17 – 31 luglio 2010
Cosa hanno in comune la Florida il Colorado? Niente. E allora: andiamo.
17 luglio 2010 – Roma-Miami-Florida City
F.: Sveglia all’alba, ma il largo anticipo viene vanificato dal ritardo del trenino per Fiumicino. Arriviamo comunque pienamente in tempo per il check-in, stavolta alla biglietteria staff con inevitabile corsa per superare i controlli di sicurezza e raggiungere il gate. Anche la corsa si rivelerà inutile perché l’imbarco è lentissimo e l’aereo parte comunque con circa un’ora di ritardo. Ma quel che conta è che ormai siamo ufficialmente diretti a Miami. Sbarchiamo e dopo aver cambiato gli euro in dollari andiamo subito ad affittare la macchina. Qui c’è un gigantesco CAR rental center con oltre dieci compagnie. Come tradizione proviamo prima alla AVIS ma l’omino ci spara un prezzo assurdo. Dopo le mie perplessità mi consiglia di rivolgermi a Victor della Global dicendo che mi ha mandato lui. Così facciamo e in effetti spuntiamo un prezzo che è circa la metà del primo.
S.: Al che pensiamo che il tipo della Avis sia in combutta con “Victor”…
F.: A bordo di una bella Nissan Versa nera installiamo il navigatore e partiamo. Direzione Florida City. Mentre eravamo sull’aereo abbiamo infatti rivisto i nostri piani e abbiamo deciso di dedicare al Colorado la seconda parte del viaggio e di fermarci prima qualche giorno in Florida. Florida City è una buona base equidistante dalle Everglades e da Biscayne. Fuori c’è un brodo tropicale. Proviamo a fare qualche tratto con l’aria condizionata spenta ma è impossibile. Piove a tratti e torna il sole. Un classico. Ci fermiamo in un Ramada a Florida City, appunto, dove pernotteremo le prime quattro notti. Siamo cotti ma qui sono appena le sette del pomeriggio. Andiamo al Wal Mart qui vicino per comprare due cosette che ci mancano e poi ceniamo al Mutineer, un ristorante di pesce proprio di fronte l’albergo. Code d’astice per me e un non meglio identificato pesce sautée per Serena. Porzioni americane, ovviamente…
S.: Davanti al nostro albergo c’è un Walgreens. Sembra essere una farmacia, ma ovviamente di proporzioni americane. Chissà cosa vende. Devo entrarci.
F.: Andiamo a dormire sfatti, che non sono neanche le nove e mezza.
18 luglio 2010 – Florida City-Biscayne-Miami-Florida City
F.: Ci svegliamo poco prima delle cinque del mattino mentre fuori infuria un fulmineo temporale tropicale. Colazione in albergo molto presto…
S.: salsicce e uova per me, ci vogliono per affrontare il caldo tropicale!
F.: …e poco dopo le sette del mattino siamo già al Biscayne. Il visitor center è ancora chiuso, in compenso è aperto il desk per prenotare la gita in motonave. Saremo tra i pochi a fare snorkeling in compagnia di un gruppo di sub. In attesa che parta il tour ci incamminiamo lungo un breve molo circondato da mangrovie. Non ci sono tutte le zanzare che temevamo, in compenso molti segnali di pericolo avvisano della presenza di coccodrilli nella zona…
S.: vediamo anche tante farfalle.
F.: Il tour dura circa quattro ore e purtroppo si rivela piuttosto deludente. Il tempo è buono, pioverà solo un po’ proprio mentre stiamo rientrando, ma l’acqua è un po’ mossa e la visibilità, una volta tuffati, è molto scarsa. Riusciamo ad avvistare diversi banchi di piante sottomarine e qualche pesce ma nulla a che vedere con la barriera corallina che abbiamo visto quando siamo andati nel Mar Rosso o le altre immersioni che abbiamo fatto in Malesia.
S.: L’acqua è calda. Rispetto alle altre coste americane che abbiamo frequentato è una piacevole novità.
F.: Rientriamo in hotel verso le due del pomeriggio. Decidiamo di sfruttare questa mezza giornata per un primo giro di Miami Beach e in particolare del quartiere art decò e dell’Ocean Drive ma quando arriviamo a Miami scopriamo che c’è appena stato un imprecisato match di un imprecisato sport e il traffico è in tilt tra tifosi che rincasano e vigili che sbarrano strade. Raggiungere Ocean Drive è praticamente impossibile così decidiamo di fermarci lì dove siamo, cioè a Bayside che è comunque uno dei posti che avremmo voluto vedere. Facciamo una passeggiata per il porto e il relativo centro commerciale dove a dispetto del caldo soffocante i tavolini all’aperto dei locali sono affollati di clienti. Ci prendiamo un gelato (a pranzo tra l’altro non abbiamo mangiato) e giriamo un po’ per i negozi.
S.: Gelato che si auto proclama e pubblicizza come italiano. Noi siamo molto scettici e invece è buonissimo.
F.: Cerchiamo anche di raggiungere una chiesa per la messa ma quella più vicina al posto in cui stiamo è già chiusa. Rientriamo in Hotel. Sulla via del ritorno ci fermiamo a cenare in un fast food della catena “Pollo tropical” che, come dice il nome, ha soprattutto piatti di pollo cucinati in stile caraibico.
S.: Si, ma nulla di speciale.
19 luglio 2010 – Florida City-Everglades-Florida City
F.: La giornata di oggi ci ripaga ampiamente di quella non eccezionale di ieri.
S.: Visitiamo le Everglades alla ricerca di coccodrilli e alligatori. Questo è l’unico posto al mondo dove si possono avvistare tutti e due. Ma in fondo, perché ci teniamo tanto a vedere ambedue quei mostruosi rettili?!
F.: Arriviamo all’Ernest Coe Visitor Center prima dell’apertura e alle nove del mattino siamo pronti in auto per le prime escursioni. Già arrivando abbiamo visto un bel po’ di wildlife a cominciare dalle cavallette giganti e variopinte di fronte alla nostra stanza al motel, poi farfalle, libellule e alcuni bellissimi aironi bianchi mentre guidavamo verso le Everglades. Ma è quando partiamo per i sentieri di trekking che si snodano a partire da Royal Palm che vediamo i pezzi grossi: stormi di avvoltoi e soprattutto due alligatori nascosti in un cespuglio al termine dell’Anhinga Trail.
S: Che IO ho fotografato e ripreso avvicinandomi perché QUALCUNO è rimasto ben indietro pronto a scappare.
F.: Il paesaggio delle everglades è incredibile: una sterminata distesa di acqua erbosa, qualcosa di molto diverso da tutto ciò che avevamo visto nei parchi americani fino ad ora. Fa caldo ma è sopportabile e le zanzare non sono il problema che temevamo. Altri animali li avvistiamo mentre ci addentriamo lungo il Gumbo Limbo Trail: una pacifica testuggine, una piccolissima ranocchia, alcune lucertole, le cavallette giganti uguali a quelle del nostro albergo e alcuni uccelli rossi non meglio identificati. Da qui di nuovo in macchina fino al Pa-Hay-okee, un punto di osservazione sulle paludi che merita la visita. Poi luna tirata fino a Flamingo dove prendiamo parte a una minicrociera che ci porta lungo i canali fino alla Whitewater Bay. Avvistiamo alcuni cuccioli di coccodrillo e vari uccelli, ma è soprattutto la vegetazione a richiamare lo sguardo, le varie specie di mangrovie e le piante velenose che fioriscono sull’acqua. Sono quasi le tre quando usciamo dal parco e decidiamo di concederci un giro su una airboat, le tipiche imbarcazioni a elica che solcano le paludi. Intorno alle Everglades ci sono molti punti che offrono questo tipo di servizio e noi scegliamo quello più vicino al visitor center da cui siamo entrati. Il giro è molto divertente e lo sarebbe anche se la pilotessa non facesse le sgommate sull’acqua per intrattenere i turisti. Alla fine del giro ci intratteniamo un po’ nel piccolo zoo con i serpenti nelle teche e i recinti con alligatori e coccodrilli.
S.: Ci fanno indossare dei cuffioni enormi per insonorizzarci le orecchie. Sembriamo tutti Topolino.
F.: C’è ancora tempo per andare a visitare almeno una parte del resto delle Everglades e così raggiungiamo il secondo ingresso, Shark Valley, piuttosto distante. Purtroppo quando arriviamo scopriamo che il parco è già chiuso. In compenso abbiamo visto un tratto notevole costeggiato da un imponente canale artificiale e dai sistemi idraulici che servono a “tenere in vita” le Everglades.
Rientriamo. Lungo la via del ritorno ci fermiamo a cenare in un ristorantino messicano di Homestead.
S.: taaanto carino e buono. Ho preso un taco di pesce squisito.
20 luglio 2010 – Florida City-le Keys-Florida City
F.: Oggi vogliamo visitare le Keys e così di buon mattino dopo aver fatto il pieno di benzina partiamo alla volta di Key West. Puntare al capo estremo dell’arcipelago è un buon modo per vedere subito tutta la zona e poi fermarsi nei punti migliori quando torneremo. Ci vogliono più di 2 ore per raggiungere la famosa cittadina ma il viaggio è ben speso.
S.: Io spreco tantissimo nastro della telecamera per riprendere lunghi tratti di strada. Sob.
F.: Key west è molto turistica ma le vie con le case storiche tra cui quella di Hemingway sono davvero belle. Andiamo prima a vedere la punta estrema meridionale degli Stati Uniti poi un bel museo dedicato al relitto del galeone spagnolo affondato nel 1622 e recuperato solo una ventina di anni fa.
S.: Ho sollevato una barra d’oro!!!!!!!!
F.: Pranziamo in un pub vicino al porto. In realtà mangiamo solo qualche snack. Più che altro beviamo un paio di cocktail e assaggiamo una selezione di rum locali.
S.: Il barman è molto simpatico e affabile, ma qua per chi serve è una regola. Da noi a volte pare che dai fastidio…
F.: Quindi visitiamo la casa di Hemingway affollata di turisti e dei gatti discendenti dei mici appartenuti allo scrittore.
S.: Questi gatti hanno una particolarità: hanno sei dita per zampa. Una malformazione che aveva un gatto e che poi si è diffusa attraverso i suoi discendenti.
F.: Sotto un caldo insopportabile torniamo al parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina e ci spostiamo a Bahia Honda, la spiaggia che viene considerata la più bella delle Lower Keys.
F.: Abbiamo fatto bene a fermarci qui. Le spiagge sono belle, l’acqua è calda, soprattutto sul lato dell’oceano, mentre sul lato che dà su Florida Bay è più fredda ma più tranquilla. Il sole va e viene e ogni tanto cade una spruzzatina di pioggia ma c’è comunque tempo di prendere il sole, fare molti bagni e godersi il panorama tropicale che non avevamo messo in conto in questo viaggio. Inizialmente le rovine del vecchio ponte sembrano stonare con il resto del paesaggio ma alla fine ci si fa l’abitudine e anzi dedichiamo loro anche il breve sentiero che conduce al punto d’osservazione più alto. Restiamo qui quasi tre ore poi prendiamo la lunga via del ritorno verso l’hotel. Cena di corsa in un KFC/Taco Bell e poi sosta all’internet point del nostro Ramada per prenotare l’hotel per domani a Orlando.
S.: che io volevo prendere il pollo fritto, poi mi sono sbagliata e ho preso il taco, buono si, ma io volevo il pollo fritto. Uffa!!!! Ma in compenso si va finalmente da Walgreens. É fantastico ovviamente. Vende di tutto, medicinali compresi
. Da tener presente.
21 luglio 2010 – Florida City-Orlando
F.: Giornata estenuante anche se divertente. Lasciamo il Ramada di Florida city molto presto diretti a Orlando dove arriviamo dopo circa cinque ore di viaggio.
S.: Andiamo a vedere la sezione a tema dedicata a Harry Potter, evviva!!!!!
F.: Lasciamo le valigie al Doubletree Hotel proprio di fronte allo Universal Resort e a mezzogiorno e mezzo siamo già risucchiati nel delirio di folla e calore dove resteremo per tutto il pomeriggio. La nostra ingenua speranza che essendo un mercoledì ci sarebbe stata meno gente che nel fine settimana è stata clamorosamente disattesa. C’è tutta la gente possibile.
S.: E anche di più… file enormi per qualunque cosa…
F.: A parte questo visitare i parchi a tema è sempre divertente. La maggior parte del tempo la dedichiamo alla nuova sezione, fresca di apertura, The Wizarding World Of Harry Potter, per la gioia di Serena, anche se la spettacolare attrazione dentro la ricostruzione di Hogwarts me la gusto anche io.
S.: La parte più bella di tutte (e infatti ci costa due ore di fila!!!) è il negozio di Ollivander (scenograficamente eccezionale) dove mr. Ollivander in persona trova la bacchetta giusta per un avventore a caso. ATTENZIONE SPOILER. Quando c’eravamo noi è stata scelta tale Madison (che io all’inizio avevo capito si chiamasse Medicine… medicina, invece era solo una questione di pronuncia). Mr. Ollivander le ha fatto provare un vingardium leviosa su una scatola di bacchette in alto (molte bacchette si sono agitate, ma nulla), poi un accio scala per avvicinare una scala da libreria, grande agitazione di scatole, ma nulla. Infine, presa in mano una terza bacchetta, Madison si è illuminata. Era quella giusta! FINE SPOILER Gustosissimo spettacolo, ma più di tutto bellissima l’atmosfera all’interno del negozio!!!! File e file di scatole di bacchette magiche fino al soffitto. Valeva assolutamente la fila fatta. Trasferiti nella stanza accanto, dove si potevano acquistare le bacchette magiche, ho comprato la bacchetta di Hermione perché essendo nate nello stesso periodo ho pensato che la sua bacchetta potesse essere adatta anche a me
F.: Dopo essere frullati tra negozietti vari…
S.: c’era Zonko, Honeydukes, e i tre manici di scopa dove abbiamo pranzato… meraviglioso. Ci voglio tornare. Subito.
F.: …raggiungiamo la sezione Marvel dove ci imbarchiamo sulla Spiderman Ride.
S.: bellissima!!! Alla fine Spiderman ti fa anche la foto… e dove compro una spilla di Spiderman fantastica. C’è il logo della universal e sotto lui che si lancia come appeso ad una ragnatela. É il ricordino più bello di tutti. Ever.
F.: Cotti e lessi ci trasciniamo verso l’uscita con le energie residue e ci rintaniamo stanchi nella nostra stanza all’hotel.
S.: …ma felici, stanchi ma felici!
22 luglio 2010 – Orlando-Miami
F.: Verso le otto lasciamo il Doubletree di Orlando e ci prepariamo al lungo viaggio di rientro verso il Miami Airport. Il tragitto fila liscio fino a pochi minuti dall’arrivo quando rischiamo di rimanere in mezzo alla strada per aver finito la benzina. Il punto è che avendo scelto la formula “noleggia l’auto con il serbatoio pieno, riportacela con il serbatoio vuoto” stiamo appunto cercando di riportarla con il serbatoio più vuoto possibile. Ma a dieci chilometri dall’aeroporto ci dobbiamo rassegnare e mettiamo cinque dollari di carburante. Il bello è che il garzone dell’autonoleggio pensava che avessimo scelto la formula “noleggia l’auto con il serbatoio vuoto, riportacela con il serbatoio pieno” e dunque voleva farci pagare un extra perché c’era troppa poca benzina nel serbatoio… Ma alla fine ci siamo: auto riconsegnata, check in al banco staff e poi in stand by in attesa dell’imbarco per Denver. Purtroppo il volo è pieno e non riusciamo a ottenere i posti. Decidiamo di fare almeno un nuovo tentativo domani e ci facciamo mettere direttamente in lista d’attesa per il volo del giorno successivo. Quello che non sappiamo è che in questo modo le nostre valigie restano in aeroporto per tutta la notte! Così eccoci in giro senza neanche uno spazzolino da denti… Dopo aver vagato un po’ in cerca di una soluzione decidiamo che la cosa migliore è trovare un Hotel a Miami Beach così almeno domani mattina avremo tempo di fare una passeggiata visto che è inutile tornare in aeroporto prima delle tre del pomeriggio. All’internet point dell’aeroporto puntiamo il dito a caso su Expedia ed esce fuori il Chesterfield Hotel di Collins Avenue a Miami Beach. Il prezzo è ragionevole così prenotiamo. Quando arriviamo scopriamo che il Chesterfield è un hotel molto “stiloso” molto chill-out con ragazzi e ragazze nella piccola lounge che bevono cocktail e musica tipo Buddha bar che esce dagli altoparlanti. È davvero strano pensare che siamo qui mentre dovremmo essere in giro con un auto a noleggio per le montagne del Colorado a cercare un motel per la notte…
S.: In televisione sento parlare da una settimana di un certo uragano, o tempesta, Bonnie che dalla Repubblica Dominicana si sta avvicinando alla Florida, ma non riesco a capire quando arriverà. Sembra ancora lontana. Boh.
23 luglio 2010 – Miami-Denver-Colorado Springs (più o meno)
F.: Beh insomma, ieri avremo anche perso il volo per Denver ma in fondo siamo a Miami Beach e abbiamo mezza giornata di tempo per fare un bel giro tra l’Art Decò District e Ocean blvd… E invece no! Quando tiriamo le tende della nostra stanza di albergo ci accorgiamo infatti che sulla Florida si sta abbattendo una tempesta tropicale con i fiocchi, è la tempesta tropicale Bonnie di cui parlano i TG da qualche giorno. Ciò compromette sia la nostra passeggiata a Miami Beach sia, ed è assai peggio, la possibilità di partire per Denver. Così prendiamo il free shuttle per l’aeroporto e sotto una pioggia furiosa raggiungiamo di nuovo il terminal dell’American Airlines cercando di raccogliere il maggior numero possibile di informazioni sull’evolvere della situazione.
S.: Tutti i tg parlano di Bonnie, per strada non c’è nessuno. Vento e pioggia pazzeschi e noi sullo shuttle bus dell’albergo sfidiamo le forze della natura per arrivare all’aeroporto, dove non sappiamo se hanno cancellato i voli e se c’è il panico. Io un po’ di panico ce l’ho.
F.: Dentro la gente sembra molto più tranquilla di noi. All’ora di pranzo i voli cancellati sono davvero pochissimi e tra questi non figura il nostro. Non resta che aspettare l’ora dell’imbarco. Alla fine ce la facciamo: le condizioni meteorologiche migliorano, il volo parte regolarmente e ci vengono assegnati due posti. Resta il mistero delle nostre valigie che abbiamo lasciato ieri in aeroporto e che non sappiamo ora dove si trovano. L’addetta all’imbarco suppone che siano partite per Denver già ieri (!) e che quindi le troveremo all’arrivo. Noi siamo molto più pessimisti.
S.: infatti ad un certo punto noi eravamo a Miami, le valigie erano a Denver e il nostro aereo era (inspiegabilmente anche per la compagnia aerea) a Orlando. Riallineare tutta la situazione era impellente!
F.: E invece veniamo smentiti. Non appena arriviamo all’area riconsegna bagagli le nostre due valigie sono già lì ad attenderci. Sembra che le cose si stiano rimettendo per il verso giusto. Qualche difficoltà però la incontriamo nel noleggio auto. Intanto i CAR rental all’aeroporto di Denver sono lontanissimi dallo scalo, così scegliamo a caso Budget, la navetta ci porta in questo CAR rental sperduto e quando arriviamo lì scopriamo che non hanno neanche un’auto disponibile. La tipa al desk vorrebbe propinarci un camioncino e noi cortesemente rifiutiamo. Così a piedi lungo la highway raggiungiamo il prossimo CAR rental, Advantage, noto per essere uno dei più economici e invece ci rifilano a un prezzo esorbitante una Buick super-inutilmente-accessoriata. Ma ormai è fatta. Con le ultime energie del giorno rimaste raggiungiamo un Comfort Inn ai confini di Colorado Springs e crolliamo sul letto.
S.: e all’autonoleggio accade la tragedia. Senza accorgermene perdo la spillina di Spiderman che avevo appuntato allo zaino. Questo ha gettato un’ombra di tristezza su tutto il resto del viaggio.
24 luglio 2010 – Colorado Springs-Cripple Creek-Walsenburg
F.: Risveglio al Comfort Inn. Primo fondamentale impegno della giornata: bucato per i panni sporchi. Poi, via free internet, stabiliamo le prossime tappe e i prossimi due pernottamenti. Il resto della giornata è davvero soddisfacente. Iniziamo dalla visita di Colorado Springs e dal suo bel museo dei pionieri, oltre che della caratteristica downtown.
Poi vorremo proseguire per Manitou Springs, ma mentre siamo in macchina decidiamo all’ultimo momento di girare per Garden of The Gods. La scelta è quanto mai azzeccata perché questo parco si rivela un piccolo Arches, con le dovute proporzioni ovviamente.
Camminiamo per un bel po’ tra i sentieri anche se il parco è affollatissimo e attira evidentemente molti turisti locali. In fondo Denver è a poco più di un’ora e mezza di macchina da qui. Riprendiamo la strada all’ora di pranzo. Ci fermiamo a sgranocchiare qualcosa comprata in un Walgreens e poi raggiungiamo Cripple Creek. Nel frattempo il paesaggio si è trasformato. Ora sembra di essere in Svizzera: conifere, baite, laghetti d’alta montagna. Cripple Creek era un popolosa cittadina mineraria, ora è un piccolo centro pieno di Casinò, pub e vestigia dell’epoca della febbre dell’oro. Ci facciamo un giro sul trenino a vapore che porta i turisti lungo i punti di interesse del passato minerario della cittadina.
S.: Alcune miniere d’oro ancora funzionano. Che sollievo, con tutti i gioielli che porto in genere!
F.: A questo punto non resta che raggiungere il Best Western a Walsenburg, che abbiamo prenotato stamattina. Nel frattempo il paesaggio cambia ancora. Ora siamo in una spettacolare prateria poco prima del tramonto. Guidare negli Stati Uniti è un’emozione che si rinnova ogni volta che torniamo.
S.: Mi dispiace che questa volta guidi solo tu, ma nell’astronave che ci hanno costretti a noleggiare io non arrivo ai pedali! Malnato metro e cinquantasette!
F.: Cena in stanza con noodle al microonde, poi a dormire, che anche oggi ci siamo fatti i nostri chilometri.
25 luglio 2010 – Walsenburg-Great Sand Dunes-Walsenburg
F.: Prima di visitare il Great Sand Dunes National Park ci fermiamo ad Alamosa per la messa. Al termine della celebrazione ci fermiamo a chiacchierare un po’ con l’organista e altri parrocchiani. Quando gli diciamo che veniamo dalla città di Pietro ci fanno molte feste.
S.:
F.: Poi senza indugio verso il Parco. Non solo si vedono subito le due zone ben differenziate, a ovest le dune sabbiose e a est la foresta, ma anche il cielo è diviso in due: sulle dune c’è il sole mentre la parte boscosa è coperta da basse nuvole grigie e cade una pioggerellina fitta che però non ci impedisce di addentrarci per circa mezz’ora di cammino nel Mosca Trail Pass. Dopo questo primo piccolo trekking di riscaldamento ci fermiamo in un’area picnic per mangiare i sandwich che abbiamo nello zaino mentre intorno a noi un piccolo scoiattolo corre avanti e indietro tra le panche e gli alberi.
S.: Gli scoiattoli (e i chipmunks, non capiamo bene la differenza) corrono sempre indaffaratissimi, mettono un’ansia! Però sono carini.
F.: Riprendiamo l’auto e ci spingiamo fino al Point of no Return.
S.: (Da mo’ che l’ho raggiunto io…)
F.: Da qui in poi si può procedere solo con mezzi 4×4 e la nostra Buick “fighetta” è già un miracolo che sia arrivata fin qui. In compenso avvistiamo un piccolo branco di giovani alci al bordo della strada. Altro trekking stavolta un po’ più lungo fino alle rive del Medano Creek che in questa stagione è in secca ma il panorama che ha intorno merita. L’ultimo sforzo della giornata è il più faticoso. Decidiamo di arrivare fino alla cima della High Dune. O meglio: io decido, perché Serena appena vede la scarpinata in salita sulla sabbia che ci aspetta mi prende per matto. Ma alla fine riesco a convincerla e con molta fatica da parte di entrambi raggiungiamo la vetta. Il panorama che ci aspetta ci ripaga della fatica.
S.: Tsk
F.: Ma soprattutto è molto divertente scendere le ripide pareti sabbiose quasi correndo con le gambe affondate fino alla caviglia nella sabbia. Torniamo indietro stanchi morti ma ci siamo divertiti molto.
S.: Parla per te…
26 luglio 2010 – Walsenburg-Black Canyon Of The Gunnison-Montrose
F.: Lasciamo il Best Western di Walsenburg verso le otto del mattino, diretti a Montrose. Sono quattro ore e mezza di macchina ma tutto sommato passano piuttosto velocemente anche grazie alle diverse soste che facciamo per fotografare i paesaggi meravigliosi che si aprono intorno alla US 50 in particolar modo quando ci avviciniamo alla Curecanti Area. Giunti a Montrose prendiamo alloggio nella nostra stanza al Rodeway Inn e poi iniziamo subito la visita del Black Canyon Of The Gunnison National Park che si trova a cinque minuti di macchina da Montrose. Il Canyon vale la visita, sicuramente più del Gran Canyon, almeno per quanto riguarda il North Rim di quest’ultimo. Iniziamo con un sentiero piuttosto leggero, l’Oak Flat Loop, che però percorriamo solo a metà. Poi risaliamo in macchina e uno a uno ci fermiamo presso tutti i punti panoramici. I più spettacolari sono probabilmente Rock Point, Sunset View ma soprattutto Painted Wall. Con l’auto ci spingiamo fino a High Point e facciamo solo l’inizio del Warner Point Trail ma torniamo indietro quasi subito, primo perché non vogliamo ripetere l’ammazzata di ieri, secondo perché siamo a oltre 2500 metri di altezza e fare un passo ci da venire il fiatone.
S.: Adesso ricordo perché preferisco il mare…
F.: Finita la visita del parco torniamo al motel. Per cena mangiamo i buoni panini al roast beef di Arby’s.
S.: Buoni, avevo visto la pubblicità in tv ed ero curiosa di provare Arby’s, ma non avevo capito che facevano i panini col roast beef anziché con l’hamburger. Da riprovare.
27 luglio 2010 – Montrose-Rocky Mountains-Estes Park
F.: Dopo la colazione al Rodeway Inn di Montrose ci aspettano quasi sei ore di macchina per raggiungere l’entrata occidentale del Rocky Mountains National Park. Spezziamo il lungo tragitto pranzando a Frisco, una cittadina turistica di montagna molto carina di cui ignoravamo l’esistenza prima che ci passassimo accanto lungo la I-70.
S.: É una cittadina così carina che speriamo che Estes park lo sia altrettanto. Federico dice di si perché è una località famosa. Io preferisco essere pessimista, così non resto delusa.
F.: Finalmente verso le tre del pomeriggio entriamo nel parco. Il primo effetto non è sorprendente ma a mano a mano che si sale di altitudine lungo la Trail Ridge Road la bellezza del parco si manifesta. Ci fermiamo a Fairview Curve per ammirare il panorama mentre piccoli gruppi di scoiattoli si avvicinano ai turisti.
S.: Lumacando cibo, evidentemente non hanno letto i cartelli che dicono di non approcciare la wildlife e non darle cibo.
F.: Poi proseguiamo fino all’Alpine Visitor Center e durante una sosta a Medicine Bow ci rendiamo conto di quanto alti siamo, oltre i 3500 metri, non perché possediamo un altimetro ma per il freddo che fa. Addirittura, poco oltre, vediamo alcuni banchi di neve sulle pareti montuose di fronte a noi.
S.: Ovviamente siamo vestiti da turisti della Florida anziché da montanari del Colorado. Sob.
F.: Un’altra sorpresa ci aspetta prima di Rainbow Curve quando vediamo tre cervi attraversare la strada. Poi superato un brutto pezzo di strada non asfaltata ci dirigiamo verso l’ingresso orientale per uscire. Siamo vicinissimi a Estes Park e dunque al nostro motel Super-8 dove passeremo stanotte e quella successiva. Il posto non è male anche se si fa pagare la vicinanza al parco.
S.: No, è proprio male. Il bagno è orripilogeno. E Estes park NON è carina come Frisco.
F.: E poi non c’è il microonde in stanza, cosa che scombussola un po’ i nostri piani per la cena. Chiediamo al portiere giapponese di farcene installare uno e poi usciamo per andare a fare un po’ di spesa al Safeway vicino al motel.
S.: La risposta alla richiesta di avere un frigorifero E un microonde è stata: O un frigorifero O un microonde. Ma dico, ma quando mai in America si fanno queste questioni? Sarà che i gestori sono cinesi e lì troppi lussi non si concedono. Non va, non va!
28 luglio 2010 – Estes Park-Rocky Mountains-Estes Park
F.: Il tempo non promette nulla di buono e ci dirigiamo un po’ preoccupati verso le Rocky Mountains dopo aver fatto colazione al Super-8.
S.: Lasciamo perdere la surreale colazione da motel di paese sottosviluppato anziché di una cittadina fighetta di montagna…
F.: Prima facciamo tappa per mettere un po’ di benzina e per comprare qualcosa da mangiare per il pic nic che vorremmo fare a pranzo. Il tempo si rimette quasi subito ma il parco è veramente affollato, come dicevano del resto tutte le guide che abbiamo letto. In più ci si mettono i lavori di ripavimentazione stradale che in alcuni tratti della Trail Ridge Road causano file di mezz’ora. Dulcis in fundo: quasi tutti i parcheggi interni sono al completo e quindi bisogna parcheggiare molto lontano dai punti di partenza dei sentieri e raggiungerli poi con lo shuttle bus gratuito. Ma a parte tutto questo riusciamo a fare diverse cose interessanti. Partiamo prima con un sentiero molto leggero, di circa mezzo miglio, intorno a Sprague Lake dove vediamo tantissimi scoiattoli. Poi affrontiamo un percorso decisamente più impegnativo partendo da Bear Lake e toccando tre laghi: Nymph Lake, che non è niente di speciale, Dream Lake e Emerald lake, che invece sono veramente belli.
S.: io ho voluto fare la Robinson Crusoe della situazione e mi sono seduta su un tronco caduto, ma era troppo liscio e sono scivolata davanti a una cinquantina di persone facendo una figuraccia barbina e sbucciandomi un dito. Ahia.
F: Poi picnic sotto un albero in un posto abbastanza tranquillo, considerando l’affollamento di oggi.
S.: E poi, anche se siamo in un posto isolato, siamo perfettamente in grado di gestire le emergenze tipo orsi o leoni di montagna. Basta seguire le indicazioni dei ranger.
F.: Dopo il pranzo, su fino a Cut Rock per fare una piccola parte del sentiero che si addentra nella tundra.
Lo scenario è affascinante, completamente avvolto dalle nuvole, ma siamo a oltre 3500 metri di altezza, l’altitudine ci fa venire l’emicrania, da freddo e insomma siamo stanchi. Decidiamo di rientrare. Mentre usciamo dal parco vediamo un grande alce accovacciato sotto gli alberi, una specie di saluto da parte del Rocky Mountains National Park.
29 luglio 2010 – Estes Park-Estes Lake-Denver
F.: Dopo aver lasciato lo squallido super-8 di Estes Park andiamo verso Estes Lake. Ieri infatti abbiamo visto una brochure che pubblicizzava la possibilità di affittare canoe o kayak e noi vogliamo provare a fare questa esperienza per la prima volta. Il tempo è buono, il lago calmissimo e deserto, le condizioni migliori per dei beginners come noi. Affittiamo una canoa, indossiamo i giubbetti salvagente (it’s the law…) e in pochi minuti stiamo già pagaiando verso il centro del lago. L’esperienza si rivela molto piacevole e divertente. Sicuramente ci riproveremo anche in Italia.
S.: ma quale molto piacevole, É BELLISSIMO!!!! Correte tutti provare la canoa o il kayak!
F.: Dopo la canoa lungo giro a piedi per Estes Park e i suoi innumerevoli negozietti di souvenir. Ne approfittiamo per comprare un po’ di regalini da riportare a casa. Pranziamo in un locale carino, il Wild Rose, dove mangiamo un hambuger. A questo punto è tempo di riportare indietro la macchina che riconsegnamo alla Advantage. Prima di raggiungere il Ramada dove passeremo la notte passiamo al terminal dell’American Airlines per farci mettere in lista d’attesa per il volo di domani. Poi shuttle bus fino al Ramada. La stanza è molto carina, un gioiello in confronto a quella del Super-8. Ci riposiamo un po’ poi diamo una bella sistemata alle valigie per il viaggio di domani e infine ceniamo in stanza con una pizza al microonde comprata allo shop interno al motel.
S.: una faticaccia per riuscire ad ottenere quelle pizze! Prima sembrava che l’unico luogo dove mangiare fosse il costosissimo ristorante dell’Holiday Inn, lì accanto, poi solo uno snack alla vending machine, poi, dietro le spalle del receptionist allucchiamo dei frigo con delle cose da fare al microonde “ma quelle si possono comprare?” “certo”. Ho capito, allora ce l’avete con noi!
30 luglio 2010 – Denver-Miami…
F.: Sveglia all’alba per prendere il volo delle 7:45 per Miami. Nessun problema per i posti.
S.: Che facciamo, torniamo a Roma subito o proviamo col volo di oggi? Potremmo andare a vedere Miami…
F.: visto come ci è andata le ultime due volte che abbiamo provato a vedere Miami, torniamo a Roma, che lunedì torno al lavoro.
S.: fuffa.
31 luglio 2010 – …Roma
F.: Eccoci qui.
























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