stasera è più bella che mai, avvolta da una luce gialla e calda, mentre la punta scompare nella nebbia che copre tutta la città. Sosta in una pasticceria dove ci sbafiamo due ottimi “macarones” alla vaniglia e alla nocciola. Poi, di nuovo sugli Champs Elysees, prima da FNAC e poi da Virgin dove compro un po’ di libri (in francese) di Beckett. Cena in un ristorante indiano sotto l’albergo.

S: Dopo aver cercato invano di cenare in una brasserie parigina.

29 dicembre 2006 – Decollando da Parigi

F: Lasciamo il Mercure piuttosto presto, facciamo colazione in un fast food sugli Champs Elysees. Poi riprendiamo la navetta che ci porta a CDG. Qui dopo aver fatto un difficoltoso check-in con un’addetta non molto collaborativa…

S: …a me sembrava proprio che avesse deciso di non farci partire…

F: …riusciamo a farci mettere in stand-by sul volo AF114. Prendiamo un altro caffè, ritiriamo contanti al bancomat e poi ci mettiamo pazientemente in attesa. Come si dice nei romanzi di appendice, dopo mille peripezie riusciamo a ottenere due carte di imbarco non già per il volo AF114 – che perdiamo a causa di: a) addetta staff check-in che inspiegabilmente ce l’ha con noi e sblocca la lista d’attesa in ritardo dopo una carovana di neri diretti nella fino ad ora sconosciuta località Coutonou che scopriamo solo poi essere in Benin; b) ottusità degli addetti alla sicurezza che, nonostante avvertiti della nostra urgenza, non ci fanno passare avanti…

S: …mentre continuano a far passare avanti famiglie con bambini non perché abbiamo una reale urgenza ma solo perché sono “famiglie con bambini”…

F: …ma ci costringono a una fila assurda mentre c’è un solo (leggi: 1) poliziotto che controlla i passaporti – bensì sul volo AF112 delle 15:55.

S: Quando siamo arrivati di corsa all’imbarco e ci hanno detto che era chiuso abbiamo cominciato a sbraitare anche in italiano davanti alle due incolpevoli addette al gate, allora siamo stati diretti a un altro check-in, sempre sbraitando, dove invece siamo stati trattati molto meglio e ci è stato assicurato l’imbarco.

F: Finalmente si parte, volo abbastanza tranquillo.

S: Eravamo vicini.

F: Serena dormicchia un po’, mentre io non ci riesco, come al solito.

30 dicembre 2006 – Atterrando a Shanghai

F: Diversamente dal solito, arriviamo che non siamo cotti bensì relativamente pimpanti. Dopo l’ennesima fila ai controlli doganali…

S: …in cui ammiriamo l’efficienza cinese nello smistare file…

F: …e il cambio dei soldi, mentre una banda accoglie il 600.000 passeggero dell’aeroporto (!), prendiamo un taxi e ci facciamo portare allo spettacolare Sofitel Hyland che con inconsueta lungimiranza avevo prenotato più di tre mesi fa. Dopo una necessaria doccia e un brevissimo riposino cominciamo la nostra prima escursione. Siamo a East Nanjing Road, praticamente nel pieno centro shopping-turistico di Shanghai. Sembra un luna park, una via di mezzo tra Las Vegas e Times Square.

Federico a Nanjing Road

Federico a Nanjing Road

S: No, sembra Las Vegas PIÙ Times Square!

F: Stanno allestendo il palco per le celebrazioni capodannesche di domani. Veniamo subito avvicinati da diversi tipi che iniziano subito a proporci la vendita delle repliche esatte di Rolex, borse firmate, eccetera. Agli incroci macchine e biciclette strombazzano. Il semaforo passa da rosso a verde e viceversa, ma nessuno – né i veicoli né i pedoni – rispetta la segnaletica. E così ogni incrocio è un ingorgo. Entriamo in qualche negozio (cibo, cd-dvd, libri, abbigliamento): ci sono dieci commesse per ogni potenziale acquirente. Continuiamo a camminare. Alcuni negozi hanno una commessa microfonata e amplificata sulla soglia che cerca di attirare consumatori. In un chioschetto assaggiamo i famosi xiaolonbao, i ravioloni al vapore che qui si mangiano un po’ dappertutto. Poi compriamo anche degli strani frutti, che assomigliano ai lychees, da una venditrice ambulante. Torniamo in albergo, lasciamo le cose che abbiamo comprato e riusciamo in cerca di un posto dove cenare: ci affidiamo alla guida e scegliamo il Meilongzhen, un ristorante “storico” di cucina tipica di Shanghai (che è diversa da quella cinese cui siamo abituati). Per arrivarci dobbiamo fare un lungo tratto di West Nanjing Road, dove ci fermiamo in un paio di negozietti d’antiquariato nei quali venditori molto poco convincenti cercano di venderci alcuni pezzi (che non compriamo).
Finalmente il ristorante, che alla fine si rivela una mezza delusione.
Questa cucina tipica di Shanghai è troppo fredda e troppo aspra rispetto ai sapori stuzzicanti cui siamo abituati.

S: C’è però sempre il dubbio che abbiamo sbagliato a ordinare. In più il modo di mangiare qui è diverso: il cibo deve essere portato dal piatto di portata dentro piccoli ciotolini. Vicino a noi c’erano cinesi autentici, io ero imbarazzata all’idea di fare brutta figura con loro…

F: Torniamo in albergo ri-attraversando le mille luci colorate di Nanjing Road.


31 dicembre 2006 – Shanghai

F: Giornata dedicata alla visita di luoghi sacri. Iniziamo dalla Cattedrale di Sant’Ignazio, dove andiamo per la Messa.

S: Saranno in comunione con la Chiesa di Roma?

F: Pare di sì, almeno a giudicare dai cellulari che squillano durante la consacrazione e dalle lunghezza estenuante dell’omelia. Da qui, con il taxi, ci facciamo portare al Tempio del Buddha di Giada. I taxi a Shanghai costano molto poco, forse anche perché i taxisti ti portano nel posto sbagliato. Infatti arriviamo al Tempio di Jing’an, che è comunque molto bello, ma non è quello più importante, dove avevamo chiesto di essere portati. Ci arriviamo a piedi allora, risalendo Jiangning Road mentre ci allontaniamo dal centro e cominciamo a vedere una periferia più “vecchio stile”.

Cortile interno del Tempio del Buddha di Giada (Shanghai, 2006)

Cortile interno del Tempio del Buddha di Giada (Shanghai, 2006)

Il Tempio del Buddha di Giada merita. Molti monaci con il mulino da preghiera (gnoing-gnoing-gnoing) che vengono affiancati da fedeli e turisti. Gran profluvio di incenso dappertutto. La sala con il Buddha di Giada è molto suggestiva, particolarmente silenziosa rispetto al caos del piano di sotto.

Due statue del Buddha all'interno del Tempio (Shanghai, 2006)

Due statue del Buddha all'interno del Tempio (Shanghai, 2006)

Pranziamo nel ristorante vegetariano vicino al tempio. Molto più buono di quello di ieri sera (nel frattempo, a dire il vero, abbiamo fatto onore a un altro “zozzetto” che vendeva xiaolonbao). Di qui di nuovo in taxi fino alla Pagoda di Longhua.

La pagoda di Longhua (Shanghai, 2006)

La pagoda di Longhua (Shanghai, 2006)

La pagoda, in realtà, non è accessibile al pubblico, ma è tutta la zona intorno che merita una visita. C’è un mercatino, ma soprattutto c’è il bellissimo Tempio Buddhista di Longhua, sicuramente il più bello di quelli visti fino ad ora (compresi quelli di Tokyo).

Il tempio buddhista di Longhua (Shanghai, 2006)

Il tempio buddhista di Longhua (Shanghai, 2006)

 Alcune sale sono spettacolari, affollate di Buddha dorati con statue gigantesche oppure con le buffe statue colorate degli dei e dei bodisattva. Nel piazzale tra il portale e il primo tempio, i monaci stanno facendo le prove per la celebrazione del capodanno di stasera. Visitiamo il centro commerciale dall’altro lato della strada e poi prendiamo l’ennesimo taxi che ci riporta in albergo. Ce la prendiamo comoda, poi, verso le 23.30 scendiamo in strada. I festeggiamenti di piazza che stavano preparando fin da ieri, però, sono inaccessibili: è uno spettacolo esclusivo? Ma allora cosa ci fa tutta questa folla al di fuori della recinzione? Molta gente e poco chiasso, comunque: nessuno schiamazza, nessuno ride. A mezzanotte, veloce conto alla rovescia, brevi fuochi d’artificio e poi tutti via. Un veglione-lampo. Un po’ come quello a cui avevamo assistito a Tokyo quattro anni fa. Anche noi non possiamo fare altro che andare su in albergo e metterci a dormire.

S: E il bello è che la Direzione dell’albergo aveva avvertito tutti i clienti scusandosi per il rumore che inevitabilmente sarebbe salito dalla piazza in festa sottostante, invitandoci anzi a unirci ai festeggiamenti. Ma quali festeggiamenti? Il bello è che anche dentro la festa “blindata” nonostante i megaschermi, i fumi e i raggi laser, non c’è stata musica e all’una massimo era tutto finito. Vabbe’…


01 gennaio 2007 – Shanghai

F: Al risveglio pioviggina, purtroppo. Torniamo alla Cattedrale di Sant’Ignazio per la Messa di Capodanno, ma l’abbiamo persa (l’unica era alle sette del mattino). Allora, visto che ancora sta piovendo, ci sembra il momento giusto per chiuderci nello Shanghai Museum. È il museo più importante della città, giustamente famoso per la sua collezione di statue, porcellane, giade, nonché per la bellissima galleria dei dipinti e della calligrafia.

Serena all'ingresso dello Shanghai Museum (Shanghai, 2007)

Serena all'ingresso dello Shanghai Museum (Shanghai, 2007)

S: La visita al museo mi è piaciuta tantissimo, anche se molti pezzi secondo me più che di epoca Ming erano di epoca… Mao.

Federico a passeggio per la Città Vecchia (Shanghai, 2007)

Federico a passeggio per la Città Vecchia (Shanghai, 2007)

F: Allo shop compriamo diversi ricordini, poi a piedi, sbagliando strada un paio di volte, torniamo in albergo. C’è un flusso di gente incredibile. Si fatica a camminare. In compenso ha smesso di piovere. La seconda tappa di oggi è costituita dagli Yu Gardens, il bellissimo complesso di giardini alle porte della Città Vecchia. Gran tripudio di foto e di riprese, in tempo in tempo prima che ricominci a piovere. Altri acquisti nei bazar accanto ai giardini (per la prima volta da quando siamo qui ci decidiamo a trattare sul prezzo, comunque senza riuscire a spuntarla più di tanto. È inutile: non fa per noi).

Serena nei Giardini del Mandarino Yu (Shanghai, 2007)

Serena nei Giardini del Mandarino Yu (Shanghai, 2007)

I Giardini del Mandarino Yu (Shanghai, 2007)

I Giardini del Mandarino Yu (Shanghai, 2007)

 A questo punto cominciamo il lungo itinerario a piedi all’interno della Città Vecchia secondo quanto indicato dalla guida. Le viuzze che percorriamo sono effettivamente suggestive: spesso maleodoranti e male illuminate, ma comunque piene di vita, con bancarelle, negozietti piccolissimi, gente che cucina in mezzo alla strada e le immancabili biciclette che sbucano dovunque. Attraversiamo anche il mercato degli animali dove vendono gatti, topi, uccelli, grilli. Di nuovo in taxi fino a Pudong. La zona più nuova della città la vediamo immediatamente dopo la più vecchia.

La Pearl Tower con la cima inghiottita dalla nebbia (Shanghai, 2007)

La Pearl Tower con la cima inghiottita dalla nebbia (Shanghai, 2007)

La grande Pearl Tower – che è quasi il simbolo di Shanghai – si perde nella nebbia, come la Torre Eiffel all’inizio del nostro viaggio. Ma in realtà Pudong non è granché. Ci concediamo però una salita supersonica sulla terrazza panoramica della Jimmao Tower, con l’ascensore che fa 88 piani in meno di un minuto. Peccato che anche la punta della Jimmao sia immersa nella nebbia e quindi non vediamo nulla, ma l’effetto di stare quassù è bello ugualmente. Scendiamo e finalmente ceniamo (io è da ieri sera che non mangio, Serena invece si è già concessa uno xialonbao, un dolcetto e un frappuccino da Starbucks). Mangiamo in uno Shanghai Restaurant davanti alla Jimmao Tower. Buono. Poi, non contenti, torniamo alla base e ci sbafiamo due gelatoni all’Hagen-Daasz sotto il nostro albergo.

S: Io era da un po’ che lumacavo la fonduta di cioccolato di Hagen-Daasz, ma non sono riuscita a mangiarla. È tutta colpa di Federico che ha voluto cenare normalmente, poi la fonduta non ci andava più, e poi comunque costava troppo…

L'interno della Morte Nera? No, l'impressionante vista sulla tromba interna dall'ultimo piano della Jimmao Tower (Shanghai, 2007)

L'interno della Morte Nera? No, l'impressionante vista sulla tromba interna dall'ultimo piano della Jimmao Tower (Shanghai, 2007)

F: Passeggiata per smaltire prima di dormire.

02 gennaio 2007 – Shanghai e Qibao

La pagoda (Qibao, 2007)

La pagoda (Qibao, 2007)

F: Anche oggi il tempo non ci assiste, ma questo non ci impedisce di partire alla volta di Qibao, una vecchia cittadina cinese alle porte di Shanghai (a circa mezz’ora di macchina dal centro). Visitiamo dapprima il complesso del tempio e per la prima volta entriamo in una pagoda, salendo fino all’ultimo piano. Iniziamo quindi il nostro giro per i vicoli di Qibao. La pioggia è un po’ una seccatura, ma dà un tocco ancora più caratteristico a questa zona e soprattutto non scoraggia venditori e compratori dall’animare il mercato.

S: Praticamente tutti i piani terra delle case sono negozietti. Noto che ci sono pochissimi occidentali tanto che alcuni cinesi ci chiedono di farci una foto con loro. In effetti mio marito con baffi e barba – ricci per di più – in oriente fa effetto. A Tokyo un bimbetto l’ha guardato con l’espressione che diceva: “ma allora l’uomo nero esiste veramente!” Poverino!

Qibao, 2007

Qibao, 2007

F: Oltre alla solita paccottiglia ci sono bancarelle che vendono cibo (assaggiamo due ottimi spiedini di frutta caramellata) e antichi mastellieri e bottai. Visitiamo il piccolo museo delle sculture in miniatura e la torre con la campana di bronzo portata qui dalle acque. Ma soprattutto assaggiamo il terribile “tofu puzzone” (l’odore è cattivo – ci siamo detti – ma magari il gusto è buono. NO). Dichiariamo concluso il tour di Qibao e via taxi torniamo in albergo a Shanghai. l taxista, di Qibao, ci mette un po’ a trovare il nostro hotel ma alla fine arriviamo. In stanza ci facciamo un the caldo per riprenderci dall’inzuppata di pioggia e poi ripartiamo. Oggi pomeriggio vogliamo vedere Xintiandi, la French Concession e il Bund. Chiediamo al taxista di portarci allo Shikumen Museum di Xintiandi, ma questi si perde e soprattutto non si rassegna a farci scendere, sebbene ormai sia chiaro – almeno noi – che siamo arrivati quanto meno nei pressi del museo che vogliamo visitare. Fatichiamo un po’ a convincerlo, alla fine ci lascia nel posto giusto anche se lo scopriamo quando ormai siamo scesi. Gli shikumen erano le tipiche case dell’espansione urbanistica di Shanghai degli anni Trenta, quando cominciarono ad arrivare gli europei. Ne visitiamo una trasformata in casa-museo e poi ci facciamo un giretto per Xintiandi: due isolati “storici” dalle ruspe e trasformati in shop. Da qui lunga camminata per la French Concession (finalmente ha smesso di piovere!). Vediamo belle vie e bei palazzi e attraversiamo il parco di Fuxing. A questo punto non ci resta che vedere il Bund per dire di aver visto le principali attrazioni di Shanghai. Senza volerlo ci siamo lasciati per ultima la veduta forse più spettacolare. Il Bund è il quartiere che sorge su una delle due rive del fiume Huangpu, esattamente di fronte a Pudong. Da un lato dunque i casermoni novecenteschi del Bund, dall’altro le torri futuristiche della zona nuova. Le due rive sembrano guardarsi in cagnesco. E la nebbia che da due giorni avvolge ogni cosa rende il tutto ancora più affascinante.

Il fiume Huangpu che divide Pudong dal Bund (Shanghai, 2007)

Il fiume Huangpu che divide Pudong dal Bund (Shanghai, 2007)

Riprese e foto, poi facciamo una passeggiata sul lungofiume (Visto che il 2007 sarà l’anno del Maiale secondo l’oroscopo cinese e che questo è il segno di entrambi, Serena sta cercando di acquistare il maialino giallo che ha visto nel mercatino sotto la pagoda di Longhua e che quel giorno non ha comprato)

S: Io lo sapevo! Non bisogna mai lasciarsi scappare un ricordino quando lo si vede, perché è altamente probabile che poi non lo ritrovi, invece se lo compri poi sicuramente ne trovi altri, tutti ovviamente meno costosi.

F: Tentiamo l’esperienza del Tourist Tunnel (il nome dovrebbe insospettirci…) che passa sotto il fiume. È proprio una baracconata per turisti. In uno dei chioschetti lungo la via ci rassegniamo ad acquistare un maialino-salvadanaio.

S: L’originale che avevo visto io non era a salvadanaio e forse era pure più carino, però a questo punto ogni lasciata è persa.

F: La serata (e la nostra vacanza a Shanghai) si concludono degnamente, in un bellissimo ristorante: l’M-on-the-Bund, con vista panoramica e luci soffuse. Mangiamo cose buonissime, tra l’altro siamo anche vicino all’albergo e infatti torniamo a piedi. Prepariamo le valigie e – prima di andare a dormire – ci concediamo un cocktail nella lounge dell’albergo, dove scriviamo le cartoline.

03 gennaio 2007 – Da Shanghai a Roma

F: Siamo ancora avvolti nella nebbia e oggi dobbiamo ripartire. I telegiornali cinesi da due giorni fanno vedere immagini di aeroporti nel caos, quindi arriviamo allo scalo di Pudong convinti di trovare il putiferio. Invece tutto ok. Solito rituale, check-in, stand-by, controlli, etc. e siamo a bordo. Partenza con volo AF117 (40 minuti di ritardo) e volo tutto sommato tranquillo.

S: Solita turbolenza vicino agli Urali, saranno le montagne.

F: A Parigi di nuovo in stand-by per Roma. Anche qui tutto liscio. Ritorno a casa.

Ni-hao!

Ni-hao!

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