Malesia

di Penumpang Penumpang

30 giugno – 17 luglio 2007 – Un meraviglioso viaggio in Malesia, dalle isole Perenthian alla jungla del Borneo, passando per pesci, orangutan, macachi e molti più gatti di quanto avremmo potuto immaginare.

Due orangutan (Borneo, 2007)

Due orangutan (Borneo, 2007)

 

30 giugno 2007 – Decollando da Roma

F: Partiamo alla volta di Fiumicino con tutta calma. Il volo Malaysian per Kuala Lumpur parte infatti alle 13.45. Nessun problema particolare, solita attesa per lo sblocco dello stand-by, poi ci danno i posti e saliamo. A bordo io e Serena veniamo divisi (l’aereo, un B777, è pieno e non ci sono due posti vicini). Serena capita in mezzo a due coppie che speravano di avere più spazio…

S: …e che me lo fanno pesare per quasi tutto il viaggio. Neanche l’avessi fatto apposta contro di loro…

F: …io capito accanto a una famiglia italo-malese con cinque bambini piccoli cinque. A parte questo il volo procede bene tra film, musica, letture, pasti di bordo e… niente sonno.

01 luglio 2007 – Atterrando a Kuala Lumpur

F: E così eccoci in Malesia! A parte il fatto che gli aeroporti sono tutti uguali e hanno tutti lo stesso odore di profumi da duty free shop, siamo a oltre 10.000 Km. da Roma. Il nostro strampalato itinerario prevede che si riparta subito alla volta di Kota Bharu (da lì, in qualche modo, dovremmo organizzare il nostro soggiorno alle isole Perhentian). Pare che non ci siano problemi e ci danno subito due posti sul volo MH1388 delle 10:15 e ci mettiamo buoni buoni in attesa dell’imbarco dopo aver bevuto due improbabili espressi serviti in piccoli boccali di birra. Tutto procede come previsto: a Kota Bharu, direttamente all’aeroporto, troviamo subito un chiosco dove finalizziamo la prenotazione per il nostro soggiorno alle isole Perhentian. Il primo step è il trasferimento in taxi da Kota Bharu a Kuala Besut, mentre il nostro grado di “cottura” (da sonno, da fuso orario, da stanchezza) aumenta. A Kuala Besut trascorriamo un po’ di tempo nel surreale ufficetto della Symphony Travels che gestisce le “fast boat” (…) per le Perhentian. Qui, tra bambini chiassosi, trasferimenti macchina a conduzione molto familiare (il padre del bambino chiassoso) e sonnolenti marinai alla guida di una bagnarola, finalmente arriviamo all’isola di Pulau Perhentian Besar.

In motonave verso Pulau Besar

In motonave verso Pulau Besar

S: Ultimissimo trasferimento: dall’albergo viene mandata una lancia che ci trasferisce dal fast boat al resort e finalmente tocchiamo terra.

F: Alloggiamo al Coral View Resort. Il nostro bungalow è molto miserello (va bene che costa solo 40 euro a notte), soprattutto il bagno è triste, però il posto è indubbiamente affascinante. Molto Seychelles-style. Palme, massi di granito, sabbia bianca e acqua turchese. Nonostante la voglia di buttarsi a dormire, decidiamo che, come sempre, la cosa migliore da fare per abituarsi al fuso è non dormire fino a quando non arriva la notte locale. Così, costume, asciugamani e pomeriggio al mare. Giriamo le due baie intorno al nostro resort: la seconda ci piace di più.

Jack Sparrow was here...

Jack Sparrow was here...

S: A parte e nonostante l’assurdo modo di arrivarci: o rovinando sugli scogli o attraversando un ponte traballante stile Pirati dei Caraibi.

F: Molti bagni e molto sole. Ceniamo sulla spiaggia. Il ristorante del resort ha i tavolini proprio vicini al bagnasciuga.

S: Si dice “battigia”!

F: Totano in salsa d’ostriche, pesce al burro, noodles malesi, gelato e banana fritta. Peccato che qui non si possano bere alcolici al tavolo.

S: Succhi di frutta a cena? Bleah!

F: La notte è movimentata. Per due volte salta la corrente nel nostro bungalow perché lo slot dove inserire la chiave per dare corrente alla stanza non fa contatto come deve. Leggi: niente luce, neanche in bagno… niente aria condizionata. Per due volte vado a cercare i custodi notturni, che ci sono, ma si nascondono bene in mezzo ai bungalow nella jungla di notte. Ogni volta, in modo approssimativo, riescono a far ripartire l’impianto. Alla fine, verso l’una di notte, pare sia tutto ok e finalmente riusciamo a dormire in pace…

02 luglio 2007 – Isole Perenthian

F: Sarà colpa della mezza nottata in bianco…

S: …sarà colpa di un fastidioso malessere che mi colpisce appena sveglia…

Al mare da mattina a sera

Al mare da mattina a sera

F: …ma la giornata di oggi decidiamo di passarla nel più totale relax. Mattinata al mare e pomeriggio al mare, per farla breve. Nel frattempo cambiamo bungalow (dal 538 passiamo al 540) perché la corrente continuava a fare scherzi e alla reception ci danno una nuova sistemazione senza problemi. Una giornata sole e mare ci voleva proprio. Concludiamo in bellezza con cena di pesce fresco grigliato sulla spiaggia e snack e birra in veranda…

S: …unico posto dove siamo autorizzati a bere alcolici…

F: …birra che siamo riusciti a trovare in uno dei pochi posti che vendono alcolici qui sull’isola.

03 luglio 2007 – Isole Perenthian

 

Turtle Bay

Turtle Bay

F: Dopo la colazione ci facciamo portare in barca alla caletta deserta di Turtle Bay (dovrebbero esserci delle piccole tartarughe, e infatti ci sono, peccato che stiano dentro un secchio di plastica pieno d’acqua. A vederle così siamo capaci pure a Roma). Il tipo ci verrà a riprendere verso le 13:30. Passiamo una splendida mattinata: io e Serena da soli tra le palme e l’acqua cristallina. Altri turisti arrivano portati dalle barche, due arrivano pagaiando per conto loro, ma ormai è già quasi ora di rientrare. Pisolino pomeridiano che si protrae fino alle 16, più o meno. Poi, dopo l’ormai già consueto frullatone pomeridiano, decidiamo di affrontare il nostro primo trekking nella mini jungla che si apre dietro il resort accanto al nostro.

S: Ma perché? stavamo tanto bene al sole!

Federico esploratore spaventato

Federico esploratore spaventato

F: Una mezz’ora di camminata nel verde tra zanzare che pungono solo Serena, lucertoloni, pipistrelli, farfalle, libellule e qualche uccello.

S: Io che ho affrontato la jungla in ciabatte sono stata punita con una sbucciatura tra alluce e secondo dito del piede che mi accompagnerà per tutta la vacanza.

F: Sbuchiamo sulla spiaggia di Arwana, che non è niente di speciale (sono più belle quelle vicine al nostro resort), da qui, comunque, affittiamo un passaggio in barca fino al nostro lodge…

S: …cioè: io mi rifiuto di ripassare per la jungla e obbligo Federico a cercare una barca…

F: …e ci godiamo così questa nuova minicrociera mentre il sole sta per tramontare. Passiamo un altro po’ di tempo sugli scogli, poi doccia e andiamo a mangiare la pizza in uno dei ristorantini sul lungo mare (io assaggio la famosa pizza hawaiana, cioè con ananas, pollo e peperoncino).

Quando si dice "cenare in riva al mare"...

Quando si dice "cenare in riva al mare"...

04 luglio 2007 – Isole Perenthian

F: Alle 10 del mattino Serena ha appuntamento al chioschetto di massaggi malesi in riva al mare.

S: Sono molto emozionata: è il mio primo massaggio.

F: Il massaggiatore, Amhad, ci racconta un po’ di cose di lui (il turismo qui alle Perhentian è iniziato circa 25 anni fa, «ora questo posto vi sembra un paradiso – dice – ma dovevate vederlo allora»)

S: Sì, ma a forza di raccontarci dei danni che fa il turismo su queste isole invece di rilassarmi, questo massaggio rilassante mi deprime…

F: Poi, quando viene a sapere che vogliamo fare snorkeling, si propone di accompagnarci con la sua barchetta da quattro posti. Viene anche sua moglie, spagnola, che parla bene inglese e ci spiega un po’ di cose durante la gita. Facciamo la circumnavigazione della piccola isola di Kecil, poi ci fermiamo nel primo punto di immersione: una caletta che ha come nome “karangi” o qualcosa di simile. Qui, a parte le mie ataviche difficoltà a usare bene maschera e boccaglio, riesco a vedere alcuni coralli e un bel po’ di pesci. Ma lo spettacolo più bello ci si presenta nel secondo punto di immersione. Nuotiamo letteralmente in mezzo ai pesci che sono tantissimi, da quelli forse più belli, viola fosforescenti e molto grossi, a quelli piccolini gialli oppure zebrati.

In barca, costeggiando Pulau Besar e Pulau Kecil

In barca, costeggiando Pulau Besar e Pulau Kecil

S: Per quanto l’esperienza sia stata bellissima, io ero un po’ inquieta, mi sentivo come nel film “Gli uccelli”: avevo sempre paura che da un momento all’altro ci attaccassero.

Abbondanza di pesci

Abbondanza di pesci

F: Sono così tanti che basta avvicinare la mano all’acqua, dalla barca, per vedere i pesci saltare fuori in cerca di un po’ di cibo. Come terzo punto di immersione torniamo alla Turtle bay, dove siamo stati ieri, ma stavolta ci fermiamo al largo per ammirare le meravigliose formazioni coralline. Alcune sono gigantesche e piatte, altre ramificate, di colore verde o arancione scuro, con un puntino bianco a ogni estremità. Torniamo indietro cotti di stanchezza e soprattutto di sole. Nonostante fossimo già abbastanza abbronzati, infatti, il sole preso in barca, come sempre accade, ha avuto effetti più violenti, soprattutto su Serena.

S: Eppure mi sono spalmata ripetutamente la crema solare.

F: Dopo il frullatone pomeridiano, ce ne restiamo al letto per il resto del pomeriggio a “sfiammare” un po’. Usciamo per cena: andiamo a festeggiare il nostro 110° “mesiversario” – che cade proprio oggi – nel solito ristorante in riva al mare. Oh, è sempre un posto bellissimo, anche se ci vai tre volte in quattro giorno. Ordiniamo un magnifico trionfo di crostacei alla brace: gamberoni, code d’astice e granchi, involtini di pesce e… patate fritte. Torniamo in stanza, ci vediamo un film sull’iPod…

S: …sì, perché nella nostra stanza very basic non c’è il televisore…

F: …e poi a nanna.

05 luglio 2007 – Isole Perenthian

F: Il risveglio è nuvoloso, il che va anche bene se si considera che di sole non abbiamo preso fin troppo. Dopo la colazione passiamo una prima parte della mattinata in veranda, poi il richiamo del mare è troppo forte…

S: …ma anche l’umidità non scherza…

F: …e ci spostiamo sulla spiaggia dell’altro resort. Qui passiamo più di un’ora all’ombra di una palma poi Serena va ad affittare due maschere con boccagli e ci dedichiamo nuovamente allo snorkeling.

S: La guida Lonely Planet nominava insistentemente quella spiaggia come luogo dove poter osservare coralli e pesci e quindi, visto che eravamo lì, era un peccato lasciarsela sfuggire.

F: Il tratto di mare dove siamo si rivela più ricco del previsto.

S: Vedi?

F: Ci sono dei piccoli pesci viola buffissimi che puntano dritti alla maschera per poi virare a destra o a sinistra quando sono arrivati a pochi centimetri dal tuo naso. A Serena mettono anche un po’ paura.

S: Stesso effetto Hitchcock dell’altra volta.

F: Ci spostiamo alla barriera di scogli di fronte al nostro resort. Altro snorkeling, vediamo grandi spugne di mare. Cominciamo a essere un po’ stanchi. Rientriamo nel bungalow, doccia, e poi spuntino con frutta fresca e frullati. Di nuovo in stanza, cominciamo a studiare la guida per i prossimi spostamenti. Visto che ci sono anche gli indirizzi internet di alcune agenzie che organizzano escursioni decidiamo di fare un salto all’internet point (anche questo dentro un bungalow sulla spiaggia) vicino al resort. Un’occhiata ai programmi e soprattutto alle tariffe dei vari pacchetti ci fa capire che organizzare le visite nel Sabah sarà meno facile del previsto. L’unica è raggiungere Kota Kinabalu e cercare di organizzare le cose da lì.

Torniamo in stanza e cominciamo a rifare gli zaini per domani. Andiamo a cena nel ristorante dove due sere fa eravamo andati a mangiare la pizza. Stavolta prendiamo barracuda (!) alla brace e un altro pesce di cui non abbiamo capito il nome. Beviamo anche uno chardonnay che viene dal Sud Africa, molto buono.

S: in questo ristorante si può bere vino.

06 luglio 2007 – Dalle Isole Perenthian a Kuala Lumpur

F: Ci svegliamo molto presto rispetto ai giorni passati, perché oggi lasciamo il resort delle Perhentian con il traghetto delle 8. Ma vediamo che gli orari, qui in Malesia, sono piuttosto relativi e, sebbene il personale del resort sia molto efficiente e cortese, l’equipaggio del “fast boat” (le virgolette sono d’obbligo)…

Aspettando il "fast boat" per tornare a Kuala Besut

Aspettando il "fast boat" per tornare a Kuala Besut

S: …e incredibilmente sono gli stessi marinai dell’andata…

F: …l’equipaggio del “fast boat”, dicevo, è sonnolento e casinista. Infatti il traghetto arriva con un quarto d’ora abbondante di ritardo e… non si ferma davanti al nostro resort! Il personale dell’albergo lo richiama via cellulare, così la nave torna indietro e finalmente riusciamo a partire. Dopo un’ora circa di traversata, con un cielo nuvolo che rende meno triste la partenza dalle isole, attracchiamo a Kuala Besut. Con un taxi raggiungiamo l’aeroporto di Kota Bharu (dopo un’ora circa) e prendiamo il volo delle 11:45 per KL. Qui inizia una piccola odissea aeroportuale. Ci registriamo in stand by per il primo volo utile per Kota Kinabalu. Quando chiamano i nomi dopo aver sbloccato la lista d’attesa, chiedo se hanno chiamato anche noi (il microfono gracchia, la pronuncia dei cognomi è poco attendibile) e una tipa della MH mi dice che non siamo stati chiamati e che siamo messi automaticamente in lista d’attesa per il prossimo volo. Così ci mettiamo pazientemente in attesa del volo delle 16:45 (pieno…) e poi di quello delle 18:45 (pieno…). A questo punto non resta che il volo delle 21:45, dopo di che ci toccherà cercare un albergo vicino all’aeroporto e riprovare domani mattina. Chiediamo informazioni sulla situazione di quest’ultimo volo utile per oggi e scopriamo così che in realtà ci avevano accettato già sul primo volo delle 15:00! E così, grazie alla tipa MH che ci ha detto che non eravamo stati chiamati (oppure grazie a qualche magheggio fatto da quelli dello stand by desk per far passare qualche amico loro…) alle 21:00 siamo ancora qui. E non c’è niente da fare: non riusciamo a salire neanche sul volo delle 21:45.

S: Ma che c’andrà a fare tutta ‘sta gente a Kota Kinabalu?

F: A questo punto non ci resta che cercare un albergo qui all’aeroporto (anche perché almeno siamo riusciti a ottenere due posti sicuri sul volo di domani mattina… delle quattro!). Ma anche la ricerca dell’albergo non sarà facile: a noi basterebbe una stanza per poche ore (sono ormai le 22:00 e se dobbiamo imbarcarci alle 03:30 del mattino, alle 02:00 dobbiamo essere in piedi), ma il Transit Hotel dà le sue stanze a ore solo ai passeggeri dei voli internazionali (a questo punto l’assurdità della situazione comincia a far perdere la brocca pure a me). Ora, scartata l’idea di dormire sui sedili dell’aeroporto.

S: …oltre il danno, aggiungere pure la beffa…

F: …non resta che prenotare una doppia al lussuosissimo Pan Pacific Hotel. Stanza meravigliosa, servizi di prima categoria, prezzo accettabile se paragonato al livello della struttura, peccato che tutto questo non ce lo godiamo più di tanto perché, appena arrivati in camera, c’è giusto il tempo di una doccia, due ore di sonno ed eccoci di nuovo fuori…

07 luglio 2007 – Da Kuala Lumpur a Kota Kinabalu

F: Finalmente a bordo del B737 della Malaysian che ci porta a KK. Atterriamo all’alba, 06:30 circa, e prendiamo un taxi che ci porta al Jesselton Hotel, consigliato dalla nostra Lonely Planet. In effetti l’albergo è centrale, molto carino ed economico. Ora non resta che organizzare le escursioni nel Sabah. L’omino alla reception ci consiglia di rivolgerci ad una sua amica (travel agent freelance?) con cui abbiamo appuntamento alle 9:30 nella hall. La tipa arriva mentre stiamo facendo colazione alla caffetteria italiana dentro l’albergo. Dopo un gran sfogliamento di depliant e offerte, optiamo per un tour due giorni/una notte che comprende la visita al Sepilok e un giro nella jungla. Il tutto partirà da Sandakan e così la travel agent ci procura anche due biglietti a/r KK-Sandakan (che strana sensazione viaggiare con prenotazione!). Partenza domani mattina alle 07:30 (altra alzataccia!). Ora che abbiamo organizzato le prossime tappe siamo liberi di visitare KK. La città ci accoglie subito con il suo vento umido e una indefinibile puzza di pesce nell’aria. Sembra insomma di camminare dentro una pentola di cacciucco. Visitiamo un centro commerciale…

S: …che in realtà ci fa una pessima impressione perché è molto vetusto…

F: …e passeggiamo lungo la via principale. Per ora KK non ci dice niente, è molto misera, disordinata, come molte città orientali, piuttosto sporca, ma al contrario della Cina, ad esempio, non c’è nulla di caratteristico o di suggestivo. Un po’ delusi da questo primo impatto ci facciamo portare da un taxi alla moschea di Stato.

S: Il tassista, inspiegabilmente, ci fa passare da un’entrata laterale deserta e con i lavori in corso invece che dall’ingresso principale pieno di gente.

L'interno della moschea di Stato (Kota Kinabalu, 2007)

L'interno della moschea di Stato (Kota Kinabalu, 2007)

F: Questa è piuttosto bella, ne visitiamo anche l’interno, con addosso due improbabili caftani. Da lì, sempre in taxi, fino al Sabah Museum. Questa tappa salva la giornata. A parte il museo vero e proprio, comunque interessante, la cosa bellissima è il grande giardino dove è stato costruito un “Cultural Heritage Village”, dove sono state ricostruite le vecchie abitazioni locali, dalle longhouse alle antiche fattorie cinesi. Passiamo in questo parco moltissimo tempo, c’è anche un ponte tibetano molto divertente da attraversare. Dopo questa tappa facciamo una capatina alla Cattedrale cattolica del Sacro Cuore, lì vicino. Poi di nuovo all’hotel per riposarci un po’ prima di cena. Vorremmo andare a mangiare cucina malese in uno dei ristoranti consigliati dalla Lonely Planet, il Tivoli che si trova all’interno dello Shangri-La Hotel, ma purtroppo è occupato da un banchetto di nozze, così, dopo aver fatto un po’ di souvenir shopping e aver gironzolato per il centro ripieghiamo su un tranquillo Pizza Hut vicino al nostro albergo…

S: …dove pasteggiamo disquisendo su profonde questioni filosofiche.

08 luglio 2007 – Da Kota Kinabalu a Sandakan

F: Sveglia alle 5 del mattino, come previsto.

S: Invece dell’american breakfast o del continental breakfast ci tocca un breakfast al sacco… ma che razza di vacanza è?

F: Trasferimento in taxi all’aeroporto di KK e qui volo Malaysian delle 07:30 per Sandakan, città il cui nome avrà indubbiamente ispirato Salgari per il suo personaggio. Arrivati a destinazione, troviamo la nostra guida all’uscita dell’aeroporto.

S: Finalmente realizzo un mio grande sogno: essere attesa all’aeroporto da qualcuno col mio nome sul cartello.

F: Saliamo su un minivan insieme a un altro gruppo di turisti. Finalmente arriviamo al Sepilok Centre: nostro primo contatto con una jungla vera e propria, se si esclude la jungletta delle Perhentian che abbiamo attraversato qualche giorno fa. E soprattutto abbiamo la possibilità di fare copiosi avvistamenti di scimmie. I primi macachi li vediamo già quando stiamo per raggiungere la feeding platform. E una volta giunti qui ecco almeno cinque o sei orang utan…

S: …”uomini della foresta”, n.d.r….

F: …arrivare dondolandosi tra rami e corde. I ranger portano loro banane e canne da zucchero. È uno spettacolo vedere macachi e oranghi che litigano tra loro per il cibo.

S: Che c’è di strano? Noi lo facciamo tutte le sere…

I macachi sanno che i ranger stanno per arrivare con il cibo per gli orangutan (Sepilok Center, 2007)

I macachi sanno che i ranger stanno per arrivare con il cibo per gli orangutan (Sepilok Center, 2007)

La piattaforma in mezzo alla jungla dove gli orangutan, assediati dai macachi, cercano di nutrirsi con il cibo portato dai ranger (Sepilok Center, 2007)

La piattaforma in mezzo alla jungla dove gli orangutan, assediati dai macachi, cercano di nutrirsi con il cibo portato dai ranger (Sepilok Center, 2007)

F: Rimaniamo lì per un’ora abbondante scattando un numero incalcolabile di foto e con la videocamera praticamente sempre accesa. Da qui…

S: …stanchi ma felici…

F: …ci spostiamo in un lodge vicino per pranzare. Il gruppo si è ridotto a tre persone: Serena, io e un ragazzo canadese originario dello Sri Lanka, oltre naturalmente alla guida e all’autista. Il pranzo è ottimo, e il posto, in riva a un tranquillissimo laghetto, è molto rilassante. Di nuovo in marcia verso la prossima tappa. Una crociera in barca lungo il Sungai Kinabatangan. Per prima cosa raggiungiamo la località di Sukau, Il primo tratto di strada è… agibile, il secondo è uno sterrato pazzesco sul quale il nostro minivan sobbalza come un aereo in piena turbolenza. Arriviamo al lodge dove dormiremo questa notte.

S: È da KK che ci stanno dicendo che sarà un lodge molto “basic”, io non oso immaginare in che posto andremo a finire. Già immagino un nido di foglie in cima a un albero, fatto da un orango.

Serena e Federico in barca lungo il Sungai Kinabatangan (Malesia, 2007)

Serena e Federico in barca lungo il Sungai Kinabatangan (Malesia, 2007)

F: Molto spartano ma in un posto notevole, nel bel mezzo della jungla e sulle rive del fiume. L’escursione del pomeriggio è, se possibile, più spettacolare di quella della mattina. Saliamo su una piccola barca. Iniziamo a navigare lungo il Sungai Kinabatangan e subito avvistiamo un primo gruppo di scimmie nasiche su un albero. Poi prendiamo uno degli affluenti del grande fiume, il Mulungan, costeggiato da mangrovie, tronchi galleggianti e una gran varietà di flora e fauna. Vediamo grandi gruppi di scimmie che si spostano lungo il fiume, un piccolo serpentello molto velenoso, martin pescatori e altri uccelli. A un certo punto avvisano la nostra guida via telefono che è stato avvistato un branco di elefanti pigmei del Borneo, guarda caso proprio dietro un villaggio di nativi che ci chiedono una piccola offerta (5 ringgit) per permetterci di accedere alla loro proprietà. Comunque l’importante è aver visto gli elefanti…

Elefanti pigmei! (Borneo, 2007)

Elefanti pigmei! (Borneo, 2007)

S: …che sono proprio piccolini… anche se all’inizio sospettavo che questi elefanti fossero in realtà “la vecchia Betsie”, un elefante domestico spacciato per selvatico allo scopo di estorcere ringgit ai turisti-polli. Federico dà una notevole prova di coraggio camminando su un tronco galleggiante.

F: Torniamo al lodge, ceniamo.

S: Obbligatoriamente vestiti con il sarong.

F: Dopo aver visto il cielo stellato (qui, essendoci molte meno luci, lo spettacolo è incredibile) andiamo a dormire.

09 luglio 2007 – Borneo

F: Sveglia alle 6, colazione alle 7, partenza alle 7:30 per l’escursione alle grotte di Gomantong, praticamente il più importante centro di raccolta dei nidi di rondine acquistati poi dai cinesi a prezzi esorbitanti. Un piccolo nido può costare fino a 500 ringitt, quasi 100 euro…

S: …per mangiare bava di uccello?!

F: …perché ritenuti ottimi per il ringiovanimento del corpo femminile e per il vigore di quello maschile, se consumati in zuppa.

S: Bleah! Meglio vecchia e rugosa.

Le sinistre grotte di Gomantong, nel Sabah orientale (2007)

Le sinistre grotte di Gomantong, nel Sabah orientale (2007)

F: Il luogo è impressionante, una gigantesca caverna infestata da circa 5 milioni di pipistrelli, da grandi scarafaggi che corrono ovunque, perfino sui corrimano della passerella, e ovviamente dalle rondini che qui fanno i loro nidi. Ma la grande presenza di bestie schifose sarebbe niente. Il peggio è la terribile puzza di ammoniaca che proviene dalle feci degli animali che ricoprono le pareti rocciose e i camminamenti interni. E pensare che gli operai malesi addetti alla raccolta dei nidi dormono e mangiano qui dentro.

S: anche la nostra guida è abbastanza raccapricciata, il che, per una ragazza che cammina a piedi nudi nella jungla, è tutto dire.

F: L’ultima tappa del nostro tour di oggi è costituita dal tempio buddhista di Sandakan. Quindi pranzo al Sabah Hotel e poi all’aeroporto dove salutiamo Hidajany, la nostra simpatica guida, e ci imbarchiamo sul volo MH2709 per KK. Fin qui tutto OK, ma quando ci mettiamo in stand by sul volo delle 19:45 per Kuching ci dicono a) che il volo partirà con quasi 3 ore di ritardo; b) che è pieno come un uovo. A questo punto è meglio pernottare qui a KK e ritentare domani mattina. Decidiamo di prendere una stanza all’albergo dell’aeroporto. Primo, perché così siamo più vicini domani mattina quando dovremo tornare a fare il check in; secondo, perché pensiamo che l’albergo dell’aeroporto abbia un sacco di facilities che oggi potrebbero tornarci utili: internet point, lavanderia, etc. Niente di tutto questo. Ci ritroviamo a dormire in uno degli alberghi più insulsi e squallidi di tutta la nostra vita. Meno male che siamo così stanchi, dopo tutti questi giorni di avventure, che alle otto di sera siamo già addormentati.

10 luglio 2007 – Da Sandakan a Kuching

F: Piove a dirotto. Lasciamo lo squallido hotel sotto la pioggia e, una volta in aeroporto, facciamo il check-in per Kuching, stavolta senza problemi. Il volo MH637 parte con un po’ di ritardo, forse a causa del maltempo.

Sorvolando il Borneo

Sorvolando il Borneo

Arriviamo a Kuching alle 12:05 circa. Qui c’è il sole e la città ci sembra subito più bella di Kota Kinabalu. Ci facciamo portare in taxi al Crowne Plaza, ma è tutto pieno. Allora ci rivolgiamo all’Holiday Inn, proprio lì di fronte. Per queste tre notti ci concediamo la suite (dopo gli hotel pulciosi e i lodge very basic nella jungla delle ultime notti…). Pomeriggio in piscina, poi – dall’internet point – prenotiamo l’albergo a Kuala Lumpur. Quindi, prima passeggiata esplorativa di Kuching. La città ci fa davvero un’ottima impressione: è più pulita della media di quelle viste fino ad ora, è molto tranquilla e c’è questo bellissimo fiume che ora, al tramonto, è particolarmente suggestivo.

Kuching, tramonto sul Sarawak (2007)

Kuching, tramonto sul Sarawak (2007)

S: E poi Kuching significa “gatto” e io sono una nota gattofila.

F: Andiamo a cena in un posto particolare: c’è questa food court sulla terrazza di un parcheggio multipiano, dove trovano posto più di venti bancarelle di pesce fresco e verdure. E’ pieno di gente: si va lì, ci si siede e si sceglie il pesce tra quelli esposti sulle bancarelle. Si comunica al cameriere quale metodo di cottura e quale condimento si preferiscono, poi ci si siede e si aspetta che arrivi la pietanza secondo l’ordinazione fatta. Noi abbiamo mangiato dei meravigliosi gamberi di fiume in salsa di pepe nero e un altro pesce d’acqua dolce, al vapore, con molto zenzero e aromi vari. Due birre e poi si va a dormire.

11 luglio 2007 – Kuching

F: Oggi la giornata è tutta dedicata alla visita di Kuching. Come prima cosa, dopo l’abbondante colazione, prendiamo un “tambang”, uno dei piccoli traghetti più o meno a remi che fanno la spola tra le due rive del fiume e raggiungiamo la sponda opposta del Sarawak. Qui visitiamo Fort Margherita che paradossalmente si trova sul terreno della stazione di polizia: meno male che nonostante il cartello “zona militare – vietato l’accesso” abbiamo proseguito comunque, altrimenti non avremmo trovato l’ingresso del forte.

S: Di militari, in compenso, non ne abbiamo visti molti. Quelli che c’erano sembravano tutto tranne che militareschi.

F: Fort Margherita è una piccola fortezza fatta costruire da Charles Brooke – figlio di quel James Brooke che è proprio il personaggio impersonato da Adolfo Celi in Sandokan – per presidiare Kuching dagli attacchi dei pirati.

S: Tutto sommato il forte è più che altro un “fortino”, quindi immagino che questi pirati non fossero così temibili.

F: Il forte è carino, c’è un bel panorama, ma fa un caldo pazzesco e la povera guardia che sta lì ad accogliere i turisti non ha neanche un piccolo ventilatore.

S: Fra l’altro era una persona gentilissima, ci faceva proprio compassione.

F: Da qui sempre a bordo di un tambang torniamo indietro e percorrendo il vivace mercato sul lungo fiume arriviamo alla Moschea. Quindi visitiamo un tempio sikh, uno dei pochi edifici religiosi in cui ancora non eravamo entrati.

S: Dobbiamo indossare obbligatoriamente dei copricapo e Federico è davvero buffo!

F: Con un taxi raggiungiamo il Cat Museum situato dentro la City Hall, in una bella zona verde alla periferia della città. Kuching, come già detto, significa proprio “gatto” e qui c’è probabilmente l’unico museo del mondo interamente dedicato ai gatti. Intendiamoci, niente di memorabile, ma era una curiosità impossibile da farsi scappare. Soprattutto per Serena… Rientro in albergo. Passiamo qualche ora in piscina, poi prenotiamo l’escursione per domani al Sarawak Cultural Village che si trova ai piedi del monte Santubong, a 35 km. circa da Kuching. Di nuovo fuori per andare a visitare il Sarawak Museum che purtroppo è in chiusura (ci siamo attardati troppo in piscina?). Poi, nonostante il caldo l’umidità davvero insopportabili, lunga passeggiata per le vie della città piene di bancarelle e negozietti. Ci fermiamo per rinfrescarci un po’ in una caffetteria che prepara un ottimo caffè del Borneo. L’espresso ovviamente non è come in Italia, ma l’aroma che c’è qui è davvero molto buono.

S: Il bello è che quando chiedi un espresso corto, provando per esempio a specificare “mezza tazzina” o facendo il segno con le dita, loro ti dicono di sì, con l’aria di chi conosce bene le abitudini degli italiani, poi arrivano e puntualmente ti portano una vasca da bagno piena di acqua nera che nulla ha a che vedere con l’espresso.

F: Dopo un po’ di shopping visitiamo il Tua Pek Kong Temple che è più o meno un tempio buddhista come un altro – e di templi buddhisti ne abbiamo visti veramente tanti – ma questo ha la particolarità di essere l’edificio più antico di Kuching sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale. Di nuovo in albergo per rinfrescarci un po’ prima di cena. Vorremmo provare un ristorante di cucina malese segnalato dalla guida, ma quando arriviamo all’indirizzo indicato scopriamo che il ristorante ha cambiato gestione e ora è una specie di cocktail bar. Così ripieghiamo sul KFC davanti al nostro albergo.

S: Che però non ha i famosi “bucket” del KFC e così ci servono i pezzi di pollo su un banalissimo piattino…

12 luglio 2007 – Kuching

F: Ci svegliamo piuttosto presto. Oggi abbiamo in programma l’escursione mattutina al Sarawak Cultural Village che si trova sotto il maestoso profilo del monte Santubong.

S: È da quando siamo arrivati a Kuching che tutti ci dicono due cose: “andate a vedere il Sarawak Cultural Village, ovviamente?” e “siete qui per il Rainforest Music Festival, vero?”. A tutte e due le domande non è possibile rispondere “no” senza imbarcarsi in un complesso tentativo di convincimento da parte dell’interlocutore. E allora alla prima diciamo “sì”, alla seconda diciamo che partiamo proprio quando il Festival comincia e allora la controrisposta è “Vabbe’, sarà per l’anno prossimo, no?”. Risposta nostra: “sì”…

Sarawak Cultural Village

Sarawak Cultural Village

F: Questo villaggio rischia per certi versi di essere posticcio come un parco a tema, ma per altri aspetti conserva una sua autenticità. Intorno al lago, infatti, trovano posto tante abitazioni quanti sono i gruppi etnici delle popolazioni che nel corso dei secoli hanno abitato queste terre, dai Penan ai Dajakki, agli Orang Ulu. Il bello è che ci sono proprio loro nelle capanne e nelle longhouse visitabili: stanno lì, lavorano, ti vendono i loro manufatti, eccetera. Il sospetto che siano impiegati dell’Ufficio del Turismo del Sarawak è fortissimo, ma questo posto resta comunque la cosa più vicina a un contatto con gruppi etnici originali.

S: Ognuno dei quali ti propone la sua “welcome dance”. Alla quarte sospettiamo che siano un po’ tutte uguali.

F: Facciamo grande onore ai prodotti gastronomici preparati lì per lì, dalle frittelle di tapioca degli Iban alle schiacciatine di farina di sagù dei Melanau. Poi, dopo aver visitato tutte le comunità, assistiamo allo spettacolo – questo davvero molto “turistico” – che si tiene nell’apposito teatro. Spuntino al punto ristoro dove assaggiamo il laksa del Sarawak (sostanzialmente una zuppa di gamberi e noodles che a noi è sembrata molto buona) e poi riprendiamo la navetta che ci porta in albergo. Il pomeriggio andiamo dapprima in lavanderia – abbiamo infatti finito le scorte di vestiario che ci eravamo portati da Roma – poi al cinema Cineplex Riverside perché Serena ci tiene moltissimo a vedere l’ultimo film di Harry Potter uscito ieri in anteprima mondiale.

S: A parte il fatto che non sto più nella pelle perché sta per uscire l’ultimo libro, su questo film cosa posso dire? Troppo sintetico. Però, si sa, il libro era così lungo che hanno tagliato molto.

F: Mentre Serena si gode il finale del film io esco prima per ritirare i panni in lavanderia, poi torno in albergo.

S: Così io dopo torno da sola in albergo, non è stato facilissimo. Mi sono ritrovata in un vicoletto che all’andata non c’era. E pioveva pure.

F: Sembra destino che non si riesca a provare cucina locale a cena: il ristorante di ieri aveva cambiato gestione, stasera ne vorremmo provare un altro ma – come dicono gli inglesi – “piovono cani e gatti”. Così restiamo in albergo, mentre fuori infuria un tipico temporale tropicale. Ceniamo in uno dei ristoranti interni, molto intimo e rilassante. Siccome siamo gli unici clienti abbiamo cuoco e cameriera tutti per noi. Buone le zuppe d’apertura, poi filetto per me e salmone grigliato per Serena. Notiamo ancora una volta quanto sono fresche, croccanti e saporite le verdure malesi.

 

13 luglio 2007 – Da Kuching a Kuala Lumpur

F: Lasciamo l’Holiday Inn di Kuching di buon’ora, per sbrigare le pratiche aeroportuali con tutta calma. Peccato che arrivati all’aeroporto scopriamo che il volo delle 11:05 per KL – quello che volevamo prendere noi – è stato cancellato. Il prossimo volo utile è alle… 17:20! Ci aspetta un’altra lunga giornata in aeroporto. Sulle prime pensiamo addirittura di riprendere il taxi e farci un altro giro in città o nei dintorni, poi preferiamo rimanere qui, tra una passeggiatina per i negozietti dello scalo e una ciotola di noodle fumanti. Il nostro volo accumula ritardi su ritardi e non riusciamo a partire prima delle 18:45 circa. Una giornata buttata. Dopo un’ora e mezza di volo siamo finalmente a KL, o meglio al KLIA, cioè l’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur che si trova a oltre 50 Km. dal centro della città. Da qui prendiamo il KLIA Express che in 28 minuti collega lo scalo con la stazione centrale e da questa un taxi. Finalmente siamo al nostro Novotel. Nella nostra suite c’è anche un impianto stereo, così ci ascoltiamo un po’ di CD che abbiamo comprato in questi giorni.

S: Scopriamo che uno di essi è in realtà un DVD, così ci godiamo la vista di altre “welcome dance”…

F: Poi andiamo a dormire.

 

Federico all'ombra delle Petronas Tower (Kuala Lumpur, 2007)

Federico all'ombra delle Petronas Tower (Kuala Lumpur, 2007)

14 luglio 2007 – Kuala Lumpur

 

F: Siamo in giro relativamente presto. Dopo la colazione, alle 8:40 siamo già in fila nelle fondamenta delle Petronas Tower, che sono veramente a un tiro di schioppo dal nostro Novotel, per ritirare due dei 1.400 biglietti di ingresso gratuiti che ogni giorno vengono distribuiti ai turisti che vogliono salire al ponte sospeso al 41° piano. Dopo un’ora di fila abbiamo i due sospirati pezzetti di carta. A noi tocca il turno delle 13:15, così abbiamo tutto il tempo di farci un giro per KL. Prendiamo una delle varie linee di treni urbani e scendiamo alla stazione di Masjid Jamek, proprio di fronte a questa bella moschea in stile moghul. Proseguiamo quindi per una serie di vicoletti indiani, tra fortissimo odore di incenso e ghirlande di fiori. Sbuchiamo nel cuore di Chinatown dove vediamo i templi taoisti di Sze Ya e Guandi. Di nuovo India con il santuario hindu di Sri Mahamariamman. Quando arriviamo alla stazione della monorotaia cominciamo a essere un po’ stanchi (pur essendo nel centro di una metropoli fa sempre un caldo tropicale). Così prendiamo la monorail e torniamo al KLCC in tempo per la nostra scalata delle Petronas. La vista dall’alto è bella, ma non giustifica il carosello di sistemi di bigliettaggio, informazione e sicurezza messo in piedi intorno a queste due torri. Frullatone al San Francisco Cafè nel grande centro commerciale Suria KLCC, proprio accanto alle torri. Poi in albergo per trascorrere un po’ di tempo in piscina. Di nuovo fuori, verso le 17, per raccogliere le ultime informazioni turistiche di questo viaggio: la visita di Malacca, che vorremmo fare domani, e quella alle Batu Caves, dopodomani prima della partenza. Arriviamo – in taxi, anche se era vicinissimo, ma dalla mappa non sembrava – al bel MTC, Malaysia Tourist Centre, dove raccogliamo cartine, brochure e orari dei mezzi, poi di nuovo una passeggiata al Suria. Quindi in albergo per controllare le mail. A cena andiamo in un affollato ma ottimo ristorante di tipica cucina nonya nel solito Suria KLCC. Mangiamo dei buoni lobak (involtini fritti con pollo e tofu) ma soprattutto un’eccezionale laksa. Ora abbiamo capito perché c’era così tanta gente.

S: Io sono definitivamente diventata una grande fan del laksa. Incredibile il fatto che pur trattandosi tutto sommato di uno zuppone bollente, mi faccia piacere mangiarlo anche in questo caldo tropicale. Sarà l’aria condizionata a palla che c’è in ogni luogo chiuso.

15 luglio 2007 – Malacca

F: Escursione giornaliera a Malacca. Prendiamo un pullman diretto dalla stazione degli autobus di Puduraya, una specie di girone dantesco (non c’è aria condizionata dentro l’edificio) dove tra i fumi dello smog e quelli delle bancarelle di noodles veniamo a più riprese fermati dagli addetti delle varie compagnie che cercano di accaparrarsi i passeggeri sottraendoli alla concorrenza. Alle 9:30 partiamo con un pullman della KKKL. Attraversiamo la parte meridionale del Selangor e la regione del Negeri Sembilan dove la jungla si infittisce. Dopo circa due ore arriviamo a Malacca che, a dirla tutta, è piuttosto deludente. Non riusciamo a cogliere nulla di questo vivacissimo porto che nel passato ha visto passare mercanti portoghesi e olandesi. Sembra ormai una città fin troppo moderna senza nulla di affascinante. Con il pullman rosso, dal quale si può scendere e salire a piacimento pagando un’unica corsa, vediamo comunque lo Stadthuys (il municipio), la chiesa di San Francesco Saverio, il surreale quartiere portoghese di Kampung Portughis dove ristoranti che fanno cucina tipica del Portogallo (baccalau!) si affacciano sull’orientalissimo stretto di Malacca mentre, non è bene chiaro perché, dagli altoparlanti esce musica country western. Visitiamo quindi le baracche sulle sponde limacciose del Melaka, un posto che, nel suo squallore, è forse il più autentico di quelli visti fino ad ora in questa città. Di nuovo alla stazione centrale dei pullman dove ci accoglie una brutta sorpresa: i biglietti di ritorno per KL sono tutti esauriti. Nonostante la miriade di compagnie il prossimo pullman utile partirà alle 9 di sera. Con un po’ di fatica riusciamo a trovare due posti per un pullman che parte alle 18, ma si tratta comunque di aspettare due ore e mezza in questo luogo abbastanza allucinante. Alle 18 partiamo. Altre due ore e mezza di viaggio (al ritorno c’è anche il traffico del rientro…) con un’aria condizionata esageratamente alta. Appena arrivati alla stazione, taxi fino all’albergo, poi cocktail nella lounge per riprenderci un po’.

S: Non riesco a darmi pace se penso che abbiamo sprecato una giornata così.

16 luglio 2007 – Decollando da Kuala Lumpur

F: Oggi, sperando che vada tutto liscio con il volo di stanotte, sarà il nostro ultimo giorno di questo viaggio in Malesia. Ce la prendiamo con estrema calma, visto che il volo parte a mezzanotte meno un quarto. Lasciamo la stanza a mezzogiorno. Poi a piedi fino a alla KL Tower dove pranziamo al ristorante panoramico: divertente e rilassante. Fuori minaccia pioggia. Eravamo indecisi se andare alle Batu Caves ma con questo tempo forse non vale la pena. Così in taxi arriviamo al Suria KLCC per vedere qualcosa al cinema. Mentre siamo in fila per i biglietti mi accorgo che ho perso il tesserino Alitalia. Panico. Non tanto per il tesserino in sé, di cui richiederei un duplicato al mio rientro, quanto perché la cosa potrebbe creare problemi per il check-in sul volo di stanotte. Così, di nuovo in taxi fino al ristorante della KL Tower. Chiediamo prima al posteggio dei taxi se per caso hanno trovato il mio badge, ma né io né Serena riusciamo a ricordarci esattamente che faccia avesse il tassista, né tantomento il numero della vettura. Mentre la tipa al taxi counter molto gentilmente si dà da fare per darci una mano, tentiamo alla reception della KL Tower. Ed è proprio lì che ci riconsegnano il tesserino. Mi era scivolato dalla tasca mentre ero seduto al tavolo del ristorante panoramico. Dopo questa “smaltita”, visto anche che è uscito il sole, decidiamo che anziché andare al cinema è meglio una passeggiata ai Lake Gardens. Arriviamo fino al Butterfly Park, un parco davvero bellissimo dove centinaia di farfalle svolazzano liberamente arrivando anche a posarsi sui visitatori, senza paura.

S: E qui finalmente realizzo uno degli altri sogni della mia vita: una farfalla mi si posa addosso. E c’è stata pure per parecchio.

F: È ora di riprendere la via del ritorno. Di nuovo taxi fino al Novotel, dove recuperiamo le valigie, poi lunga corsa fino al KLIA. Fortunatamente non ci sono problemi con la lista d’attesa. Il volo è semivuoto, così ci danno subito i posti.

17 luglio 2007 – Atterrando a Roma

F: Rientro a Roma, alle 6 del mattino circa.

S: Siamo anche riusciti a dormire un po’ in aereo, così non soffriamo neanche più di tanto la stanchezza.

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