26 – 31 marzo 2010 – Torniamo in Giappone, a otto anni di distanza dalla prima volta, per un mini tour del Kansai (Osaka, Nara, Kyoto, lago Biwa) proprio nei giorni della fioritura dei ciliegi.
26 marzo 2010 – Roma…
F: Partiamo dall’aeroporto di Roma Fiumicino alle 15.05 alla volta di Osaka. Volo relativamente tranquillo, Serena riesce addirittura a dormire un bel po’.
S: Merito della medicina antiraffreddore con antistaminico provocatore di sonno incorporato
F: A bordo un nutrito gruppo di studenti dell’Università di Kyoto.
27 marzo 2010 – …Osaka
F: Arriviamo alle 10.40 ora locale. Fa un po’ più freddo di quel che ci aspettavamo, ma c’è un bel cielo limpido. Dall’aeroporto prendiamo il trenino JR Kinku Rapid che in un’ora ci porta alla stazione ferroviaria di Osaka. Il nostro albergo è lì a due passi. Purtroppo come nella migliore tradizione la nostra stanza non sarà pronta prima delle 15. Così lasciamo i due trolley e muniti del solo zainetto ci imbarchiamo in un primo giro di Osaka.
S: non siamo “cotti”, ma certamente se potessimo riposarci un po’ prima di fare qualunque cosa sarebbe meglio. Anche lavarsi, magari…
F: Con un altro trenino urbano raggiungiamo la fermata di Osakajokonoe e da lì a piedi fino al parco del castello.
S: Sulla guida si parlava male di Osaka (accento sulla O, mi raccomando!) descrivendola come una brutta città moderna e senza attrattive. A me non è sembrato, anzi, mi è piaciuta. Non intendo dire che ci andrei a vivere domani, ma non mi è dispiaciuta.
F: Già alla stazioncina ci procuriamo qualcosa da mangiare sotto i ciliegi. Un piccolo bento e due onigiri. A mano a mano che ci addentriamo nei giardini vediamo piccole comitive di giapponesi che si radunano per hanami con i loro teli blu da picnic e buste piene di cose da mangiare.
F: I ciliegi in fiore non sono tantissimi ma quelli che ci sono sono davvero belli. Proseguiamo verso i giardini di Nishinomaru dove abbiamo anche l’occasione di vedere un corteo nuziale shintoista. Finalmente ci fermiamo anche noi sotto un ciliegio e mangiamo le cose che abbiamo portato. Impossibile dire se per noi sia un pranzo o una cena o solo una merenda. Purtroppo si sta rannuvolando. Verso le quattro e mezza riprendiamo la via dell’hotel circumnavigando il perimetro dei giardini del castello. Qui ci sono molti altri alberi in fiore, non solo ciliegi. È una passeggiata molto bella. Prima di riprendere il trenino che ci riporta in albergo facciamo una sosta a una bancarella che vende i buonissimi takoyaki, i bocconcini di polipo pastellati. Tornati all’Umeda Os Hotel finalmente prendiamo possesso della nostra stanza che – in linea con gli standard locali – è pulita, ben accessoriata e molto piccola. Non c’è neanche l’armadio. La stessa cosa ci era successa a Tokyo otto anni fa. Finalmente doccia bollente. Poi crolliamo sul letto e ovviamente ci risvegliamo che sono le dieci di sera… Ci beviamo una birra presa al distributore automatico dell’albergo e fortunatamente ci riaddormentiamo prima di mezzanotte.
S: io riprendo l’antiraffreddore…
28 marzo 2010 – Nara
F: Oggi la giornata è dedicata alla visita di Nara. Sveglia alle sette, poi treno (Yamatoji Line) delle 8.43. Arriviamo a Nara che sono passate da poco le nove e mezza tanto che la cittadina, con tutti i suoi negozietti e ristorantini, si deve ancora svegliare. Facciamo colazione in un bar poi cominciamo il nostro giro. Scesi dal treno la città non ci aveva fatto una grande impressione. Ci aspettavamo un borgo più caratteristico invece eravamo stati accolti da alti palazzoni moderni. Ma ora che abbiamo cominciato a passeggiare ecco che vengono fuori gli aspetti più tipici. Già tra le due pagode del tempio di Hokuendo, neanche venti minuti a piedi dalla stazione, vediamo i primi cervi che senza nessuna paura si fanno avvicinare dai visitatori, soprattutto nella speranza che gli diano le gallette in vendita presso i numerosi chioschetti ambulanti.
S: I cervi sono tutti scornati, nel senso che gli hanno tagliato le corna. Per farne dei ricordini…?
F: Altri cervi li incontriamo lungo il sentiero che conduce al tempio buddhista di Todaiji.
F: Il luogo è davvero bellissimo: l’imponente struttura del tempio costruita per ospitare un mastodontico budda alto 16 metri è ingentilita dagli alberi di ciliegio che si trovano nel parco antistante. Da qui a piedi fino ai santuari shintoisti di Nigatsu e Sangatsu, da cui si gode anche una notevole veduta del parco. Quindi giù per oltre un chilometro fino al santuario shintoista di Kasuga, altra attrazione del luogo con le sue centinaia di lanterne in pietra ricoperte di muschio.
S: la folla. Gente, gente ovunque. Non si cammina e non si riesce a fare un’inquadratura decente. Teste, braccia, gambe, zampe di cervo, ovunque. La fioritura dei ciliegi attira masse!
F: Stanchi a puntino torniamo sui nostri passi per raggiungere la chiesa cattolica di Nara. Avevamo controllato su Internet prima di partire e avevamo visto che proprio l’ultima domenica di ogni mese c’era la messa in inglese. Così partecipiamo alla celebrazione della Domenica delle Palme, decisamente sottotono rispetto al nostro equivalente Italiano.
S: Il prete non è della parrocchia di Nara, ci sembra di capire. E’ uno di quei poveri preti sempre in tour. Scarsità di vocazioni… La chiesa è brutta. Insomma, dico, i templi buddisti e i santuari shintoisti sono bellissimi, di legno, molto spirituali ed evocativi e tu come me la fai l’abside? UN MURO DI PIETRE CON UNA CROCE AL CENTRO. Insomma, come dire, diventa cristiano e ti schianterai contro un muro di pietra. Incoraggiante, no?
F: Dopo la messa giriamo un po’ per la via di Higashimuki-kita dove compriamo qualche ricordino nei molti negozi che si affacciano qui. Prendiamo il treno del ritorno e arriviamo a Osaka verso le sei del pomeriggio. Dopo una breve sosta in albergo andiamo a fare una passeggiata per scoprire la vita notturna della città. La prima tappa non può che essere dunque Dotomburi, la Times Square di Osaka. Insegne multicolori, negozi, ristoranti e locali di ogni tipo. La folla è costituita soprattutto da giovani che da soli contribuiscono allo spettacolo.
S: Approfitto per fare delle foto ai giovani del luogo. Alcuni di loro, ragazze specialmente, si vestono con uno stile che chiamerei “al buio”. Ovviamente non è mancanza di stile. E’ fatto di proposito. E fa effetto!!!!
F: Dopo una passeggiata a partire dalla stazione metro di Namba ci fermiamo a cenare al Kani Doraku, un ristorante la cui specialità è un menù basato tutto sul granchio. La cena ci soddisfa pienamente sia per la varietà delle portate – dal granchio sashimi a una piccola piastra rovente da tavola dove grigliate bocconcini di polpa e verdure miste – sia per la qualità degli alimenti. Terminiamo con un sakè caldo. Altra passeggiatina lungo il canale poi con la metro torniamo in hotel.
S: Noto che la birra e il sakè locali non mi fanno alcun effetto. Sono più leggeri di quelli italiani? Mah!
29 marzo 2010 – Kyoto
F: Come ieri ci svegliamo piuttosto presto per partire il prima possibile alla volta della città che intendiamo visitare, che oggi è Kyoto. Prendiamo il JR special rapid delle 8.46 e dopo neanche mezz’ora siamo a destinazione. A differenza di ieri però, riuscire a iniziare il giro della città non sarà semplice. Già trovare l’ufficio informazioni, per prendere una piantina della città, si rivelerà un’impresa. Una volta trovato, poi, bisogna affrontare una lunga fila di turisti. E un’altra lunga coda ci aspetta al capolinea dell’autobus numero 100 che ci porterà fino all’inizio del quartiere di Higashiyama, uno dei più belli e caratteristici di Kyoto, cui vogliamo dedicare la visita di oggi.
S: non solo. Ho sempre sentito magnificare Kyoto… e invece a me non ha detto nulla, anzi, dalla stazione fino alla nostra prima tappa mi ha proprio deluso! Forse dovevamo vederla prima di Nara (accento sulla seconda A, mi raccomando..).
F: Scendiamo alla fermata di Gojozaka e da lì proseguiamo a piedi fino alla pagoda di Yasaka. Lo scenario intorno a noi cambia radicalmente: appena abbandonata la trafficata strada principale, inoltrandosi nei vicoli sembra di essere tornati indietro di qualche secolo. Le vie sono delineate da basse costruzioni in legno, intramezzate da giardini curatissimi e mentre si cammina non è infrequente incontrare un gruppo di geishe a passeggio.
F: La pagoda di Yasaka è molto bella: antica e interamente in legno, con le pareti interne dipinte. È possibile salire fino al terzo stadio. L’aspetto negativo è costituito dalle orde di turisti che affollano la città e che soprattutto nelle vie che convergono verso il tempio di Kiyomizu, uno dei più belli e importanti di Kyoto, trasformano la passeggiata in un incolonnamento in cui si procede a rilento.
F: Le vie in salita costellate di negozietti e ristorantini di ogni tipo ricordano un po’ la nostra Assisi. Il complesso del tempio di Kiyomizu merita effettivamente una visita. L’edificio centrale poggia su una colossale palafitta di legno e offre uno splendido panorama della città. Moltissimi fedeli in pellegrinaggio vengono qui vestiti con abiti da cerimonia.
F: Risalendo verso nord raggiungiamo il parco di Maruyama pieno di ciliegi in fiore e dunque di giapponesi che fanno pic nic.
F: Da qui saliamo ancora verso l’altra grande attrazione di questo quartiere: il tempio di Chion-in cui si accede varcando il gigantesco portale di ingresso alto 24 metri e superando una scalinata a gradoni. Anche questo complesso, che oltre al tempio centrale comprende alcuni edifici minori e una delle campane in bronzo più grandi di tutto il Giappone, merita sicuramente una visita.
S: pare ci vogliano 17 uomini per suonarla! (e chissà quante donne…)
F: Da qui vorremmo proseguire la passeggiata verso il tempio di Shoren-in ma dopo un paio di giri a vuoto che ci riportano sempre a Chion-in decidiamo che è meglio lasciar perdere e ripiegare verso Gion, il quartiere delle geishe. Già il tempo era stato bizzarro per tutto il giorno, con il sole che andava e veniva e pioggerellina a sprazzi, ma quando a un certo punto vediamo dei fiocchetti bianchi cadere dal cielo non crediamo ai nostri occhi. Ebbene sì: nevica! La neve dura pochi minuti e non attacca, ma l’aria, già fredda prima, è ora gelida. Così passeggiamo per le vie dell’antico quartiere delle geishe stringendo i denti e a passo piuttosto spedito fino a raggiungere le sponde del fiume Shirakawa. Qui, per il freddo e la stanchezza e pur sapendo che ci sarebbero moltissime altre cose da vedere, dichiariamo conclusa la nostra visita e con il trenino torniamo a Osaka.
S: e ce ne sarebbero di cose da vedere, mannaggia! Ad esempio volevamo fare il Philosopher’s trail e vedere la foresta di bambù e il parco a tema della TOEI. Uffa!
F: In albergo, dopo aver controllato la posta all’internet point interno, usciamo per una passeggiata nel quartiere di Kita-Schinchi che si apre proprio alle spalle del nostro hotel. Qui ceniamo in un ristorante locale dove mangiamo alcuni spiedini fritti, buoni, e una deludente zuppa di riso.
S: il bello è che nessuno parlava inglese. Ci siamo capiti a ditate (nel senso che indicavamo col dito le immagini sul menù che per fortuna qui sono la regola!). Peccato che nei locali si possa fumare. Questo rovina una cena. In compenso per strada è proibito. Probabilmente per evitare l’antiestetica cicca-per-terra che invece va tanto di moda da noi.
30 marzo 2010 – lago Biwa
F: Dopo una buona colazione in un bar della JR Osaka station prendiamo il treno per Otsu, sulle rive del lago Biwa. All’arrivo l’impressione non è delle migliori. Ci aspettavamo una caratteristica cittadina sul lago, con porticcioli, locande e vicoletti. Invece Otsu è solo una piccola città, molto tranquilla, ma anche molto moderna. In ogni caso, ci dirigiamo verso il porto e dopo una breve passeggiata acquistiamo due biglietti per una mini-crociera sul lago. La cosa si rivelerà più divertente del previsto. Per motivi che ci sfuggono, infatti, tutto l’evento è in stile “Vecchia America”. La motonave si chiama Michigan ed è la riproduzione, non sappiamo quanto fedele, di un battello del Mississippi. Tutto l’equipaggio è vestito all’americana e si cimenta in uno spettacolino country sia durante le fasi di imbarco che a bordo. Il tutto diverte immensamente i passeggeri giapponesi e ancora di più noi, unici occidentali del gruppo, che ci sentiamo finiti in un contesto assurdo. Al di là di questi aspetti, e nonostante il paesaggio circostante non sia memorabile, la crociera è molto rilassante e siamo soddisfatti della nostra scelta.
S: intorno alla nave in moto volteggiano gabbiani… e falchi! Mistero. Anche perché non si è capito a cosa puntassero. Ai gabbiani? Ai pesci? Ai bambini? Agli animatori della crociera? Non si sa.
F: Per il pranzo, sfumata l’ipotesi di una grigliata di pesce di lago in una locanda tipica a causa dell’assenza di locande tipiche, ripieghiamo in uno dei ristoranti interni di un centro commerciale che affaccia sul porto. È uno di quei ristoranti in cui ogni tavolo ha al centro una griglia. I camerieri portano carne cruda marinata e spetta ai commensali cucinarla secondo il grado di cottura desiderato. Prima di cimentarci con questo microbarbecue fai-da-te prendiamo due ciotole di ramen fumante, molto buono.
S: ma io volevo il pesce!
F: Dopo pranzo di nuovo in treno fino a Osaka. Per il pomeriggio abbiamo infatti deciso di visitare Kaiyukan, il grande acquario cittadino.
F: Anche stavolta siamo soddisfatti della scelta. L’acquario è realizzato molto bene e alcune vasche, come ad esempio quella con lo squalo balena o con i pinguini, sono davvero spettacolari.
S: Le lontre, le lontre!!!!!
F: Breve giretto nella zona commerciale vicino Kaiyukan e poi rientriamo in albergo. Anche stasera andiamo a cena nel quartiere di Kita-Schinchi. O meglio: solo stasera visto che ieri sera credevamo di essere stati lì mentre eravamo semplicemente finiti in una zona limitrofa. Che questo sia il vero Kita Schinchi lo si capisce dai club esclusivi che si affacciano sulla via, dagli uomini d’affari giapponesi che scendono dai taxi e dalle donnine che si affacciano dagli ingressi dei club. Ma al di là di questo qui ci sono tantissimi ristoranti e noi ci concediamo un’ottima cena sushi. Tra le cose che non avevamo assaggiato prima: il Sushi con la bottarga e dei futo-maki con frittata e gamberetti.
S: io trovo indeglutibile una seppia e la nascondo in un fazzolettino di carta. Meno male che ero di spalle rispetto al cuoco. Non so cosa sarebbe potuto succedere!
F: Beviamo birra Sapporo e alla fine assaggio anche il famoso whisky single malt prodotto localmente dalla Suntory. Poi rientriamo in albergo.
31 marzo 2010 – Osaka-Roma
F: Ci svegliamo alla stessa ora delle altre mattine ma stavolta, purtroppo, è solo per andare all’aeroporto e tornare a Roma. Facciamo a ritroso, con il Kinku Rapid, lo stesso percorso compiuto qualche giorno fa. Stavolta ci godiamo un po’ di più l’aeroporto di Kansai, che è davvero grande. Il terzo piano delle Partenze Internazionali è tutto un susseguirsi di negozi e ristoranti, da perdercisi. Anche se sono solo le undici e mezza del mattino decidiamo di concederci un ultimo assaggio di gastronomia locale. Così entriamo in uno dei ristoranti e ordiniamo un set lunch con tempura, riso bianco e una ciotola di ramen (soba per me, udon per Serena).
S: Che buoni!!!! Soprattutto avevamo in dotazione delle bacchette molto appuntite con cui si prendevano benissimo i singoli chicchi di riso (si sa che non si deve lasciare neanche un chicco di riso nella ciotola!)
F:Acquistiamo gli ultimi regali e a questo punto non resta davvero che recarsi al gate e imbarcarsi in queste nuove dodici ore di volo. Alle sette di sera, ora locale, siamo a Roma.




















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bel viaggio! bravi!